Per
alcuni artisti (pochi, sfortunatamente) il peggior nemico è
il confronto con se stessi. Mantenere lungo una carriera pluriennale
i medesimi livelli qualitativi risulta essere un'impresa ardua
e talvolta improponibile. Un artista come Dave Matthews è
stato in grado di raccogliere nel corso degli anni il consenso
entusiasta della critica e l'amore incondizionato dei fans.
In quest'ottica, "Everyday" costituisce probabilmente
una battuta d'arresto. Per carità, intendiamoci, non
si tratta di un brutto disco. Tuttavia, dopo album ormai "epici"
come "Before These Crowded Streets" o "Under
The Table And Dreaming", ci si aspettava un "salto"
ulteriore. Salto che in realtà, riproponendo con un certo
manierismo formule ampiamente collaudate e dal successo sicuro,
si è rivelato una capriola su se stessi.
Ciò che invece non si può assolutamente rimproverare è
l'assoluta pulizia esecutiva e il feeling che questo manipolo di musicisti riesce
a trasmettere. Primo fra tutti, ovviamente, Dave Matthews, la cui voce si rotola
e si contorce su note che, se cantate da altri, risulterebbero di un'irrecuperabile
banalità. Questo è il tocco magico dell'artista.
Le prime perplessità sorgono già dal primo pezzo, "I Did
It", canzone tendente al pesante, più adatta ad una "hit"
degli Aerosmith che alla band di Dave Matthews (galeotto forse il produttore
Glen Ballard, compagno di suoni di Alanis Morrisette, Corrs, Steve Tyler &
Co?). Gli altri brani proseguono, salvo rare e salvifiche eccezioni, su questa
linea di "pop a tavolino", non superando mai i cinque minuti di durata,
non concedendo mai ampi respiri strumentali, tanto cari ai fan accaniti della
DMB, e introducendo insolite e copiose incursioni di chitarra elettrica, che
comunque non contribuiscono a raggiungere quel "power" a cui Dave
Matthews ci aveva abituati. Certo i manierismi e le raffinatezze si sprecano,
soprattutto grazie alla collaudata base ritmica (deliziosi i controtempi cassa-basso
in "When The World Ends") e grazie alle incursioni di sax di LeRoi
Moore.
Ad ogni modo, le vette più alte vengono raggiunte grazie alla spinta
propulsiva della voce di Dave Matthews, che in brani come "So Right"
o la splendida e dolcissima "Angel" offre il meglio di sé.
Delusione. No, sarebbe eccessivo condannare un disco che a tratti regala comunque
musica fuori dal comune e "buone vibrazioni". Severità eccessiva?
Forse. Ma è del tutto legittimo, dato che chi si è spinto così
avanti non detiene più il privilegio di retrocedere. Rischierebbe di
essere fucilato alle spalle.
2
aprile 2001
Track
list:
1. I Did It
2. When The World Ends
3. The Space Between
4. Dreams Of Our Fathers
5. So Right
6. If I Had It All
7. What Are You
8. Angel
9. Fool To Think
10. Sleep To Dream Her
11. Mother Father
12. Everyday
I
commenti
Iltordi 27 febbraio 2002
Voto:
7.5.Al giorno d'oggi non è poco, ma
la media di DMB supera di gran lunga il 9.5.
Ascoltate gli stessi brani dal vivo e capirete
quanto abbia influito Ballard in studio!Grande
Dave & Beauford
FATELI VENIRE IN ITALIAAA!!!
King 1 settembre 2001
non
tutte le ciambelle riescono col buco!...questo
è quello che è accaduto con
il nuovo disco della DMB.Non certo da disprezzare
ma da ascoltare con molta attenzione per poterlo
apprezzare.Una pecca della DMB ? non aver
sbagliato un colpo fino ad oggi...vogliamo
permetterglielo adesso?
mambro 29 agosto 2001
Nulla
di particolare:
io resto convinto del fatto che dal vivo é
sempre tutt'un'altra cosa.
dade 23 luglio 2001 grande
disco
Stratoblu ( Federico ) stratoblu@libero.it
4 aprile 2001
Ti
sei dimenticato di dire che Dave Matthews
era in piena depressione perchè non
riusciva a finire i brani per quest'ultimo
lavoro. Ballard avrà ridotto i tempi
dei soli strumentali ma in un certo senso
ha contribuito a dare un'altra possibilità
ad un gruppo che per me ha dato già
tanto con i soli precedenti album.
Grande Matthews e grandi i suoi musicisti!