Doppio
appuntamento per “Live
in Kalporz!” nell’ultimo
fine settimana: tocca a due band di un’etichetta
giovane ma molto attenta alla qualità,
la Fosbury, salire sul palco del “Calamita”.
All’ormai
tradizionale concerto del sabato gli headliner
sono i frosinati Mosquitos, con
i loro sguardi rivolti al deserto e ai Dream
Syndicate; le buone impressioni suscitate dal
loro ultimo “Electric
center” non
sono però confermate dal vivo, dove il
quartetto dà impressione di essere piuttosto
svogliato, soprattutto nella prima parte del
concerto. Quando trovano la giusta carica è ormai
troppo tardi, l’attenzione se ne è andata.
Certo, non è facile mantenere la giusta
energia davanti a un pubblico poco numeroso,
ma avevano il dovere di provarci. Unica novità positiva
rispetto al disco è un ruolo più rilevante
per le tastiere, che spesso disegnano nuove armonie
all’interno di canzoni di per loro fin
troppo semplici. In apertura i reggiani Turbodaily,
sospinti da una sezione ritmica pulsante e da
un cantante istrionico, abili nel proporre una
strana miscela tra funk bianco, Prince e Morphine.
Niente male, solo un po’ ripetitivi a lungo
andare.
Archiviato un sabato interlocutorio, era
lecito aspettarsi un successo maggiore dalla
serata
successiva, che vedeva sul palco i parmigiani
Gwen e la bella realtà indie-pop Slumber.
Aspettative frustrate, per una volta, non dalla
scarsa affluenza di pubblico, ma da una delle
nebbie più fitte che la mia memoria di
giovane ventitreenne ricordi in quest’angolo
di pianura: arrivare al “Calamita” ieri
sera era come entrare di colpo in un film espressionista
degli anni ’20, insomma. Dentro al locale,
i Gwen iniziano il loro set con una base jungle
dalla quale esce una versione di “Dentro
Marilyn” degli Afterhours come
avrebbero potuto interpretarla i Subsonica in
una nuova jam session con i Linea 77. Ottima
partenza,
forse un po’ troppo lanciata: la gran voce
del cantante (influenzato) cala col passare dei
pezzi, mentre la musica si mantiene sugli stessi,
energici
binari. Bravi, soprattutto nell’affrontare
il concerto con grande generosità. Lo
stesso fanno anche gli Slumber, che rendono più spessi
e grintosi le canzoni del loro “Never been
a girl”, ricordando spesso il meglio dell’indie
rock USA di fine ’80 e dei ’90 (siamo
tra Pixies, Pavement e
Grandaddy, insomma, ma con personalità e
stile), e mostrando un ottimo istinto melodico.
La
serata finisce presto, e, uscendo, mi ritrovo
nella stessa atmosfera da film espressionista
tedesco di cui accennavo prima; sono ancora qui
a chiedermi come mai nessun vampiro mi abbia
azzannato al collo mentre tentavo di trovare
la macchina nel parcheggio…
collegamenti su MusiKàl!
Mosquitos - Electric Center
Slumber - Never Been A Girl
Intervista
alla Fosbury Records
Dream Syndicate - The Days Of Wine And Roses
Subsonica - la Kalporzgrafia
Afterhours - la Kalporzgrafia
Pixies - la Kalporzgrafia
Pavement - la Kalporzgrafia
Grandaddy - Sumday
Grandaddy - The Sophtware Slump