Nel caldo torrido di un pomeriggio di inizio
giugno mascherato da ferragosto arriviamo all'
Arena Parco Nord, conosciuta per l' MTV Day o
l'Independent Days Festival. Sono le 16, i cancelli
aperti dalle 11 hanno già accolto migliaia di
persone stoicamente assiepate ed essiccate pur
di vivere il concerto come si deve.
Al nostro arrivo sta finendo Evan Dando,
accompagnato solo dalla sua voce e dalla chitarra
e prima di lui hanno già suonato gli Athlete.
Il primo gruppo capace di godere sulla stima dei
fans ad esibirsi sono i Turin Brakes; suonano
poco meno di un'ora, proponendo un mix di vecchie
canzoni, in parte riarrangiate per risultare più
accattivanti nella dimensione live (spicca tra
queste "The Optimist") e presentando i brani del
nuovo album, singolo ("Pain killer") logicamente
compreso. La loro musica presenta schitarrate
energiche, cori armonizzati, finali stoppati,
frammenti musicali rumorosi (in pratica tutto
ciò che può piacere ad un pubblico come quello
del Flippaut); propongono una scaletta molto ascoltabile,
senza mai sbilanciarsi, senza mai rischiare ed
osare nulla. Ma restano comunque assai apprezzabili
per il notevole affiatamento e per le rilassanti
capacità melodiche.
Seguono, in un ordine a mio avviso incomprensibile,
i Dandy Warhols che, svogliati e decisamente
in serata no, non riescono a far cantare il pubblico
nemmeno con la celeberrima e martellante "Bohemian
like you". Molto ripetitivi, decisamente semplicistici,
e davvero privi del minimo colpo di genio che
possa stupire o catturare l' attenzione. In una
parola: deludenti.
A questo punto del festival l' arena è davvero
già piena, le collinette si svuotano e il prato-cemento-ghiaia
di fa pieno, la temperatura è tornata a livelli
umanamente sopportabili. Ed arriva Skin.
Con i capelli, e una grande energia, propone alcune
canzoni del progetto solista, salta, ringhia,
canta con foga, forse per questo almeno un paio
di volte si tiene al di sotto delle tonalità originali
dei pezzi, altre volte arrivando a sfiorare la
stonatura... Un'esibizione in versione solista
comunque positiva, della quale ho avuto modo di
apprezzare soprattutto le rivisitazioni del repertorio
degli Skunk Anansie, tra le quali ha avuto un
ruolo di spicco "Secretly", capace di risvegliare
l'istinto animalesco del pubblico. La ragazza
se ne va dopo un'oretta saltellando, tra gli applausi
del pubblico, appagato da tanta furia.
La sensazione che sia un concerto di Ben Harper
più che un festival era netta fin dall' acquisto
del biglietto (Ben Harper and Innocent Criminals
+ Special Guest), e in effetti tutti gli altri
gruppi hanno concluso le loro performances prima
delle 21 - e per un festival musicale questo appare
piuttosto sorprendente -. Passano 20 minuti ed
entra Harper con la band: la folla ora si fa realmente
pressante. Il pubblico urla, le luci si accendono,
Ben saluta. Se appariva logico pensare che il
concerto si sarebbe aperto con "With my Own two
hands" (visto il successo ottenuto dal singolo
di lancio) arriva la prima sorpresa: in effetti
l'intro è reggae, ma dopo pochi secondi ci si
rende conto di trovarsi davanti a "Excuse Me Mr."
in una versione stravolta, intensa, emotivamente
coinvolgente. Se nel 2001 si cominciava con "Oppression/Get
Up Stand Up", "Excuse Me Mr./War" mostra chiari
riferimenti alla politica statunitense e al contempo
va ad omaggiare quel Marley tanto amato da Harper.
Rispetto alla precedente tournée sul palco si
muvono sei elementi, 2 chitarre (Ben compreso),
basso, batteria, percussioni, tastiere.
Il concerto non concede un attimo di tregua:
i brani si susseguono uno dopo l'altro, mescolando
assoli, accelerazioni, schizzi hard-rock, fraseggi
reggae, tra "Welcome to the cruel world" e una
"Burn to Shine" nella quale la chitarra di Harper
arriva a simulare il beat-box umano dell'ultimo
tour. Una versione tirata ed hendixiana (se così
si può dire) di "Ground on Down" e molti pezzi
dell'ultimo lavoro, senza particolari stravolgimenti
o improvvisazioni. Ci sono i dovuti spazi anche
per i comprimari, in primo luogo Juan Nelson,
bassista mastodontico e sorprendente, e Leon Mobley,
alle percussioni - tra l'altro suonate dallo stesso
Ben in "With My Own Two Hands". Il pubblico è
tutto suo, lui lo ringrazia a più riprese e lo
fa cantare in un divertente "scambio di vocalizzi".
La band ha l'aria di divertirsi e ripropone ogni
cosa che possa far ballare la folla festante:
"Steal My kisses", "Temporary Remedy", "Brown
Eyed Blues", "Burn One Down", con quest'ultima
a chiudere la prima parte del concerto dopo quasi
un'ora e mezza.
La seconda parte vede Harper da solo sul palco,
in versione acustica: l'arena si fa ossequiosamente
silenziosa, creando un'atmosfera rispettosa e
carica di pathos, sulla quale scorrono le varie
"Walk Away", "Waiting on an Angel" e "When it'
s Good". Torna sul palco, tra gli applausi, il
resto della band che porta a Ben, ancora seduto,
una percussione (thiele tongue drum), mentre la
batteria è sostituita da tamburi rituali, in una
stasi musicale che ha in sè qualcosa di sacrale,
di ieratico. E' "Blessed to be a witness", eseguita
con un basso e cinque percussioni, forse il punto
più alto del concerto, che si chiude con il finale
preferito di Harper, "Like a King/I'll rise".
La prima è eseguita in versione rock mentre "I'll
rise" è, in pratica, un canto a cappella con 30
mila persone (persona più persona meno) impegnate
ai cori.
Ancora una volta mi trovo a dire che è stato
il concerto perfetto, da ogni punto di vista,
musicale ed emotivo. Ancora una volta Ben, Juan,
Leon hanno saputo stupire, divertire, emozionare.
Direi che ci vediamo ad ottobre, Ben.
recensioni collegate:
Ben Harper - Diamonds
On The Inside
Ben Harper & The Innocent Criminals
- Live from Mars
Ben Harper & The Innocent Criminals
- Concerto a Roma
Turin Brakes - Ether
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