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EELS
Concerto ai Magazzini Generali di Milano (18 novembre 2001)
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di Francesco Gatti scrivi un'email

La suggestiva cornice dei Magazzini, metà capannone e metà "spazio da musica" attrezzato, si adatta benissimo ai nuovi eels, orientati ad un rock essenziale e dalle sonorità persino grezze. Assai differenti, quindi, dal blues-rock sperimentale e dalle sonorità ricercate che avevano caratterizzato i loro ultimi lavori, "Elec-tro-shock blues" e "Daisies of the Galaxy", o il live orchestrale "Oh what a beautiful morning". Qui si suona soprattutto dall'ultimo "Souljacker", fatto di rock ibrido ma anche di rabbia e di sacro fuoco r'n'r, di quella brutalità che evoca quella del "ladro di anime" che dà appunto il titolo all'album.

Ecco dunque la nuova veste degli eels: due membri relativamente nuovi (il chitarrista John Parish, già con PJ Harvey, e il virtuoso bassista/chitarrista/tastierista Adam Spiegel) e la vera anima della band, il duo Butch (Jonatan Norton) ed E (Mark Oliver Everett), rispettivamente batterista e vocalist - ma all'occorrenza traffica con chitarra e organo. Nuova pelle, si diceva. Dimenticatevi il look stranito e un po' freak esibito dalla band fino ad oggi, e guardateli ora: Butch un inquietante ibrido tra un cowboy ed uno skinhead, Spiegel che si fa tutto il concer-to con una calza sul volto a mo' di rapinatore, Parish un benzinaio dallo sguardo un po' folle, ed infine E, barba lunga, occhiali scuri, berretto di lana e tuta da lavoro, che forza continuamente la voce, rauca e acida come non mai. Guardate ora il pubblico: pochi aficionados, qualche curioso, molti rampolli della Milano da bere che sarebbero meno fuori luogo nella savana tanzanese. L'atmosfera ne risentirà, peccato; fosse solo per i quattro loschi figuri sul palco, il concerto sarebbe un'ininterrotta scarica di adrenalina. Partono con una "Dog faced boy" impostata su un riff di grande potenza e terribilmente distorto. In acido. E' un rock obliquo, forte ma mai puro, quello che ci servono gli eels: "Fresh feeling" e "That's not really funny" perdono l'aria svagata dell'album, e dalle rarefatte atmosfere orchestrali passano ad un tappeto di suoni distorti, un po' ubriachi, in continua lotta con un drumming serrato e potente. Anche la lettura di brani meno recenti non delude: "Daisies of the Galaxy" e "Climbing to the moon" sono magiche, ballate un po' sognanti inter-vallate da assoli e riff vigorosi. "Souljacker part I", eseguita due volte in rapida successione ("just because today is sunday we're not going to miss a double dose", ridacchia E), è compatta e un po' allucinata. "Word of shit" e "What is this note" rappresentano invece la faccia più ringhiosa e sarcastica dei nuovi eels, un rock che puzza di benzene e adrenalina.

Il concerto fila via rapido, teso, mai più di trenta secondi tra una canzone e l'altra, e in un'ora e venti siamo già ai bis. Poca voglia di lavorare? Scarso feeling col pubblico? Più probabile la seconda, visto l'atteggiamento eloquente della band. E' scoraggiante vedere un pubblico applaudire educatamente a "Mr. E's beautiful blues", che ha l'esplosiva genialità dei pezzi di Beck, oppure squagliarsela rapidissimo alla prima uscita del gruppo dal palco. Le Mercedes posteggiate in doppia fila, evidentemente, non possono aspettare. Noialtri si rimane quindi con un po' di amaro in bocca, non tanto per la musica, che rende meglio live di quanto non faccia in studio, quanto piuttosto per l'atmosfera un po' tradita: il tentativo degli eels, in questo tour, sembra proprio essere quello di coinvolgere di forza il pubblico all'interno del loro immaginario, di provocare una reazione emotiva decisa. Le liriche inquietanti di E, le continue ibridazioni musicali, l'immaginario che per-vade l'ultimo disco, tutto questo ha trovato nell'esibizione live una solida ragion d'essere e una fisicità entu-siasmante. Sarà per la prossima volta, allora..


Recensioni collegate
eels - Souljacker
Beck - Midnite Vultures, Concerto a Ferrara
PJ Harvey - To Bring You My Love, Stories From The City..., Concerto a Milano






29 novembre 2001




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