Le
certezze sono importanti. Non ne puoi fare a meno.
Per quanto si voglia andare oltre ed esplorare nuovi
lidi, spesso, c'è come il bisogno di tornare
a casa. E anche nella musica, senza certezze non
si va da nessuna parte. E' rassicurante sentire
che le chitarre riescono ancora a lanciarsi in cavalcate
elettriche acide ed urticanti. E' bello sapere che
gente come Jason Molina non cambia. Sia perché
la sua musica è perfetta così com'è
(che poi è Neil
Young, ma non importa), sia perché una
penna del genere difficilmente scende dai territori
dell'eccellenza. "Fading Trails" è
il solito appuntamento che spiace mancare, perché
da quando ha cambiato ragione sociale, Molina ha
ritrovato il piacere di suonare in gruppo, di alzare
gli amplificatori e di urlare le sue riflessioni,
le sue ossessioni e tristezze sopra un muro di distrosioni
che trovano piena vita sul palcoscenico (del resto,
"Trials and Errors" era un live formidabile).
Non mancano ovviamente momenti di pura estasi come
"A Little At Time" e "Montgomery".
Ovvio dire che gli amanti di questi suoni e queste
atmosfere si butteranno a pesce ed ameranno questo
disco come hanno amato "What
Comes After The Blues". E bisogna anche
ribadire che sì, questo è uno degli
ultimi grandi autori di canzoni degli anni '90 ed
ogni suo parto va visto in questo senso. Può
un disco di ventotto minuti dare senso ad una giornata?
Provare per credere.
1.
Don't Fade On Me
2. Montgomery
3. Lonesome Valley
4. A Little At A Time
5. The Old Horizon
6. Memphis Moon
7. Talk To Me Devil, Again
8. Spanish Moon Fall And Rise
9. Steady Now