Kaiser Chiefs è una squadra di calcio
sudafricana: qui è cresciuto sportivamente
Lucas Radebe, bandiera e capitano del Leeds, compagine
attualmente militante nella First Division (la
serie B inglese) ma protagonista poco più
di dieci anni fa di uno scudetto capolavoro grazie
alle magie di Eric Cantona.
Questo preambolo agonistico serve a introdurre
la band di Ricky Wilson, nuovi wonderful boys
del panorama pop britannico. Quando oramai non
dovrebbe aver veramente più senso ecco
rispuntare fuori l’odioso appellativo “brit-pop”:
fortunatamente i cinque ragazzi non sembrano intenzionati
a clonare il narcisismo piatto degli Oasis, interessandosi
più che altro a un art-pop dal piglio fortemente
provocatorio e ironico. Basta prendere ad esempio
il brano cardine dell’intero album: “I
Predict a Riot” presenta una ritmica convulsa
attraversata da chitarre liquide cariche di riverbero
ed esplode in un ritornello che definire trascinante
è poco. Un vero e proprio inno di battaglia,
orchestrato in maniera eccellente – le sferzanti
pugnalate inferte dalle tastiere di Nick Baines
– che riporta alla mente più la New
Wave dura e pura che il decennio successivo.
Qualora fosse necessario trovare paragoni nella
musica britannica degli anni novanta verrebbe
naturale identificare “Employment”
in una sorta di “Different
Class” del nuovo millennio. Senza ovviamente
voler caricare sulle spalle della giovane band
un paragone troppo pesante è innegabile
come la cavalcata istrionica e vagamente dandy
“Everyday I Love You Less and Less”
rimandi direttamente al capolavoro licenziato
giusto dieci anni fa dai Pulp: in effetti al di
là della facile classificazione all’interno
dell’universo pop l’attitudine dei
Kaiser Chiefs sembra improntata a un recupero
dell’universo melodico post-Wave. Niente
di particolarmente nuovo sotto il sole, c’è
da dire, e se non fosse per architetture perfettamente
alla Blur come
“Modern Way”, saremmo di fronte all’ennesimo
gruppo facente parte della new wave of new
wave (tralasciando il ridicolo appellativo).
La band di Leeds trova il suo punto di forza
proprio in questo ibridismo soffuso e sotterraneo,
teso al mescolamento di elementi ossessivi con
un gusto per la melodia non indifferente: si spazia
dunque dall’assalto all’arma bianca
intriso di mordace ironia (“Na Na Na Na
Naa”) alla ballata grondante romanticismo
(“You Can Have It All”), dalla progressione
omicida di “Oh My God” all’urlo
tra glam ed ectoplasmi rockabilly di “Saturday
Night”. “Time Honoured Tradition”
sembra voler ripercorrere i fasti semisconosciuti
della Bonzo Dog Band rivestendoli di una coperta
elettrica disturbante mentre l’album fa
a riposarsi nella cullante percussione adagiata
sull’organo di “Team Mate”.
Se il successo di pubblico sembra aver già
ampiamente premiato gli sforzi del quintetto –
perlomeno nella perfida Albione –
appare doveroso rimarcare come questi non siano
stati riposti ciecamente ma, anzi, a ragion veduta:
i Kaiser Chiefs rischiano sul serio di aver sfornato
il “Different Class” del nuovo millennio,
con i dovuti distinguo – permane la sensazione
di un’acerbità sempre sul punto di
farsi notare e fortunatamente perennemente ricacciata
indietro. E all’esordio questa non è
certo cosa da poco. La chiusura è dedicata
agli amanti dei paragoni: non è notizia
fresca che la band si sia trovata ad aprire vari
concerti dei Franz Ferdinand… bè,
se ora come ora dovessimo scegliere un nome tra
i due per cui prevedere un radioso futuro verrebbe
naturale scegliere questi cinque ragazzi di Leeds
idolatri del mito di Radebe.
collegamenti su MusiKàl!
Oasis - Heathen
Chemistry
Oasis - Familiar
To Millions
Pulp - Different
Class
Franz Ferdinand - Franz
Ferdinand