Il luogo è ideale: i locali della Fiera
campionaria, praticamente a pochi metri dal mare.
La giornata è stata caldissima e quando
prendo posto nel mini teatro ricavato all'aperto
mi accorgo con gran sollievo che la brezza dal
mare rende gradevolissima l'aria. Do un'occhiata
in giro e mi accorgo che non c'è praticamente
traccia di ventenni. Potrebbe essere un effetto
del prezzo del biglietto di ingresso (30 Euro)
o forse la cosa dovrebbe farmi riflettere in maniera
più approfondita. Non c'è tempo
per far ciò, perché le luci si abbassano
ed una voce dal nulla annuncia che il concerto
sarà aperto da Juri Camisasca.
La circostanza risulta per me una sorpresa assoluta
e graditissima: il pubblico, dal canto suo, accoglie
Juri con cortese freddezza, applaudendo tiepidamente
alla fine di ogni brano. Per un momento spero
e temo allo stesso tempo che Camisasca canti "Galantuomo",
la micidiale canzone contenuta ne "La finestra
dentro" e riproposta recentemente nella compilation
"La Convenzione". Juri esegue una manciata di
pezzi, tra cui la nota "Himalaya" e altri bei
pezzi come "Il Carmelo di Echt", "Revolution Now","Le
Acque di Siloe". Una spettatrice che purtoppo
mi trovo proprio dietro continua a ripetere "ma
quando se ne va?" ed io penso tante cose carine
sul suo conto.
Poi Juri se ne va davvero ed inizia il concerto
di Franco: è accompagnato da una solidissima
band, due coriste, un ensemble di archi e un altro
di fiati. E poi c'è l'immancabile Manlio
Sgalambro, sul cui personale intermezzo mi permetterei
di sorvolare. La scaletta è dominata dai
brani di "Gommalacca" e "Caffè de la paix": ben
quattro brani da ciascuno dei due dischi. Dal
capolavoro del 1993 Franco propone "Atlantide",
Delenda Carthago", il brano omonimo e l'inarrivabile
"Lode all'Inviolato", secondo me una della canzoni
più belle in assoluto di Battiato.
Tra i brani da "Gommalacca" spiccano "Shock in
my Town" e "Auto da fè". Una delle cose
che più temevo era che una vasta fetta di repertorio
potesse provenire dai due "Fleurs". Invece Battiato
propone solo una "Impressioni di Settembre" da
brividi. Il viaggio è appassionante: "Oceano di
Silenzio" e "E ti vengo a cercare", le due gemme
di "Fisiognomica"; "La Cura" in un arrangiamento
finalmente intenso e coinvolgente (a mio parere
quel che mancava a questo celebrato brano nella
versione de "L'Imboscata" era proprio un arrangiamento
convincente).; la sempre evocativa e affascinante
"Mesopotamia".
Manca del tutto all'appello il repertorio anni
'70, compresa "L'era del Cinghiale Bianco". Nessuna
traccia della mia amata "Prospettiva Nevskij".
Ma come sappiamo il repertorio del Nostro è
vastissimo e possiamo ritenerci soddisfatti (forse
"L'ombra della Luce" in effetti non sarebbe stato
adattissimo ad un concerto molto "fisico" come
quello che sto descrivendo, con Battiato che non
parla ma in compenso sorride e saltella).
Il finale è dedicato interamente ai brani de
"La voce del Padrone",
alcuni dei quali suonati come "medley" (fortunatamente
Franco esegue per intero il capolavoro del disco
, "Gli Uccelli"), prima che, nel bis, il pubblico
abbandoni i posti a sedere per scatenarsi a ballare
con "Voglio vederti danzare" (l'unico brano del
finale non tratto dal fortunatissimo disco del
1981), "Cuccurucucù" e "Centro di gravità Permanente".
Gran trionfo, alla fine, per un Battiato che
riesce a proporre un concerto equilibrato, mettendo
d'accordo i gusti del suo variegato pubblico con
molto buon senso e dando l'impressione di divertirsi
egli stesso. A questo grande artista va riconosciuto
il merito di essere riuscito, nel corso della
sua lunghissima carriera, a coniugare persino
un successo commerciale a tratti straripante con
una ricchezza di contenuti - musicali e non -
davvero unica.
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