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FRACESCO DE GREGORI
Francesco De Gregori (RCA, 1974)
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recensione di Raffaele Meale scrivi un'email


Con la sua opera seconda, ad appena ventitré anni, Francesco De Gregori tocca una delle sue massime punte d'ispirazione. Deluso dall'insuccesso del pur ottimo "Alice non lo sa" - che comprendeva, tra le altre, perle come "Alice", "Buonanotte fratello", "Le strade di lei" e "Irene" - il giovane cantautore romano si dedica ad un materiale intimista, seguendo la scia di Leonard Cohen e di Fabrizio De Andrè, ma rileggendolo in un'ottica allucinatoria del tutto personale.

Si inizia con la storica "Niente da capire", titolo che è tutto un programma, dolce e sferzante ballata su un rapporto finito. Si prosegue con l'allegoria onirica di "Cercando un altro Egitto", dove l'invettiva politica viene smussata dall'atmosfera sognante e distorta ("Sollevo gli occhi al cielo e vedo sopra un tetto mia madre inginocchiata in equilibrio su un camino. La strada adesso è piena di persone, mia madre è qui vicino") e dalla splendida "Dolce amore del Bahia", meno scarna della precedente, accompagnata dalla sola chitarra - come nella migliore tradizione folk -. "Informazioni di Vincent" prosegue sulla stessa linea poetica di introspezione personale, mentre malinconica, profonda, densa appare "Giorno di pioggia" ("oggi giorno di pioggia e la gente si muove, io sono figlio della pioggia"), cupa riflessione sul destino dell'apparire e del mostrarsi - ma tutto l'album è percorso da questo tremito d'insoddisfazione giovanile a metà tra la voglia di emergere e il terrore di non piacersi -.

E, a tagliare perfettamente in due l'album, arriva il capolavoro: "Bene" è la canzone summa della prima vita musicale di De Gregori, molto più significativa delle ben più celebri "Rimmel", "Generale" o "La donna cannone". Canzone semisconosciuta, nascosta, mai portata veramente alla ribalta, è al contrario la più alta espressione del genio poetico del cantautore, libera e anticonformista dichiarazione d'affetto verso la madre, poeticamente eterea e musicalmente tenue. Di grande spessore poetico anche la seguente "Chissà dove sei", originale e coinvolgente "A Lupo" ("Ma questa non è casa mia, i ricordi si affollano in fretta, è un libro cominciato la sera e già dimenticato la mattina"), adolescenziale nella sua utopica visione di libertà "Arlecchino", metaforicamente politica (alla maniera del Bob Dylan degli esordi) la lunga "Finestre di dolore". Si chiude sulla delicata filastrocca "Souvenir", embrione di ciò che in futuro saranno "Buonanotte fiorellino" e "Piccola mela".

Anche stavolta De Gregori andrà incontro ad un sonoro insuccesso commerciale, ma la dimostrazione d'intelligenza e di maturità gli permetterà di comporre ad un solo anno di distanza il celeberrimo "Rimmel", l'album della svolta, l'album della fama, l'Album di Francesco De Gregori.

Recensioni collegate:
Leonard Cohen - Le recensioni di MusiKàl!
Fabrizio De Andrè
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Bob Dylan - Love And Theft
Bob Dylan
- At Budokan



6 gennaio 2002


Track list:


1. Niente da capire
2. Cercando un altro Egitto
3. Dolce amore del Bahia
4. Informazioni di Vincent
5. Giorno di pioggia
6. Bene
7. Chissà dove sei
8. A Lupo
9. Arlecchino
10. Finestre di dolore
11. Souvenir



I commenti
 
berescit
4 maggio 2002
A prescindere dalla vena artistica del "principe" e del suo genere
ermetico, bisogna stare attenti a non far dire a questo straordinario
talento, quello che in realtà non vuole proprio dire. A volte la
combinazione di suoni e parole è conseguenziale di un bisogno strutturale
del testo, di ritmica poetica a scapito del nesso contenutistico. Credo che
l'abilita del nostro artista consista anche nella capacità allegorica di
combinare e armonizzare le parole e i concetti. Certamente denota una
tendenza intimistica dell'autpore. E' sicuramente un uomo dalla spiccata
sensibilità. Comunque La sua musica e i testi sono delle perle che non
finisci mai di ammirare.


FIEVEL
9 aprile 2002
Eh, sì "Bene" è certamente la migliore. Una poesia da
brivido..
Però è un casino da capire, sapete darmi qualche interpretazione? Ma siete
sicuri che è dedicata alla madre?

Mimmo
3 febbraio 2002
Ermetismo,metafore non sempre così palesi,il confronto con se stessi,ambizione letteraria,profili seminascosti dall'uso tenue ed ambiguo della parola...questo è,in minima parte,l'Agnello.Un album fondamentale,forse il vero capolavoro di quell'astro che ad appena 23 anni era il Principe.Francesco raccoglie la tradizione folk americana,apprende da Dylan e da Donovan, metabolizza questa prospettiva,sostituisce(anzi arricchisce)tutti i topos connessi al suddetto filone,impiantandovi la propria ottica,diagonale,struggente e multiforme come non mai.Per chi non si rispecchia più tanto nelle infatuazioni adolescenziali.Cercatelo!


Antony
19 gennaio 2002
Assolutamente d'accordo con la breve analisi del sig Meale;un disco che conferisce grande dignita' a tutto il panorama musicale italiano di quegli anni in cui dominavano i vari mino reitano,i cugini di campagna ecc. questo spiega lo scarso successo commerciale ottenuto; sono un po' meno d'accordo sugli accostamenti con Dylan o Cohen ma il discorso e lungo comunque avremo modo di approfondire.


Lennon999
6 gennaio 2002
ke dire? eccezionale...unico...questo forse è il disco meno
conosciuto del Principe ma è uno dei più belli...è un opera perfetta,senza
sbavature e contiene quel capolavoro ke è "Bene"...da comprare
assolutamente...

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