Manca qualche decina di mesi alla fine del Novecento
e Neil Hannon ce lo ricorda sin dal titolo, anche
se l'espressione usata fa pensare alla decadenza
ed alla bohème di un'altra fine secolo,
quell'ottocentesco. La solita immagine enigmatica
del compositore è scattata a Vienna, città
che affascina Neil con le sue architetture riferite
proprio al periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Il bianco e nero conferisce un'atemporalità
ancora più marcata, accentuata dall'ascolto
di questo lavoro teatrale, immerso in una cupezza
generale da Dopo Diluvio, se si eccettuano due
o tre episodi che si staccano almeno ritmicamente
dal canovaccio.
L'opening track, "Generation sex", fa parte di
quelle eccezioni. Con il suo incedere tipicamente
anni '60, essa apre l'album in maniera quasi spensierata,
se non altro dal lato squisitamente musicale,
visto che le parole non seguono affatto la stessa
linea ottimistica. Il finale rallentato di "Generation
sex" introduce la sofferta "Thrillseeker", canzone
dall'impatto quasi scenico, brusca a dispetto
degli archi che provano ad ingentilirla. Nelle
sue asperità pare quasi di sentire la mano
di Mike Patton dei disciolti Faith No More, e
così succede anche nella seguente "Commuter
love", lenta e tristissima, con un finale incombente,
spaventoso, da Day After.
E certo il black mood di "Fin de siècle"
non è risollevato da un'opprimente ed eccessiva
"Sweden" o dall'ipnotica "Eric the gardener" (un
omaggio all'inarrivabile Peter Sellers di "Oltre
il giardino"?), e neanche dalla lenta marcia marziale
verso l'ineluttabile che caratterizza "Life on
earth". Passando quindi fra l'inquietudine di
"The certainty of chance" (dove Hannon recita
un estratto della "Dolce Vita", naturalmente tradotto
in inglese) ed il catastrofismo di "Here comes
the flood" si giunge alla conclusiva "Sunrise",
un vero raggio di sole che lascia aperta la porta
alla speranza e che mette nuovamente in risalto
le magnifiche doti di vocalist di Neil.
Detto che Joby Talbot firma assieme a Hannon
"Eric…" e "The certainty…", rimane da citare il
pezzo forte dell'album, l'ode al Greyhound Bus
inglese, il "National Express". Ascoltarla è
come correre a perdifiato dietro le mille note
di un musical. Ascoltandola si comprende che forse
un giorno il genio di Neil Hannon ci riserverà
la grande sorpresa di un Big Musical.
Divine
Comedy
- Liberation
- Promenade
- Casanova
- A Short Album About Love
- Fin De Siècle
- A Secret History - The Best Of Divine Comedy
- Regeneration
- Live a Londra (11-5-2001)