Il tempo dell'hype è passato, grazie a
dio. Svanito nelle giustificate delusioni di fronte
a un prodotto come "Room
on Fire". Ai pompati Strokes altro non poteva
rimanere che raddrizzare il tiro, tirare fuori
dal cilindro qualche coniglio inaspettato e tentare
il tutto per tutto stupendo la folla, ormai divisa
fra ciechi adoratori e scettici inafastiditi.
Vittima del p2p da mesi, "First Impressions Of
Earth" esce mentre quasi tutto il mondo ha già
le idee chiare. Prima di tutto quel singolo, "Juicebox",
che si discosta dal solito sound alla Strokes
(che poi non è propriamente loro, ma fa
niente) stupendo con una botta di caro e vecchio
rock'n'roll con i testicoli. La ripresa sembra
davvero vicina. Sulla lunga distanza, però,
emergono i difetti di un disco incompleto.
Mettiamo subito in chiaro una cosa: "First Impressions
Of Earth" è assolutamente meglio di "Room
On Fire", e ne tiene i momenti migliori per qualche
episodio simpatico come l'apertura senza sorprese
di "You Only Live Once" o "Razorblade". Ed è
incredibile che riescano ancora a farci muovere
la testa, sculettare, piroettare, basculare o
chissà quale altro modo avete voi di apprezzare
un bel pezzo rock come "Vision Of Division" o
"Heart In A Cage". Non siamo ai livelli del fulminante
esordio "Is This It",
ma ritornelli come "On The Other Side" sanno ugualmente
stamparsi nella nostra memoria come tormentoni.
Peccato che tutto questo discorso valga per le
prime sette tracce. Su quattordici. E non è
bello. Perchè dopo è semplicemente
il nulla. Arriva la noia, lo scazzo (quasi pari
a quello del cantato svogliato di Casablancas),
e l'idea ben chiara che gli Strokes non hanno
abbastanza fantasia per reggere un numero tale
di canzoni. Forse una distribuzione migliore avrebbe
dissimulato questa mancanza lapalissiana. Invece
della seconda metà del disco rimane soltanto
un'ubriacante (leggere "imbarazzante") performance
vocale in "Evening Sun" e una bella serie di riempitivi
che andrebbero bene come lati C di un singolo
da esportare nelle Isole Vanuatu.
Assolutamente niente da dire riguardo al notevole
miglioramento tecnico messo in atto dalla band.
Le ritmiche sono più serrate e accativanti
e gli intrecci chitarristici sono sempre notevoli,
memori dei fasti di "Reptilia". Peccato che, parlando
di scrittura, quello che rimane è una prima
parte ispirata che fa intravedere oro e una seconda
metą davvero da dimenticare. Una sicura volontą
di cambiamento non può che far piacere,
ma se in passato siamo riusciti a pensare potessero
essere loro i messia del rock tanto attesi, ora
tocca ammettere che, nonostante i momenti piacevoli,
gli Strokes non salveranno davvero una mazza.
collegamenti su MusiKàl!
The Strokes - Concerto a Milano (15-12-2005)
The Strokes - Is This
It
The Strokes - Room
On Fire