Ragazzi, attenzione agli scherzi! Sì,
perché da qualche tempo a questa parte
sugli scaffali dei negozi stazionano due Made
in Japan, ambedue doppi, con la stessa copertina.
Gli ineffabili Elii hanno messo in scena una delle
loro migliori parodie, dissacrando un apparente
mito intoccabile del rock, lo storico
live dei Deep Purple. Per stare al gioco fino
in fondo, il gruppo milanese ha fatto uscire l'album
in versione doppio CD, stesso formato dell'originario
LP dei re dell'hard rock, naturalmente dal vivo.
Almeno per ora, Elio non si è ancora avventurato
fino in Giappone, ma si è limitato a sfruttare
alcuni concerti tenuti lungo il nostro bel stivale
tra il 1996 ed il 1999. Milano, Palermo, Modena,
Roma, Bologna, Bergamo e Firenze sono così
le Tokyo ed Osaka al pomodoro e mozzarella e ci
sentiamo di sbilanciarci nel prevedere che questo
"Meidingiapan" italico avrà un posto storico
nel nostro asfittico panorama musicale.
Chi non ha avuto la fortuna di assistere ad un
concerto di Elio avrà la gradita sorpresa
di ascoltare sei musicisti assolutamente eccezionali,
dotati di una tecnica da fare impallidire stelle
e stelline di firmamenti ben più importanti
di quello italiano. Per di più, il lato
cabarettistico-goliardico del set degli Elii non
fa che esaltare la loro straordinaria coesione
professionale. Non c'è una sola nota fuori
posto, gli stacchi sono da vertigine, i ritmi
tenuti dall'impagabile batterista Christian Meyer
assomigliano più a formule fisiche che
a più umani 4/4. Fatevi trascinare dall'assolo
formidabile di Cesareo (chitarra) nel finale di
"Uomini col borsello" e strapazzare dai cambi
di ritmo sempre diversi nell'obliqua "Né
carne né pesce". Un disco di Elio andrebbe
davvero raccontato tutto, a partire dalle covers
e dagli esilaranti booklets, fino a canzoni come
"Servi della gleba" o "El pube", vere e proprie
piccole opere dove intuizioni musicali di primissimo
piano si fondono ad una ricerca linguistica che
vede pochi ed illustri paragoni in altri ambiti
(Alessandro Bergonzoni, Stefano Bartezzaghi).
Un'ultima cosa molto importante, prima di augurarmi
che questo sia il vostro prossimo acquisto (due
CD al prezzo di uno, come strillano sul retro
copertina): le registrazioni sono antecedenti
la scomparsa di Feiez (al secolo Paolo Panigada),
eccezionale polistrumentista del gruppo. Egli
continua ad essere omaggiato dai vecchi compagni,
con abbondanti dosi di ironia e voglia di giocare,
il modo migliore per ricordare una personalità
prorompente al servizio di un unico collettivo,
Unico.
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