La fredda - almeno climaticamente - Norvegia
ci ha sovente riservato piacevolissime sorprese
negli ultimi anni. Da quella scena vichinga sono
venuti in superficie gli straordinari estri multigenere
dei Motorpsycho
di Trondheim e le delicate atmosfere Simon &
Garfunkel oriented dei più recenti Kings
of Convenience di Bergen.
Proprio dalla splendida vecchia città
anseatica giunge fino a noi, con discreto fragore,
l'esordio di questo talento puro di diciannove
anni, Sondre Lerche Vaular. A vederlo in foto,
non gli si darebbe neanche quei pochi anni che
ha, ma quando il cd comincia ad essere letto la
sensazione muta istantaneamente: Sondre ha una
voce molto bella, profonda e soprattutto matura,
matura come la musica che propone, la quale sembra
scaturire da un artista nei pressi del suo top.
Non auguriamo di certo al teenager norvegese di
avere raggiunto già il suo massimo, anche
perchè egoisticamente ne saremmo i primi
scontenti, viste le delicate prelibatezze che
ci offre.
Stilisticamente "Faces down" si piazza
in un territorio confinante con le ormai stracitate
Bacharach atmospheres e certe umbratili ballate
del grandioso Beck
di "Mutations" (fra l'altro la voce
di Sondre è tremendamente simile a quella
del Grande Manipolatore Americano). Oltre a questi
confini musicali più vicini, il cantante
e compositore si ispira decisamente a tutta una
vena trasversale pop, che potrebbe comprendere
Steely Dan, Elvis Costello, Blur e High Llamas.
Ed è proprio una parte di quest'ultimo
gruppo che fa da balia al piccolo: Marcus Haldoway
e l'incorreggibile Sean O'Hagan suonano in alcuni
pezzi e danno il loro decisivo apporto in molti
arrangiamenti, aggiungendo alle idee cristalline
di Lerche quel pizzico di imprevidibilità
tipica di certo pop-off britannico.
L'opening track dell'album, "Dead passengers",
è un eccezionale biglietto da visita, una
canzone leggera come una piuma, una vera "Beckarach"
che si inserisce sinuosa e vagamente inquietante
nella nostra mente: il bridge che lega le due
parti bossanova style è semplicemente strepitoso
nel suo urgente crescendo emotivo. "You know
so well" e "Sleep on needles" sopportano
alla grande l'impatto di "Dead passengers",
confermando l'impressione di trovarsi di fronte
ad un piccolo Beck europeo. "Suffused with
love" è un altro dei picchi dell'album,
una ballata celestiale che di tanto in tanto si
fa stramba, in reminiscenza di alcune Ayers' oddities.
Se "Side two" ricorda un pò troppo
l'Ave Maria di Schubert suonata dai Radiohead,
"Modern nature" ci riporta all'allegria
con un divertente duetto tra Sondre e l'avvenente
voce di Lillian Samdal, un binomio che ci riporta
alle piacevoli ingenuità Colour Field metà
anni '80. "Faces down" scorre nel lettore
quasi senza l'aiuto dell'elettricità, le
note sono talmente piacevoli e limpide che sembrano
sgorgare da un'invisibile sorgente. Bevendo avidamente
almeno altre due grandi composizioni, "On
and off again" e "No one's gonna come",
quest'ultima il classico pop perfetto a metà
strada tra Steely Dan, Style Council e l'onnipresente
Beck, ripensiamo all'età di Lerche e a
ciò che potrà offrire nel futuro.
A meno che non sia nato vecchio.
Recensioni collegate:
Beck
- Midnite Vultures
- Concerto a Ferrara
Elvis Costello - Goodbye
Cruel World
High Llamas - Gideon
Gaye
Kings Of Convenience
- Versus
- Concerto
a Milano
- Quiet Is The
New Loud
Motorpsycho - le
recensioni di MusiKàl!
Steely Dan
- Two Against Nature
- Pretzel Logic