Senza dubbio un concerto migliore di quello,
sempre reggiano, di due anni fa. Allora si era
al palazzetto, con un’acustica piuttosto
approssimativa. Oggi, a Festareggio con il suo “Vuoto
tour”, Franco Battiato si presenta in compagnia
della medesima band coinvolta nella registrazione
del suo ultimo album. Apre Roberto Cacciapaglia
con alcuni brani del suo nuovo album, che suonano
per la verità molto soundtrack e ludovicoeinaudiani.
Un po’ troppo.
Si comincia subito in modo
atipico, con vecchi e splendidi brani del repertorio:
su tutti “Povera patria” – sempre
più in linea, di questi tempi, con il
diffuso sentire degli aficionados di Beppe Grillo,
accompagnata da un’ovazione sul verso “Tra
i governanti quanti perfetti e inutili buffoni” – e “Oceano
di silenzio”. Seguono le novità: “Aspettando
l’estate”, “I giorni della
monotonia”, “Niente è come
sembra”, “Il vuoto”, “The
Game Is Over”. Davvero azzeccato il mixaggio
del suono nonostante il numero degli strumenti
e il sovrapporsi di elettrico, elettronico e
acustico. Il pianoforte di Guaitoli e gli archi
del Nuovo quartetto italiano si affiancano brillantemente
alle tastiere di Angelo Privitera e non vengono
coperti dalle chitarre di FSC e MaB, le due formazioni
rock di supporto al tour: la prima già presente
in “Dieci
stratagemmi” e relativo
tour, la seconda, quartetto femminile di metal
sui generis, davvero poderoso nel muro di suono
adattato al raffinato pop del cantautore: come
in “Cuccurucucu”, strumentalmente
vitaminizzata. Generosa la scaletta: costruita
sostanzialmente su un dualismo classici/ultime
realizzazioni, ne esula solo per una manciata
di brani quali “Ruby Tuesday” (splendida
con l’accompagnamento vocale delle MaB)
e “Amore che vieni, amore che vai”, “Tra
sesso e castità” e “Strani
giorni”. Una generosità estranea
a quella finta saturazione da successo, divistica
e snobistica, che qua e là contagia altri
singer d’annata con sintomi decisamente
dannosi per il pubblico dei concerti. Battiato
rinuncia agli accenni alla sua fase sperimental-progressiva,
recupera “Caffè de la paix” e
nel finale si lancia in uno scatenato medley.
Inframmezzato da una parodistica e sgangheratissima
performance poetico-filosofico-canora di Manlio
Sgalambro – che perde il filo, interrompe
i musicisti e chiede candidamente “Da dove
riprendiamo?” come se si trattasse di una
prova – il concerto segna l’ennesimo,
agile tagliando di una voce inimitabile, sebbene
qualche più difficile passaggio sia stato
abilmente dribblato un’ottava sotto o con
una nota meno tenuta. Perdonabili escamotage
ampiamente compensati da una intonazione sempre
purissima anche dal vivo.
Bravo Battiato, ancora
una volta, nella scelta dei collaboratori; scelta
dettata sempre da una curiosità musicale
onnivora e multiculturale rimasta intatta negli
anni: le MaB, e soprattutto Psycho Jeremy con
la sua duttilissima voce, sono sorprendenti,
teneramente cattive. Curioso il suono della chitarra
di Davide Ferrario, compresso al massimo e con
scarsissima dinamica, probabilmente per permettere
l’accostamento delle due chitarre delle
colleghe.
collegamenti su MusiKàl!
Franco Battiato - Il vuoto
Franco Battiato -
Concerto a Reggio Emilia
Franco Battiato - Dieci
Stratagemmi
Franco Battiato - Concerto
a Messina
Franco Battiato - Concerto
a Correggio
Franco Battiato - Ferro
Battuto
Franco Battiato - La
Voce Del Padrone