di Paolo
Bardelli 
Si parla di “suggestione” nelle
interviste che seguono “L’Eclissi”.
Ed è vero: è la suggestione di
ritrovare i Subsonica che fanno un passo indietro,
che trovano una compattezza (sonora) inaspettata,
una freschezza invidiabile per tutti quelli che
non fanno musica da ieri.
I pezzi portano l’ascolto
in una dimensione onirica ma allo stesso concreta,
i suoni si inscuriscono (non a caso nei testi
parole ricorrenti sono “nero”, “scuro”, “buio”),
l’elettronica torna a farla da indiscussa
padrona con una lucidità straniante, fulgida
e brillante.
Colpisce il senso di spazialità che
trasmettono brani come “Il Centro Della
Fiamma” (su territori confinanti con gli
ultimi LCD Soundystem), la confidenza dei minimalismi
ne “Ali Scure” e “Alibi” (splendida
l’ambientazione sonora dell’inizio
di “Ali Scure” dove, per ricreare
l’atmosfera che precede un bombardamento,
i Subsonici usano ticchettii e fruscii tanto
casalinghi quanto guardinghi), la reprise dei
ritmi Anni Novanta del primo album in “Piombo” (testo
ispirato dal libro “Gomorra” di Roberto
Saviano).
I Subsonica sono autenticamente contemporanei,
rappresentano davvero lo spaesamento dei nostri
tempi, dei nostri luoghi: di oggi, di adesso.
Il loro approccio potrà sembrare a qualcuno “un
po’ da MTV” ma è invece basato
su un’onestà indiscutibile, un rapporto
aperto con il loro pubblico (attraverso la comunità di
subsonica.it, un mondo virtuale particolarmente
vivace) e la consapevolezza data dalla ormai
raggiunta maturità. Una maturità però attiva
e curiosa, attenta ai segni disseminati nell’etere
e nei giornali e pronta a riportare la nostra
attenzione sulla necessità di stare in
guardia (“La Glaciazione”), di preservare
la nostra identità (“Canenero”),
ricordandosi dell’esigenza dei cambiamenti
(“L’Ultima Risposta”) con la
prospettiva di (ri)trovare un porto sicuro (la
ghost track “Corpo Celeste”). Al
di là dei temi che un po’ banalmente
potrebbero essere riportati solo alla pedofilia
(“Canenero”) o alla camorra (“Piombo”), è invece
chiara la capacità di “L’Eclissi” di
parlare per linguaggi universali, di veicolare
la sensibilità di tanti e tanti giovani.
Con una franchezza da far spavento: dato che
quando si parla di emozioni si discorre in fondo
di sentimenti, attenzione a qualche trappola
disseminata qua e là in “L’Eclissi”.
Un tremito potrebbe ad esempio sorprendervi in “Nei
Nostri Luoghi”, e forse non solo se in
passato un vostro amore è stato solcato
dalla colonna sonora dei Subsonica.
Nessun abbandono
definitivo alla disillusione però, perché questo
che può forse essere considerato il miglior
album dei Subsonica ci parla di buio ma anche
di luce, di eclissi ma anche di sole.
“Quando
tornò a guardare nella scatola riflettente,
vide che il cielo scintillante non era più un
cerchio perfetto; ora sul lato destro c’era
un’intaccatura di oscurità. […]
I minuti trascorrevano lentamente. [..] il fiato
di venticello che accarezzò la terrazza
e la risvegliò era inaspettatamente freddo
[..] Lo spicchio scuro sulla destra, che aveva
segnato l’inizio dell’eclisse, era
ora diventato uno spicchio abbacinante di luce
solare sulla sinistra. Era così fulgente
che sembrava quasi librarsi al di sopra della
superficie della scatola riflettente”. (Stephen King, “Il Gioco di Gerald”).
Perché ogni eclisse passa e va, come una
nuvola. Dopo torna sempre il sereno.
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dicembre 2007 |