Pare ormai diventato abitudine, per Franco Battiato,
il confronto con le canzoni altrui. La seconda
puntata del suo personale florilegio, di questo
ciclo che sta assumendo l'aspetto di una vera
e propria 'antologia della memoria' - benché,
a detta del cantautore, il salto a pie' pari di
un mai nato "Fleurs 2" vorrebbe indicare
la chiusura del cerchio - fa da battistrada, e
si lega, al film parzialmente autobiografico che
il musicista sta per realizzare, e che prenderà
il titolo proprio dalla canzone di Adamo che apre
il disco: "Perduto amore". Insomma,
si tratta - almeno parzialmente - di una anticipazione
della colonna sonora.
Gli arrangiamenti sono quelli tipici dell'autore,
senza sostanziali novità: elettronica e
archi (del Nuovo Quartetto Italiano), con la collaborazione
del pianista Carlo Guaitoli e dei fiati della
Gabriele Comeglio Band. L'esecuzione vocale è
ai 'soliti' livelli d'eccellenza, forse un po'
asettici, evidenziati da un fronte avanzatissimo.
Delle dodici tracce, fra cui troviamo anche Bruno
Lauzi ("Ritornerai" e "Se tu sapessi")
e Gino Paoli ("Il cielo in una stanza")
ne scegliamo tre su cui fare qualche osservazione.
Il ruolo di preminenza assegnato a "Perduto
amore" nell'ambito della raccolta, così
come dell'imminente realizzazione cinematografica,
conferma l'imprevedibilità e la poliedricità
delle scelte musicali di Battiato: il cantautore
italo-belga - paradigma della musica 'out' in
una divertente scena di "Radio Freccia",
in contrapposizione a "Sticky Fingers"
dei Rolling, "Desire" di Dylan e "The
Dark Side
" dei Pink Floyd - viene recuperato
e valorizzato, assorbito, da un autore senza preclusioni,
capace di riconoscere, e portare in superficie,
le proprie radici musicali così come le
semplici predilezioni. È questo, secondo
noi, il senso più profondo di tutta l'
'Operazione "Fleurs', al di là delle
oscillazioni nei singoli risultati: i quali sono
comunque sempre il prodotto finale di un filtraggio
attraverso il setaccio del pop.
In questa chiave va interpretata anche la versione
di "Impressioni di Settembre" della
P.F.M. In un recente e bell'articolo apparso su
L'Unità, Alberto Crespi, ponendo l'accento
sull'importanza storica del brano nell'ambito
progressivo italiano, giudica senz'altro più
interessante la versione acustica realizzata da
Francesco Renga, relegando quella di Battiato
al ruolo di pedissequa, e inutile, ripetizione.
Al di là del personale e rispettabile giudizio
di valore, ci sembra il caso di evidenziare come
Battiato abbia in realtà operato una sorta
di riduzione in chiave pop, con tutti gli ingredienti
a lui congeniali. L'eliminazione della lunga coda
strumentale finale, un elemento poderoso e tutt'altro
che accessorio nell'originale, riducendo la canzone
a poco più di tre minuti, una durata standard
per così dire, ci pare vada letta in questa
direzione. Così come la grande attenzione
interpretativa nei confronti del testo di Mogol,
che nel capolavoro della P.F.M. è posto
sostanzialmente in secondo piano rispetto al preponderante,
e innovativo, strumentale. Per quanto riguarda
poi la conservazione pari pari del celebre ritornello
al sintetizzatore Moog, va detto che, oltre a
costituire l'elemento portante della canzone,
la sua vera novità storica (come afferma
lo stesso Crespi), esso fa parte integrante dell'humus
musicale di Battiato: il quale, ricordiamo, oltre
ad aver partecipato - certo in modo molto personale
e tangenziale - al movimento progressivo, fu uno
degli apostoli del sintetizzatore in Italia nella
prima metà dei settanta.
Infine penose ed esse sì veramente indecenti
sono le accuse di indecenza mosse da Avvenire
all'unico brano inedito dell'album, "Come
un sigillo": nulla di eccezionale, è
vero - il sodalizio compositivo con Sgalambro
inizia a mostrare la corda e si affaccia il già
sentito - ma di qui a considerare Battiato un
musicista sul viale del tramonto solo perché
nomina il prepuzio e il glande corre la distanza
fra il buonsenso e la boriosa incompetenza.
collegamenti su MusiKàl!
Franco Battiato - Concerto
a Correggio
Franco Battiato - Ferro
Battuto
Franco Battiato - La
Voce Del Padrone