Elliott Smith ritorna sulla strada. Dopo Will
Hunting, dopo "XO" e dopo la notte degli
Oscar, dopo i titoli di coda di American Beauty
che scorrevano col sottofondo della sua cover
di "Because" dei Beatles. Lui, che è forse
il più grande autore di canzoni della sua
generazione, riparte da loro, i Beatles,
per costruire canzoni che appaiono veri e propri
classici della musica rock.
I Beatles, tuttavia, sono soltanto un punto di
partenza, perchè, come accade per Elvis
Costello, Elliott Smith costruisce canzoni inconfondibilmente
sue. Meno elaborato e più diretto del predecessore
"XO", a cominciare dall'incedere sostenuto
di "Son of Sam" per arrivare a "Stupidity Tries"
e "Happiness", dove il fantasma del gruppo di
Liverpool è dietro l'angolo, il disco alterna
velocità e lentezza, rabbia e dolcezza.
Si incontrano situazioni differenti, come il piano
western di "Lost and Found", uno dei pezzi meno
riusciti del disco, la splendida rarefazione di
"Colour Bars", il crescendo di "Cant Make a Sound".
Dove Elliott Smith riesce a colpire in profondità
è nei brani più raccolti, in canzoni
fragili come "Somebody I Used to Know","The easy
way out" e "Everything reminds me of her", nel
piano desolato di "Everything means nothing to
me", quando mette a nudo se stesso, le proprie
canzoni e i propri sogni. E' qui la magia delle
sue canzoni, come quando canta "Ho ancora tanta
strada da percorrere" in "Better be quiet now"
e si ha la netta impressione di vederlo su una
strada, diretto verso un altro posto.