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PINK FLOYD
Echoes (2CD, EMI, 2001)
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di Max Cavassa scrivi un'email

The Beatles - 1

Praticamente a 35 anni di distanza dal memorabile debut album ("The piper at the gates of dawn"), uno dei gruppi più famosi e celebrati della storia del rock prova a raggruppare un'intera carriera dentro due cd, cercando magari di imitare il successo planetario di "One" dei Beatles. In effetti, nella storia dei Floyd questo è il primo serio tentativo di riepilogare un percorso artistico assolutamente variegato e pieno di sfaccettature. Naturalmente, l'esule volontario Waters non deve avere avuto gran voce in capitolo, vista l'invadente presenza nella track list di scadenti episodi post autolicenziamento. Da molto tempo la gloriosa sigla è un mero esercizio commerciale, e le rare volte che i reduci Gilmour, Wright e Mason si sono rifatti vivi lo hanno fatto con "prodotti", tra l'altro pure scadenti, o meglio, scaduti. Eh già, la data di scadenza della scatoletta Pink Floyd segna 1979, l'anno di "The Wall", l'ultima zampata di classe di un ensemble innovatore e commerciale al contempo.

Come tutte (o quasi) le antologie, anche "Echoes" soffre di omissioni dolorosissime. Capolavori assoluti come il citato primo ellepì, o lo straconosciuto "Dark side of the moon", dovrebbero essere salvaguardati nella loro interezza ed integrità artistica. La successione dei brani, specialmente in "Dark side…", è sacra, è una costruzione perfetta che ha fondamenta nel cuore e nel cervello di ogni fan o appassionato di grande musica. Avendo voluto fare di "Echoes" una sorta di "antologia concept", ogni traccia è mixata alla successiva: è così che ci si trova dentro l'incubo di ascoltare la dissolvenza di gemme come "Money" o "Us and them" sfociare in quei terribili pezzi bolsi e loffi degli ultimi Floyd, degni figli della pancia gonfia di Gilmour.

Ci si può sempre comunque consolare risentendo alcune tra le meraviglie create da Waters e compagni, e soprattutto sperare che, grazie alle vendite elevatissime ottenute, l'album raggiunga qualche ignaro, ignaro soprattutto delle delizie della prima ora, quando un certo Syd Barrett seminava dissennatamente il suo genio e la sua follia in inarrivabili psycho-pop pastiches come "See Emily play" e "Arnold Layne". Prima di sciogliersi nell'acido, il Diamante Pazzo ha fatto in tempo a dare una direzione importante ad una larga parte della musica inglese di fine anni '60 e di motivare il claustrofobico compagno Waters a rincorrerne le gesta, liberando i propri demoni nella seminale "Set the controls for the heart of the sun". Da segnalare infine il solito inedito trappola, "When the tigers broke free", tratta dalle sessions di "The Wall" e giustamente mai inserita nella final list, vista la sua mediocrità.

Recensioni collegate:
Pink Floyd - la Kalporzgrafia
Syd Barrett
- Barrett
The Beatles - Kalporzgrafia
Roger Waters - In The Flesh



21 gennaio 2002


Track list:


CD 1
1. Astronomy Domine
2. See Emily Play
3. The Happiest Day of Our Lives
4. Another Brick in the Wall (Part 2)
5. Echoes
6. Hey You
7. Marooned
8. The Great Gig in the Sky
9. Set the Controls for the Heart of the Sun
10. Money
11. Keep Talking
12. Sheep
13. Sorrow

CD 2
1. Shine On You Crazy Diamond (Parts 1-7)
2. Time
3. The Fletcher Memorial Home
4. Comfortably Numb
5. When the Tigers Broke Free
6. One of These Days
7. Us And Them
8. Learning to Fly
9. Arnold Layne
10. Wish You Were Here
11. Jug Band Blues
12. High Hopes
13. Bike



I commenti


Enzo Lanciano
19 agosto 2002
"When the tigers broke free" mediocre?!? Beh.. non ho parole! Comunque il brano in questione secondo me è il punto di collegamento tra The Wall e The final cut e da questo punto di vista è tutt'altro che secondario (anche se nell'album non c'è)...


