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FRANCO BATTIATO
Concerto a Messina (Ente Fiera) (21 luglio 2003)
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di Corrado G. Trischitta scrivi un'email

Il luogo è ideale: i locali della Fiera campionaria, praticamente a pochi metri dal mare. La giornata è stata caldissima e quando prendo posto nel mini teatro ricavato all'aperto mi accorgo con gran sollievo che la brezza dal mare rende gradevolissima l'aria. Do un'occhiata in giro e mi accorgo che non c'è praticamente traccia di ventenni. Potrebbe essere un effetto del prezzo del biglietto di ingresso (30 Euro) o forse la cosa dovrebbe farmi riflettere in maniera più approfondita. Non c'è tempo per far ciò, perché le luci si abbassano ed una voce dal nulla annuncia che il concerto sarà aperto da Juri Camisasca.

La circostanza risulta per me una sorpresa assoluta e graditissima: il pubblico, dal canto suo, accoglie Juri con cortese freddezza, applaudendo tiepidamente alla fine di ogni brano. Per un momento spero e temo allo stesso tempo che Camisasca canti "Galantuomo", la micidiale canzone contenuta ne "La finestra dentro" e riproposta recentemente nella compilation "La Convenzione". Juri esegue una manciata di pezzi, tra cui la nota "Himalaya" e altri bei pezzi come "Il Carmelo di Echt", "Revolution Now","Le Acque di Siloe". Una spettatrice che purtoppo mi trovo proprio dietro continua a ripetere "ma quando se ne va?" ed io penso tante cose carine sul suo conto.

Poi Juri se ne va davvero ed inizia il concerto di Franco: è accompagnato da una solidissima band, due coriste, un ensemble di archi e un altro di fiati. E poi c'è l'immancabile Manlio Sgalambro, sul cui personale intermezzo mi permetterei di sorvolare. La scaletta è dominata dai brani di "Gommalacca" e "Caffè de la paix": ben quattro brani da ciascuno dei due dischi. Dal capolavoro del 1993 Franco propone "Atlantide", Delenda Carthago", il brano omonimo e l'inarrivabile "Lode all'Inviolato", secondo me una della canzoni più belle in assoluto di Battiato.

Tra i brani da "Gommalacca" spiccano "Shock in my Town" e "Auto da fè". Una delle cose che più temevo era che una vasta fetta di repertorio potesse provenire dai due "Fleurs". Invece Battiato propone solo una "Impressioni di Settembre" da brividi. Il viaggio è appassionante: "Oceano di Silenzio" e "E ti vengo a cercare", le due gemme di "Fisiognomica"; "La Cura" in un arrangiamento finalmente intenso e coinvolgente (a mio parere quel che mancava a questo celebrato brano nella versione de "L'Imboscata" era proprio un arrangiamento convincente).; la sempre evocativa e affascinante "Mesopotamia".

Manca del tutto all'appello il repertorio anni '70, compresa "L'era del Cinghiale Bianco". Nessuna traccia della mia amata "Prospettiva Nevskij". Ma come sappiamo il repertorio del Nostro è vastissimo e possiamo ritenerci soddisfatti (forse "L'ombra della Luce" in effetti non sarebbe stato adattissimo ad un concerto molto "fisico" come quello che sto descrivendo, con Battiato che non parla ma in compenso sorride e saltella).

Il finale è dedicato interamente ai brani de "La voce del Padrone", alcuni dei quali suonati come "medley" (fortunatamente Franco esegue per intero il capolavoro del disco , "Gli Uccelli"), prima che, nel bis, il pubblico abbandoni i posti a sedere per scatenarsi a ballare con "Voglio vederti danzare" (l'unico brano del finale non tratto dal fortunatissimo disco del 1981), "Cuccurucucù" e "Centro di gravità Permanente".

Gran trionfo, alla fine, per un Battiato che riesce a proporre un concerto equilibrato, mettendo d'accordo i gusti del suo variegato pubblico con molto buon senso e dando l'impressione di divertirsi egli stesso. A questo grande artista va riconosciuto il merito di essere riuscito, nel corso della sua lunghissima carriera, a coniugare persino un successo commerciale a tratti straripante con una ricchezza di contenuti - musicali e non - davvero unica.


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31 luglio 2003




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