Da qualche anno un capellone riccioluto si aggirava
sui palchi a fianco della figurina gracile e ossuta
di Lalli, cantautrice torinese conosciuta purtroppo
più per la militanza nei Franti che per
la propria produzione solista. Pietro Salizzoni
aveva già scritto le canzoni a 4 mani con
lei nel precedente “All’improvviso
nella mia stanza”, suonato le chitarre e
prodotto il tutto, ma l’album era soltanto
a nome “Lalli”. Sulla (magnifica)
copertina di questo nuovo “èlia”
(altra novità: la prima a non essere in
bianco e nero) compare invece la dicitura “Lalli&Pietro
Salizzoni”.
Ci si aspetta qualche cambiamento, e non si rimane
delusi. “èlia” è il
più accessibile fra gli album della cantautrice,
il più colorato, il più vivace,
è quello che più di tutti ha al
suo interno canzoni singolarmente memorabili (“Cosa
mi aspetto da te”, “La canzone di
Adele”, ma soprattutto “Li riconosco
a stento”, una delle più belle canzoni
d’autore italiane in senso stretto degli
ultimi anni), anche per i testi (anche per quanto
riguarda le canzoni non autografe: “I gatti
lo sapranno”, adattata da Pavese e “Una
lettera per me”, tratta da “C’est
tout” di Marguerite Duras), arrangiamenti
più elaborati danno più risalto
ad archi e fiati rispetto al passato, la voce
è meno sola e viene spesso raddoppiata
da un controcanto. Forse ne risente leggermente
lo spessore complessivo, soprattutto se comparato
ai due precedenti lavori.
Quello che non cambierà mai, a quanto
pare, è la scarsa attenzione del pubblico
e della critica intorno al mondo e alla musica
di Lalli. Quanto ci vorrà ancora prima
che le si riconosca lo status di cantautrice di
rilevanza nazionale? Ci sarà anche un po’
di campanilismo in quello che dico, ma la sensazione,
che la si veda suonare in un cantina di fronte
a 10 persone o in un auditorium di fronte a 200,
è che meriti di più, o semplicemente
che meriti molto e basta.
Lei è sempre modesta, timida fino all’eccesso,
e non penso si preoccupi oltre misura di questi
problemi. Perché in un modo o nell’altro
gode sempre di quello che fa, perché l’onestà
paga perlomeno a livello di soddisfazione personale,
perché ha scelto di continuare a cercarsi,
a scoprirsi. Scusaci, Lalli, sappiamo che è
poco. Ma per ora non possiamo che dirti semplicemente
grazie.
collegamenti su MusiKàl!
Lalli - Intervista
(20-11-2003)
Lalli - Concerto
al Calamita (Cavriago - RE)
Franti - Non
classificato
Stefano Giaccone - Tutto
quello che vediamo è qualcos'altro