"BRIGHTON
ROCKERS R FUCKIN' IN HEAVEN"
Così recitava lo striscione partorito da
due giovani focose fans di Fatboy
Slim, piazzate a ridosso della consolle dove
con pazienza certosina (ingannata da qualche birra)
hanno aspettato l'arrivo del loro idolo.
Ed all'1 e 30 precise Mr. Norman Cook è apparso
in camicia hawaiana d'ordinanza (la stessa vista
addosso ad Enzo Iacchetti il giorno dopo in collegamento
televisivo from NY!), allegro, pimpante, contagioso
e con un solo semplice obiettivo: "I WANT YOU
TO FEEL GREAT" ha scritto di suo pugno sulla
copertina ancora immacolata di uno dei dischi estratti
dal bauletto delle meraviglie, mostrandocelo a più
riprese quasi ce ne fossimo nel frattempo dimenticati
Fino ad allora i piatti erano stati appannaggio
dei ragazzi del Maffia Soundsystem, i quali hanno
collaudato la solidità della struttura ospitante
con un bombardamento di suoni elettronici a prova
di woofer & subwoofer. Breakbeat in tutte le
sue sfumature per un'overdose di basso sintetizzato
e di ritmiche contorte e frammentate, totale assenza
di melodia e di accenni vocali, un'apertura non
certo canonica bensì veemente ed aggressiva,
poco compiacente verso i nostri timpani ed ancor
meno con l'idea convenzionale di musica da ballo.
Il passaggio del testimone nelle mani di Richard
Scanty Sandwich segna l'ammorbidimento delle atmosfere
verso una house sempre piuttosto energica ma decisamente
più ballabile, con bassline "tradizionali"
e sonorità pur sempre d'impatto (il top raggiunto
con "Where's Your Head At" dei Basement
Jaxx) ma ora fluide e rassicuranti. Niente a che
vedere con l'hit che lo ha reso popolare giusto
ad un anno di questi tempi (il downtempo "Because
Of You", parodia big beat di un famoso brano
70's dei Jackson Five), ma comunque il tranquillo
e pacioso Richard ha saputo prendere per mano il
pubblico nella crescente attesa per il DJ set del
suo celebre pigmalione.
A distanza di 8 mesi dalla performance tenuta nei
locali del Maffia Music Club, il ritorno di Fatboy
Slim in terra italiana viene a consolidare il successo
ottenuto da "Halfway
Between The Gutter and The Stars"; nonostante
ciò, è giusto riconoscere che l'esibizione
del poliedrico music-maker è tutt'altro che
autocelebrativa. Dopo un divertente omaggio allo
sponsor della serata (parte "Salta
2000" di King Africa e Norman/Quentin con
mimica decisamente simpatica ed eloquente ci fa
capire che non è stata opera sua), si aprono
le danze con una sequenza di citazioni che abbracciano
l'intera storia della dance music (e non solo),
gestite con ottima tecnica di taglia-e-cuci e con
quel pizzico di stravaganza geniale che tutti gli
riconosciamo.
Siamo di fronte ad un vero artista che indiscutibilmente
amplia il concetto del DJ selezionatore: Fatboy
non suona un disco "ufficiale" che sia
uno (ad eccezione dell'a-cappella di "Finally"
by Ce Ce Penistone, con il quale ottiene i break
più apprezzati), ma anzi continua ad estrarre
a getto continuo vinili misconosciuti, con copertine
estemporanee ed etichette pasticciate a pennarello,
frutto di produzioni casalinghe proprie o pervenutegli
da chissà quali canali sotterranei. In pratica
è un artigiano che si porta il lavoro da
casa, è un messaggero che divulga quelle
alchimie che frullano per la testa sua e di qualche
suo folle discepolo, è un affabulatore istrionico
capace di far apparire improvvisato uno show forse
più collaudato di un musical teatrale.
Giusto il tempo di testimoniare che il big beat
non è ancora morto che "Star
69" (il singolo attualmente in promozione)
ci introduce al corpo centrale del concerto: e qui
i suoni si fanno più duri, decisamente più
acidi ed emerge l'anima techno dell'ex bassista
degli Housemartins. La cadenza diventa ossessiva
(non per niente vi trova posto un altro estratto
dall'ultimo album: "Retox") e nel contempo
si riduce lo spazio per i "divertissements"
da virtuoso dei piatti. Ora è la tecnologia
digitale a prendere il sopravvento e Norman personalizza
la sequenza giocando in diretta con le diavolerie
che così bene conosce in studio: delays,
loop ed equalizzazioni estreme sempre ben accolte
dalla folla danzante.
Chiusura con suoni in libertà: un minestrone
di atmosfere balearic (in onore ad Ibiza, virtuale
location della serata nonché terra natale
della "summer of love" a lui cara), garage
e tech-house introdotte da una inedita versione
2step di "So Fresh, So Clean", attualissimo
hit degli Outkast. Dopo
un remix ultraterreno di "Sunset (Bird of Prey)",
il ragazzo grasso-magro si congeda con una session
jazzy-swing dell'evergreen "Louie Louie"
di belushiana memoria. Giusto per non dimenticare
che comunque la si suoni, la musica è soprattutto
divertimento Sono già le 3 e mezza,
la festa può finire qui.
27 agosto 2002
Io
c'ero... contento di essereuno dei "pochi
fortunati" che sono riusciti a vedere
un EXTRATERRESTRE di Brighton dal vivo.
Unico commento: STREPITOSO!
bebop 20 giugno 2001
per
fortuna che c'è kalporz...