Durante l'ultimo decennio l'indie-rock americano
ha attinto e rielaborato diverse forme espressive
del passato, tanto da creare, in alcuni casi,
delle vere e proprie scene di riferimento più
o meno credibili.
Dopo aver flirtato con hard-rock (stoner), country
e folk (alt. country), no-wave (now! wave), kraut-rock
synth-pop e post-punk (tutti nel calderone post-rock),
ora l'attenzione sembra essersi spostata verso
la new-wave del periodo 1977-80, in modo talmente
radicato e diffuso, da non poter circoscrivere
il movimento ad una città di riferimento
o ad una label di comodo, rendendo il fenomeno
ancor più credibile.
Punta di diamante di una squadra che annovera
tra le sue fila gruppi diversissimi tra loro come
El Guapo, Xiu Xiu, The Paper Chase, Erase Errata,
sono i Gogogo Airheart, quartetto di San Diego
ormai giunto alla quarta prova su lunga durata.
Con "Exitheuxa" il gruppo sposta, in
fase compositiva, il baricentro dalle linee di
basso di Ashish Vyas alla chitarra di Benjamin
White, diminuisce sensibilmente l'uso di trattamenti
elettronici ed amplia lo spettro delle proprie
soluzioni, sconfinando in territori (per loro)
inesplorati, senza snaturare la propria proposta.
Il fulcro del disco appare essere la parte centrale,
inaugurata idealmente dal semplice e trascinante
post-punk venato di funk di "MIFI",
dalla splendida "Here comes attack"
dove le schizofrenie vocali Di Michael Vermillion
nobilitano un brano in cui il tribalismo degli
Stooges, le chitarre del Pop Group e il senso
del ritmo dei P.i.l., convivono come fosse la
cosa più scontata e naturale del mondo.
"Last goodbye" è una splendida
cavalcata psichedelica in cui il loro amore per
la battuta in levare viene solo accennato, per
poi materializzarsi prepotentemente nella conclusiva
"Witch hunt", uno scheletrico e morbido
dub in cui il fantasma dei Clashsi manifesta in
più di un'occasione.
La sensazione che i Gogogo Airheart abbiano optato
per un lavoro meno groove-oriented, magari a scapito
dell'istintività che traspariva nei lavori
precedenti, diventa certezza con le tracce successive,
in cui si cimentano con strumenti desueti per
la loro produzione, dando vita a momenti vagamente
pop come nel caso di "Meet me at the movies",
scandita da un dolcissimo dialogo tra chitarra
acustica e moog, del pop tropicale di "Nice
up the dance" e del country-western di "Move
Along".
"Exitheuxa" è il classico disco
che funziona dall'inizio alla fine, che cresce
ascolto dopo ascolto, compatto nella sua apparente
eccentricità e senza eccessive cadute di
tono.
Insomma, per chi scrive, una splendida conferma.
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Gogogo Airheart - concerto
a Roma