Terzo lavoro, novità all'orizzonte: la
gioventù sonica inizia ad avvicinarsi al
modello espressivo che la renderà famosa.
A fianco delle solite sfuriate dissonanti e dei
feedback infiniti, sottili, tenui, arrivano gli
inseguimenti delle chitarre, il continuo lavoro
di contorno del basso, la regolarità seducente
della batteria (ancora suonata da Steve Shelley:
non lascerà più il suo posto).
"My Violence is a Dream" canta dando
via all'album Moore: finalmente la violenza degli
inizi è diventata visione, magia, sogno.
Sbalordisce il sussurro delicato di "Shadow
of a Doubt" (citazione di un film di Hitchcock)
e il suono di "Star Power", anticipazione
di quel fenomeno di massa che sarà il grunge.
E, dopo aver omaggiato, nei lavori precedenti,
gli Stooges e i Creedence
Clearwater Revival, vere e proprie icone della
musica rock, in "EVOL" si cita un altro
personaggio guida del gruppo: madame Veronica
Ciccone. No, non ridete, non è uno scherzo!
Si, proprio lei, la regina del pop Madonna, in
testa alle hits di mezzo mondo con brani come
"Papa don't Preach", "La Isla Bonita"
e "Material Girl", è al centro
di "Madonna, Sean and Me": qui si parla
del desiderio di uccidere le ragazze californiane,
del desiderio di far esplodere qualcosa, di trovare
il senso dell'esistenza. Chi non capisce l'ironia
di Moore, Gordon, Ranaldo & Shelley non potrà
mai apprezzare e capire la loro opera.
Opera complessa, aperta a nuove derivazioni,
ma ancora attaccata al suo passato, come dimostra
in maniera esemplare "In the Kingdom #19",
lunga suite rumorosa narrata da Moore, in cui
viene ospitato Mike Watt, bassista dei Minutemen
prima e dei Firehose successivamente, entrambi
gruppi prodotti dalla SST (la casa di produzione
dei Black Flag di Henry Rollins). Chi ama i Blonde
Redhead, ascoltando "Green Light" comprenderà
quanto peso abbiano avuto i Sonic Youth nella
scelta sonora dei gemelli Pace, così come
faranno i seguaci dei Marlene
Kuntz prestando orecchio alle evoluzioni musicali
di "Death To Our Friends": grunge, post-punk,
noise, altrock, tutto passa per le mani sacre
del gruppo di Downtown (zona sud di Manhattan).
Che abbandonano il solco del vinile con il rock
tempestoso di "Bubblegum".
E la diatriba sul significato del titolo, che
stia per amore scritto al contrario o per maligno
(si pronuncia "ivol", similmente a "evil"),
la lascio volentieri a studiosi del linguaggio
e a nulla facenti. A me resta la musica. E mi
basta.
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