Qualcuno doveva aver calunniato Josef K.,
perché senza che avesse fatto niente di male,
una mattina fu arrestato (Franz Kafka, “Il
processo”)
Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di
Franz Kafka. Bene, bene... alzi ora la mano chi
non ha idea di chi siano stati i Josef K. Come,
così tanti? Scherzi a parte, appare più
che meritoria la scelta operata dalla Domino di
dedicare un cd antologico ai Josef K, band di
Edimburgo che si mosse a ridosso dei primi anni
’80 in territori abitati dal post-punk, dal rumorismo,
senza disdegnare geometrie pop decisamente in
anticipo sui tempi. Furono tutt’altro che fortunati
in vita i Josef K (ben due album registrati e
rimasti senza pubblicazione fino allo scioglimento
della band, “Sorry for Laughing” e “The Only Fun
in Town”) eppure è netta la sensazione
che uscissero oggi i loro lavori sarebbero a dir
poco idolatrati.
Figli tanto della wave newyorchese (chi non sente
i Talking Heads alle spalle di un brano come “Drone”
farebbe meglio a fare un salto dall’otorino) quanto
dei Velvet Underground, per non parlare di punk,
pop, soul, dark e funky, i Josef K furono capaci
di sprigionare piccole gemme che raramente superavano
i tre minuti di durata: un concentrato melodico
eppure sanamente energico, sedotto dal lato oscuro,
dal rumore, dai feedback, dove le linee di basso
disegnano traiettorie angosciose e la musica si
muove su percorsi laterali, deviati, pieni di
curvee e anse.
Realmente difficili da collocare all’interno
della musica britannica dell’epoca – non erano
propriamente post-punk, non erano propriamente
synth-pop, non erano propriamente nulla -, i Josef
K sarebbero da inserire in quella rara fetta di
gruppi che ebbero l’unica colpa di avere contro
di loro la dea bendata: diventarono subito di
culto, ma avrebbero potuto incidere sul mercato
internazionale con una forza devastante. Avevano
dalla loro l’irruenza, la sapienza musicale, l’intelligenza,
quel vago sentore di snobismo intellettuale che
avrebbe reso intoccabili gli Smiths (e Morrissey
ascoltò più di una volta la loro “Chance Meeting”),
eppure non sfondarono mai.
Perfezionisti fino all’eccesso, i Josef K fallirono
senza aver realmente mai fallito un colpo: ironia
della sorte, crudeltà della storia, chiamatela
come vi pare. Ma se non li conoscete reperite
“Entomology” e rifatevi le orecchie: qui dentro
c’è tutto quello che serve, i lavori in studio
(oltre ai due postumi già citati, impossibile
non innamorarsi al primo ascolto dei singoli)
e le Peel Session del 1981. Ventidue brani per
rendere giustizia ai Josef K e alimentarne il
culto: un’occasione da non perdere.
Nel frattempo il direttore, che casualmente
o, cosa più probabile, per uno speciale riguardo
nei confronti di K., si era chinato su un giornale,
adesso sollevò gli occhi anche lui, alzandosi
tese a K. la mano e, senza fargli altre domande,
gli augurò buon viaggio (Franz Kafka, “Il
processo”)
collegamenti su MusiKàl!
Talking Heads - Remain
In Light
Velvet Underground - White
Light/White Heat
Velvet Underground - Velvet
Underground & Nico
The Smiths - The Smiths
Morrissey - Ringleader
Of The Tormentors
Morrissey - Live
At Earls Court
Morrissey - You
Are The Quarry