Vai all'homepage di Kalporz MusiKàl!, la rivista musicale di Kalporz Mappa di Kalporz

MusiKàl! - Recensioni, Artisti, News musicali
» Novità Album e Live
» News
» I preferiti di Rokko
» Gli intramontabili
» Kalporzgrafie
» Speciali / Interviste

Osteria - Chiacchiere e Forum
Chiacchiere e Forum

Stalla - Storie in musica
Storie in musica

Municipio - Benvenuti a Kalporz!
Benvenuti a Kalporz!

Cerca un Artista
0-9 A B C D E F G H I
J K L M N O P Q R S
T U V W X Y Z
Ricerca personalizzata

Newsletter
Info & Contatti
Collabora con noi
Pubblicità
Promo e demo
Le Foto su Kalporz
Altroconsumo

PAOLO CONTE
Elegia (Warner, 2004)
segnala questa recensione 
di Max Cavassa scrivi un'email

Paolo Conte - Razmataz

Conte, finalmente! In un’intervista di qualche tempo fa l’Avvocato si diceva molto più interessato all’arrangiamento e alla revisione dei suoi vecchi standard rispetto alla composizione di nuovi, facendo presagire, dietro al baffo ironico e sornione, una senile mancanza d’ispirazione: “…s’invecchia, tutto o molto è già stato scritto…”. La realtà si è rivelata piuttosto vicina a queste parole: “Una faccia in prestito”, ultima raccolta di nuove canzoni, è datato 1995, mentre “Razmataz” (2000) mette in musica, anzi, in musical, un pluridecennale progetto contiano legato a suoi disegni dall’ispirazione anni ‘10/’20. Ben inteso, “Razmataz” contiene gioielli musicali inestimabili, ma forse la scelta dei testi in francese e inglese l’aveva tenuto un po’ distante dallo zoccolo duro dei fan.

L’uscita di “Elegia” è quindi significativa per tre buoni motivi: l’ispirazione sottilmente evocata è tornata, insieme alla ripresa dell’italiano come mezzo espressivo e, soprattutto, al ritorno a temi e atmosfere tipiche del primo Conte. Quest’ultimo fattore è quello che colpisce e interessa maggiormente, vista la piega decisamente “big orchestra jazz” che aveva caratterizzato il succitato “Una faccia in prestito” e lo straordinario “900”, per non parlare delle espressioni altamente alla Glenn Miller/Duke Ellington immesse a piene mani nelle tournée degli ultimi 15 anni.

A Conte insomma è tornata voglia di Mocambo, di aggiungere un altro tassello a quella lunga storia di un barista alle prese con una vita precaria, donne precarie, curatori fallimentari precari… “La nostalgia del Mocambo” ritira fuori quelli “del ‘73”, i tiratardi, gli “amici miei” che sembrano appartenere a un’epoca lontanissima, dove la crisi bussava già alle porte degli italiani con l’Austerity ma dove le donne e gli uomini avevano una vitalità oggi perduta, forse figlia di mille sofferenze, forse solo mito che si staglia ormai nelle nebbie del tempo.

“Elegia” è un album sobrio, di riservata malinconia, fatto di arrangiamenti finissimi, appena accennati, schizzi impressionisti che domandano di essere ascoltati più volte: decifrare per essere soggiogati dal piacere, un baratto alquanto allettante. Il tempo sembra immobilizzarsi nello straniamento scarno e rarefatto di “Chissà”, “Molto lontano”, “Sonno elefante”, perle del corpo centrale dell’opera. Qua e là spuntano strumenti quasi desueti, come il fagotto e il corno francese, i cui assolo paiono risucchiare questa immobilità per portarla in luoghi remoti, sconosciuti, non si sa, “Chissà”…

Si riascolta Conte cantare su toni alti, quasi declamatori, ai confini del fuori registro: “Sandwich man” è grottescamente sublime, ritmo sostenuto, a metà tra un “Azzurro” e una “Topolino amaranto”. Erano davvero anni che l’astigiano non produceva una canzone potenzialmente da classifica: se la cantasse Celentano non avrei dubbi sul suo successo.

Esemplari di un ritorno alle origini del cantautore piemontese sono le tracce che aprono e chiudono il disco. “Elegia” è un classico, piano e voce, qualche spruzzata di sax, un violoncello che fa da contraltare vagamente romantico alla voce rugginosa dell’interprete. “La vecchia giacca nuova” è l’episodio finale, la ciliegina sulla torta, canzone dallo svolgersi semplice e buffo, una filastrocca geniale che disegna un ritratto spietato e disincantato di come la gente veda solo quello che vuol vedere, di come si è tutti racchiusi in pochi infimi codici e di quanto sia difficile, per non dire impossibile, uscirne. I due minuti e trentaquattro secondi de “La vecchia giacca nuova” sono la somma creazione di un sarto imperiale, che con il suo vestito di parole e note evoca in un colpo solo i flaneur di Baudelaire, l’incomunicabilità espressa dalla Nouvelle Vague e da Ingmar Bergman, la feroce e tragica “Dolce vita” di Fellini.




collegamenti su MusiKàl!
Paolo Conte - la Kalporzgrafia




2 dicembre 2004


Track list:


1. Elegia
2. Sandwich man
3. La casa cinese
4. Frisco
5. Chissà
6. Molto lontano
7. Non ridere
8. Bamboolah
9. La nostalgia del Mocambo
10. Sonno elefante
11. India
12. La vecchia giacca nuova



I commenti
   
aggiungi il tuo commento!
torna su

adv
Damo Suzuki's Network con Thomas Wydler (Bad Seeds)
Sabato 20 marzo al Calamita di Cavriago (RE)


»
NOVITA'
le ultime recensioni

The Magnetic Fields - Realism

The Flaming Lips - The Dark Side Of The Moon

Thee Silver Mt. Zion – Kollaps Tradixionales

Owen Pallett - Heartland
Eimog - Scenario

»
CONCERTI
gli ultimi recensiti
Samuel Katarro - Off (Modena)
Kasabian - Estragon (Bologna)
Air - Estragon (Bologna)
AA.VV. - Creamfields 2009
Art Brut + Kid Harpoon - Circolo degli Artisti (Roma)

»
ROKKO-BEAT
i preferiti di Rokko
The Antlers - Hospice
Soap & Skin - Lovetune For Vacuum
Doves - Kingdom Of Rust
Shearwater - Rook
Gnarls Barkley - The Odd Couple

»
EVER-KALPORZ
gli intramontabili
Alice In Chains - Jar Of Flies
Air - Moon Safari
Cult - Love
Primal Scream - Screamadelica
Einsturzende Neubauten - Fünf Auf Der Nach Oben Offenen Richterskala



Home | MusiKàl | Municipio | Osteria | Stalla

Copyright  © Kalporz 2000-2010. Tutti i diritti riservati

Kalporz su: Facebook | MySpace | Twitter