Da qualche anno l'ex voce degli Screaming Trees
regala, a chi ancora vuole o cerca emozioni profonde
nella semplicità di una chitarra ed in
una atmosfera quantomai asciutta, ottime prove
delle sue capacità compositive, ormai abbinate
ad una voce che non ha nulla da invidiare a personaggi
ben più famosi come, citando qua e là,
Tom Waits, Eddie
Vedder, Leonard
Cohen.
Questo nuovo capitolo solista aggiunge nuova
solidità alla carriera di Lanegan, evidenziando
la grande vena artistica di questo outsider di
lusso. Immaginate di essere in una di quelle vastissime
distese desertiche dell'Arizona o del New Mexico,
chilometri e chilometri di strada dritta come
un fuso, montagne aride e qualche cactus intorno
a sé. Nel caso non riusciste da soli ad
immergervi in questa scena "Easy Rider-oriented",
Mark Lanegan provvederà personalmente a
scaraventarvi di peso nel suo mondo fatto di "One
way street" e di "Field song",
tanto per citare due tra le cose migliori di questo
eccellente album.
Un album che sfiora il blues e il country, la
ballata classica e quella vagamente stravolta
alla Waits, il folk un po' acido della della lunga
e conclusiva "Fix" e certe suggestioni
di Native Music nei controcanti ventosi di "No
easy action", che sembrano provenire da qualche
tribù Hopi sopravvissuta a vecchi massacri
dimenticati troppo in fretta. Ho usato di proposito
il verbo sfiorare, proprio perchè Lanegan
pare essere giunto ad un suono tutto suo, contaminato
e dannatamente nuovo.
La voce è conturbante, tenebrosa ed erotica
nei suoi passaggi baritonali; le canzoni sono
tutte bellissime, con tendenze al capolavoro nella
classica opening track, nelle altrettanto classiche
ballate "Pill hill serenade" e "Kimiko's
dream house" -qui siamo davvero a livelli
altissimi-, nelle scarne ed aride "Field
song" e "Blues for D", veri e propri
scheletri di canzoni, come vecchie carcasse di
bisonti che spuntano dalla sabbia del deserto.
Un disco di frontiera da un artista che si è
costruito un cospicuo seguito di appassionati,
come si sa, una delle frontiere più difficili
da abbattere.
Recensioni collegate
Pearl Jam - le
recensioni di MusiKàl!
Leonard Cohen - le
recensioni di MusiKàl!