Dave
7 agosto 2002
Questo disco è una schifezza commerciale...Canzoni assemblate male senza continuità di tempo nè cronologico nè musicale..Canzoni tagliate e alcune omesse fanno questo album non consigliabile a un vero fan...


pier
19 luglio 2002
Ho le mie idee sui Pink, ma esse sono un pò...confuse! Dunque, è
pur vero che i tre albums dopo "Wall", non hanno nulla del fascino di quelli
prima, ma se l'ingrassato Gilmour non è riuscito a comporre, da solo, inni
della forza di quelli degli anni '70, non è che il nevrotico Waters, nei
suoi progetti solisti, abbia creato musica epocale!. E allora...e allora è
successa a loro la stessa cosa dei Beatles: la ditta Lennon/Mc Cartney ha
sfornato una inaudita e fittissima serie di capolavori quando era a contatto
dopodichè, una volta separati, solo qualche isolata gemma musicale, qualche
colpo di coda. Anche a Gilmour e Waters il meglio è venuto fuori quando
convivevano artisticamente, si è rotto un equilibrio, si è persa
un'alchimia. Ragionando sui meriti artistici dei Floyd comunque opto
istintivamente per i "gilmouriani" (manco a dirlo, la minoranza), perchè
ritengo la fase melodica di una canzone la sua prima e più importante
qualità, e quella era, nei Floyd, prerogativa di Gilmour. Waters era
altrettanto importante per aggiungere la fase "strutturale" alla faccenda,
oltre ai testi naturalmente: insomma, Waters l'architetto e Gilmour il
decoratore, Waters l'ingegnere e Gilmour il "musicista".
Detto ciò, siccome Echoes è un "greatest hits", do la mia personale
classifica degli albums dei Floyd:
1) Dark Side
2) Meddle
3) Wish You Were Here
4) Wall
5) Piper
6) More
7) Atom
8) Animals
9) Ummagumma
10) Obscured
Spiace vedere uno splendido musicista come Gilmour, deluso ma non
giustificato da un tentativo di carriera solista poco riconosciuto ancorchè
notevole (molto meglio i due "solo" di Dave che gli ultimi due Floyd in
studio), impegnato a raschiare il barile del mito Floyd tirando fuori
(modesta) nuova musica ogni dieci anni ( fra l'altro coll'aiuto di uno
stuolo di autori mestieranti). Mi stanno benissimo le tournee' faraoniche, è
così che sono sempre state quelle dei Floyd e così devono essere, non mi sta
bene invece l'uscita ogni due anni di un doppio CD con i soliti pezzi. Per
chiudere, voglio scrivere una mia personale lista di gioielli misconosciuti
(si fa per dire) della produzione Floyd, nel senso di brani fuori dai
classici greatest hits ma che hanno in sè pura magia:
_Grantchester Meadows
_Cirrus Minor
_If
_Brain Damage
_Free Four


sauro
1 giugno 2002
sicuramente waters era bravo ma gilmour ancora di più , senza
barret non potevano iniziare , ma senza gilmour non potevano proseguire ,
infine a me gli album dopo waters piacciono un casino saluti a tutti.


Foreign field
17 maggio 2002

Solo x rispondere a rosafluidoprofondo....
penso che nel gesto di quella bambina di dodici
anni ci si possa trovare anche un filo di speranza...
pensa che magari, dopo avere ascoltato echoes, non ascolterà mai più quello
dei backstreet boys
ne niente altro di simile x tutta la sua vita.
Una cosa su Waters: se qualcuno ha visto il suo concerto ad Assago se la
sentirebbe mica di farne una piccola recensione su questo spazio commenti,
x chi, come il sottoscritto, non ha avuto la fortuna di andarci.
E' sempre il dolce, romantico, incazzoso, paranoico ed ironico individuo
di cui non posso fare a meno?

carl palmer il più grande batterista di tutti i tempi 11 maggio 2002
dite pure tutto quello ke volete su questa antologia.forse avete
ragione!!!!ma per favore....dire che gli ultimi album sono frutto della
pancia gonfia di gilmour è troppo!!!!sentitevi un pò le atmosfere di the
division......

Anadyr1 9 maggio 2002
sono completamente daccordo con la critica precedente. Il mito dei
Pink Floyd deve molto anche al Gilmour del periodo post-Waters, la loro
originalità non è un merito inviolabile di Wathers. In ogni caso credo anche
io che Echoes sia un insulto
al mito...

Ivo 26 aprile 2002
Noi ci struggiamo pensando alla fine dei nostri amati Pink Floyd,
forse tendiamo anche a commiserarci come se fossimo gli esseri più
sfortunati sulla terra ma pensiamo a chi non fa altro che "ascoltare" musica
delle balle e non conosce quella vera... noi, in fondo, li amiamo e li
apprezziamo, ci hanno dato tanto e se non incideranno più bè, pazienza tanto
abbiamo tanto bel materiale da ascoltare e amare.


manuel
11 aprile 2002
A quelli che denigrano il lavoro dei p.f post Waters dico: provate
ad immaginare i P.F senza Dave, sarebbe togliere la voce ad un corpo
straordinariamente bello.
I Pink Floyd sono l'anima della mia musica ed è proprio in lei che ritrovo
me stesso.



