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MARK LANEGAN
Field Songs (Sub Pop, 2001)
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recensione di Max Cavassa scrivi un'email


Da qualche anno l'ex voce degli Screaming Trees regala, a chi ancora vuole o cerca emozioni profonde nella semplicità di una chitarra ed in una atmosfera quantomai asciutta, ottime prove delle sue capacità compositive, ormai abbinate ad una voce che non ha nulla da invidiare a personaggi ben più famosi come, citando qua e là, Tom Waits, Eddie Vedder, Leonard Cohen.

Questo nuovo capitolo solista aggiunge nuova solidità alla carriera di Lanegan, evidenziando la grande vena artistica di questo outsider di lusso. Immaginate di essere in una di quelle vastissime distese desertiche dell'Arizona o del New Mexico, chilometri e chilometri di strada dritta come un fuso, montagne aride e qualche cactus intorno a sé. Nel caso non riusciste da soli ad immergervi in questa scena "Easy Rider-oriented", Mark Lanegan provvederà personalmente a scaraventarvi di peso nel suo mondo fatto di "One way street" e di "Field song", tanto per citare due tra le cose migliori di questo eccellente album.

Un album che sfiora il blues e il country, la ballata classica e quella vagamente stravolta alla Waits, il folk un po' acido della della lunga e conclusiva "Fix" e certe suggestioni di Native Music nei controcanti ventosi di "No easy action", che sembrano provenire da qualche tribù Hopi sopravvissuta a vecchi massacri dimenticati troppo in fretta. Ho usato di proposito il verbo sfiorare, proprio perchè Lanegan pare essere giunto ad un suono tutto suo, contaminato e dannatamente nuovo.

La voce è conturbante, tenebrosa ed erotica nei suoi passaggi baritonali; le canzoni sono tutte bellissime, con tendenze al capolavoro nella classica opening track, nelle altrettanto classiche ballate "Pill hill serenade" e "Kimiko's dream house" -qui siamo davvero a livelli altissimi-, nelle scarne ed aride "Field song" e "Blues for D", veri e propri scheletri di canzoni, come vecchie carcasse di bisonti che spuntano dalla sabbia del deserto. Un disco di frontiera da un artista che si è costruito un cospicuo seguito di appassionati, come si sa, una delle frontiere più difficili da abbattere.


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20 agosto 2001



Track list:

1. One Way Street
2. No Easy Action
3. Miracle
4. Pill Hill Serenade
5. Don't Forget Me
6. Kimiko's Dream House
7. Resurrection Song
8. Field Song
9. Low
10. Blues For D
11. She Done Too Much
12. Fix



I commenti
 
FeDz82 14 agosto 2003
Disco di sublime bellezza, voce che incanta, pezzi stupendi, uno dei più grandi cantautori degli anni '90. Mi dispiace per chi non l'ha gradito, significa che musica di tale profondità e bellezza non gli si addice.


marklanegan 24 agosto 2002
il mondo più oscuro descritto in musica negli ultimi anni. il cantautore più importante e meno conosciuto che sia in giro di questi tempi. se non vi piacciono "Pill Hill serenade", "one way street" e "don't forget me" forse è meglio darsi alla disco music.


emanuele 27 febbraio 2002
Non conoscevo Mark Lanegan, ho comprato questo disco perchè ho letto solo buone recensioni al riguardo... ho ascoltato field song TUTTO 3 volte e non mi piace...


bagh 29 novembre 2001
senza parole:
dopo vari tentativi il ragazzo è veramente arrivato a toccarci il cuoricino
ASSOLUTAMENTE da non perdere il concerto 8 dic. 2001 Transilvania Milano



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