Quello che colpisce immediatamente nell’ascoltare
“Footprints Through The Snow” è
la capacità di scrittura di Ant. Una scrittura
pop semplice, inattaccabile, talmente immediata
da sembrare quasi buttata lì. E invece
non bisogna compiere l’errore – possibile
– di liquidare il cd di Anthony Harding
come un’accozzaglia di idee mezze abbozzate,
di sottrazione per necessità, di mancanze
perché non c’era da riempire. Ai
primi ascolti bisogna dire di essere stati tentati
da ciò, per fatica o perché forse
si prende la musica troppo seriamente per riuscire
ad accettare che esiste chi sa tinteggiare, unicamente
con una chitarra acustica, una canzone completa
come un mondo intero. Tutti smetterebbero di arrangiarle,
le canzoni, è stata la prima reazione.
Poi poco a poco ci si è lavati via quella
patina di pregiudizio per quella semplicità
ostentata, e ci si è immersi senza remore
nel pianeta innevato di Ant, cercando di seguire
quelle orme sulle neve che ha lasciato lo svedese
trapiantato a Bologna. E lì si è
trovata senza fatica la chiave di lettura ancora
prima di cercarla, perché è lei
che trova te.
La forza di questa sua seconda prova sulla lunga
distanza sta infatti nelle melodie stesse, che
vengono ancor più poste in risalto dal
fatto che non ci si distrae ad ascoltare quella
cosa lì che fa la chitarra, quella rullata
di batteria, quella svisata di basso. Non ci distrae
perché non ci sono, a volte non c’è
neanche la batteria ma solo un ride che potrebbe
tenere il tempo di “Jingle Bells”
(“Up Sticks And Go”). E se fanno capolino
il violino in “Slipped Away” o la
tromba in “Change With The Season”
lo fanno come quell’amico che viene a trovarti
con altri e sta composto in un angolo senza proferire
parola, con un accennato sorriso stampato sul
volto. Tutti i diversivi si inseriscono senza
disturbare, perché le chitarre acustiche
– suonate nella maniera più parrocchiale
possibile – sono le indiscusse padrone delle
piccole orme di Ant. Orme come le migliori ballate
degli Smashing Pumpkins (“She’ll Be
Home Soon”, “This Goodbye Kiss”),
come le canzoni che i Pecksniff non sono mai riusciti
a scrivere (“Look How Time Flies”),
come un Nick
Drake sereno nelle sue profondità (“Those
Memories”).
Un disco molto svedese e poco bolognese, che
potrà sembrare un po’ freddo ad alcuni
ma solo perché l’hanno ascoltato
distrattamente. In fondo, è di neve che
si sta parlando. Ma quando si fa a pallate con
i guanti non si sente il freddo sulle mani, ci
si diverte e basta.
collegamenti su MusiKàl!
Ant - Floating
On The Breeze
Smashing Pumpkins - Earphoria
Smashing Pumpkins - Greatest
Hits
Smashing Pumpkins - Siamese
Dream
Nick Drake - la Kalporzgrafia
Pecksniff - The
Book Of Stanley Creep
Pecksniff - Elementary
Watson