Chi non si è ancora ripreso dal trauma
dello scioglimento dei Pavement, aspettava da
tempo questo tributo. Ora che è arrivato,
grazie agli sforzi encomiabili della Homesleep
che è riuscita a mettere insieme due dischi
pieni di canzoni del gruppo di Stockton rifatti
da gruppi più o meno importanti della scena
indipendente, quasi si stenta a crederlo.
In tutto trentacinque brani firmati Pavement
più la curiosa e un po' folle dedica degli
Spearmint, che nel brano che apre il tributo e
un po' lo presenta raccontano come le canzoni
di quel gruppo abbiano scandito la loro vita.
E lo stesso fanno le note interne di questo disco,
che ci ricordano quanto belle e importanti fossero
quelle melodie svogliate e confuse e quanto lo
siano ancora oggi.
In fondo, il motivo per cui questo disco è
davvero riuscito, al di là del fatto che
le riletture siano rispettose dell'originale o
che viceversa ne stravolgano la forma, è
la fedeltà allo spirito del gruppo di Spiral
Stairs, Stephen Malkmus e soci. Brani imperfetti
e disordinati eppure scintillanti, confusi eppure
incantevoli, come i momenti migliori dei Pavement
appunto.
C'è tutto questo su "Everything is
ending here". Dalla versione di "Shady
Lane" fatta a pezzi e poi ricucita da Solex,
alle chitarre ruvide dei Trumans Water che riprendono
"Forklift", dall'indimenticabile "Range
Life" resa una dolce e intorpidita cantilena
cantata in indiano da "Future Pilot A.K.A.",
alle bellissime note acustiche di "Give It
a Day" rifatta dagli Yuppie Flu.
Questo per dire solo di alcuni vertici dell'album,
che mostra un entusiasmo invidiabile passando
per un'infinità di grandi canzoni e di
piccoli grandi gruppi. Tra i tanti che meriterebbero
una citazione è giusto parlare almeno dei
grandissimi Fuck, che sono forse il gruppo più
fedele allo stile dimesso dei Pavement. Giusto
all'inizio del secondo disco, suonano una versione
ispirata e indolente di "Heaven is a truck",
facendone un piccolo gioiello.
Alla fine di "Everything is ending here"
viene voglia di riprendere quei dischi e riascoltarli
ancora una volta, e questo è il miglior
complimento che si possa fare a un tributo. Per
chi lo ha curato e lo ha portato fino a noi, c'è
una sola parola, la stessa che loro rivolgono
nelle note ai Pavement: grazie.
collegamenti su MusiKàl!
Intervista
a Daniele della Homesleep