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PINK FLOYD
The Final Cut (EMI, 1983)
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di Andrea Presciuttini scrivi un'email

Pink Floyd - Saucerful Of Secrets

L'ultimo disco prima dell'esplosione decisiva dei dissidi interni ai Pink Floyd esce come seguito di "The Wall", album nel quale tutto il gruppo - chi più chi meno - aveva dato un apporto senza il quale il risultato probabilmente non sarebbe stato altrettanto grandioso.

Invece in "The Final Cut" a pesare è rimasto solo Roger Waters. I pezzi sono tutti farina del suo sacco, e se li canta tutti lui tranne uno, il rockettone-singolone "Not Now John", che con Gilmour alla voce tenta di rifarsi musicalmente a pezzi ben più lodevoli come "Time" o "Young Lust". Manca all'appello Rick Wright (già con "The Wall" la sua posizione era divenuta satellitare), mentre Gilmour e Mason non sono che due dei vari session men che fanno da spalla a Waters. Certo, l'apporto di questi ultimi due membri del gruppo - soprattutto quello di Gilmour - si fa sentire, riuscendo ancora a caratterizzare il sound e renderlo riconoscibile come Floydiano, ma il loro contributo attivo alla ideazione del progetto è evidentemente nullo.

Eppure "The Final Cut" è un buon disco. Il primo e probabilmente il migliore disco solista di Roger Waters. Le sue capacità come autore di canzoni sono ancora notevoli, e lo portano a concepire un piccolo intenso gioiello di angoscia. Il despota paranoico approfondisce alcuni temi già esplorati - in particolare la futilità della guerra, ed il dolore per il padre morto nel corso della seconda guerra mondiale - approfittandone per riallacciarsi agli eventi della storia contemporanea, che allora vedeva Margaret Tatcher ed il Regno Unito implicati nel conflitto delle Falkland (così 'Maggie what have we done' diventa un leit-motiv).

Alcuni pezzi come "The Fletcher Memorial Home", "The Gunners Dream" e l'omonima "The Final Cut" sono eccellenti, anche se musicalmente non viene inventato assolutamente nulla di originale. Questo disco è infatti da considerarsi contemporaneamente una costola ed un'estensione di "The Wall", dal quale sono ripresi, oltre alle tematiche affrontate, alcune celebri strutture musicali come le struggenti ballate al pianoforte e l'accompagnamento orchestrale. Il tutto però è un po' meno lugubre e più intimista, meno rock e più cantautorale, mentre la psichedelia è ormai solo un ricordo. Permane anche il cliché tipicamente Floydiano dei rumori ambientali, qui causati da esplosioni di bombe, mitraglie, aerei che precipitano, trasmissioni radio militari: un bagaglio che Waters si sarebbe portato appresso anche nella successiva produzione da solista.

A posteriori risulta ormai evidente che, dopo aver dato alla luce questo disco, la mente creativa del gruppo non avrebbe avuto più bisogno dei suoi compagni, e soprattutto di un nome così ingombrante e vincolante come quello dei Pink Floyd. Il percorso artistico e personale di Roger Waters portava altrove, e con questo 'taglio finale' cala definitivamente il sipario sul periodo produttivo e felice del gruppo, lasciando spazio a strascichi giudiziari, penose dichiarazioni di odio reciproco, ed esperienze musicali perlopiù all'insegna della decadenza.


Recensioni Collegate:
Pink Floyd - la Kalporzgrafia
Syd Barrett - Barrett
Roger Waters
- In The Flesh



28 marzo 2002


Track list:


1. The Post War Dream
2. Your Possible Pasts
3. One Of The Few
4. The Hero's Return
5. The Gunners Dream
6. Paranoid Eyes
7. Get Your Filthy Hands Off My Desert
8. The Fletcher Memorial Home
9. Southampton Dock
10. The Final Cut
11. Not Now John
12. Two Suns In The Sunset



I commenti
 
Giando
domenica 21 dicembre 2003
Questo disco mi fa sentire straordinariamente vicino a Roger Waters. Veramente struggente. Per me un capolavoro. Ascoltatelo in cuffia come dice giustamente Pietro!



Ivano '66
31 agosto 2002
e' il disco piu' emozionante di Roger Waters....ha voluto chiudere con un'opera d'arte


Pietro
24 giugno 2002
Ascoltatelo in cuffia, per apprezzarlo al meglio! Waters che vi
sussurra nelle orecchie le parole più taglienti che abbia mai scritto con la
dolcezza con cui si racconta una favola a un bambino...


roberto 16 maggio 2002
vorrei solo dire che final cut merita di essere considerato
qualcosa di più di una semplice continuazione di the wall.
E' un disco con una intensità che è raro trovarne di simili in
circolazione...


PAOLO 29 marzo 2002
Ripensare,riascoltare,ricordare i Pink Floyd è sempre piacevole ed emozionante; tuttavia questo Album ci trasmette emozioni ben inferiori a quello a cui siamo abituati.


Gabriele 23 febbraio 2002
si gilmur ha inventato un nuovo stile o modo di suonare la chitare ma non fa piangere come sa fare sua maesta' roger

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