ANDREA
3 aprile 2002

io credo che si sminuisca troppo il lavoro post-Waters dei Pink
Floyd. Gilmour non sarà stato certo all'altezz di Barrett e tantomeno di
Waters, ma come dimenticare alcune sue canzoni capolavoro (High Hopes -
Coming back to life - On the turning away). sono d'accordo invece
sull'inutilità del disco Echoes, che nonostante tutto è riuscito a far
conoscere i Pink Floyd anche a persone ignoranti in fatto di musica che in
un periodo musicalmnete sterile come questo hanno avuto il piacere di
sentire qualcosa di veramente eccezionale.



Antonio 31marzo 2002
Questa antologia sarà pure per fini commerciali ma credo
contribuisca molto a far conoscere i "padroni del suono" ai ragazzi, che
come me, sono nati in un'epoca in cui WATERS era già avviato alla carriera
solista.I PINK non possono essere "racchiusi" e capiti in 26 brani...E' un
mondo a parte tutto da studiare e assaporare.
Mi dispiace solo vedere gente che non sa neanche dell'esistenza di DARK SIDE
OF THE MOON e si riempie la bocca menzionando: PINK FLOYD solo perchè sono
leggenda. IPOCRITI!
In conclusione non ho preso Echoes perchè i FLOYD preferisco ascoltarli nel
contesto di un intero album e non in una "greatest hits" da discoteca!
ORRIBILE!



roger
13 marzo 2002
Sono rimasto deluso quando ho saputo dell’uscita del The Best dei Floyd.
Stiamo parlando di uomini straricchi che potrebbero vivere di rendita solo con Dark side e invece…fanno una raccolta.Sono sicuro che i Fans (veri) non l’avranno comprato e non lo faranno mai.Queste raccolte banalizzano le canzoni.Che senso ha dico io ascoltare Another brick in the wall fuori dal contesto dell’album The Wall?? E lo stesso discorso vale per canzoni estrapolate da album come Dark side of the moon.Sono raccolte per persone che si fermano soltanto superficialmente alle canzoni…non dico altro.



rosafluidoprofondoviolasabbanerodirigibiledipiombo-insomma:ROCK! 7 marzo 2002
questa porcheria è una effrazione alla sacralità di una autentica istituzione del rock.
E' soltanto una avida operazione commerciale il cui fine ultimo è quello di riassumere sbrigativamente la carriera di un complesso inarrivabile per riscuotere i soldi di coloro che sono arrivati tardi e si sono persi lo spettacolo.
non si può fare una antologia di un gruppo come questo, non si possono infilare in un disco dei "pezzetti" di concept album come se fossero canzonette. la loro peculiarità è proprio quella di essere opere concettualiche vanno ascoltate dall'inizio alla fine per essere capite. profanare dark side of the moon è troppo!
provate ad infilare in un disco soltanto questi quattro pezzi dei floyd:
- interstellar overdrive
- echoes
- atom heart mother
- shine on you crazy diamond
il minutaggio dei pezzi non segue il formato canzone. si tratta di lunghi componimenti che da soli occupano un intero disco! e tutti gli altri dove li mettiamo?
Ieri entro in un negozio di dischi e una ragazzina che avrà avuto 12 anni stava comprando un cd dei backstreet boys.nell'altra mano stringeva echoes!
...non c'è più religione...



amarok 1 marzo 2002
Un album ridicolo e ancora più ridicolo è vederlo in cima alle classifiche.Certe volte il silenzio è d'oro.



FEDE 28 febbraio 2002
Sono d'accordo un pò con tutte e due le precedenti recensioni, considerando che con questo disco (che pure ho comperato) i PINK FLOYD hanno voluto forse ripetere il successo di One dei Beatles e che per un gruppo che ha gridato tutto quello che aveva da dire e non lo detto come tutti gli altri, sia un pò inglorioso un ritorno del genere della serie "tornano le vecchie glorie"; è bello ricordarseli come erano



gabriel gaetanocimino@libero.it 23 febbraio 2002
I padroni assoluti della musica per sempre !!!
non moriranno mai!!!!



il sapiente musicale 18 febbraio 2002
parliamo dei pink floyd perciò non serve nessun commento



Bigo luca2003@hotmail.com 28 gennaio 2002
...Una grandissima delusione che rovina la vera essenza del gruppo.
Waters aveva detto quando si è "escluso" che il gruppo non aveva più senso di esistere, in quanto avevano già detto e gridato quello che dovevano esprimere con la loro musica. Ora non c'era più niente da dire. E infatti così è stato, i pink floid hanno parlato e urlato al mondo, quando erano veramente i pink floid. Ora sono solo un gruppo di bravi musicisti, che purtroppo non hanno più niente da dire...



Franco 27 gennaio 2002

Non sono assolutamente d'accordo con la recensione qui sopra. Se da un lato è verissimo che molti brani dei PF non possono essere avulsi dal contesto (Animals, The Wall e The Final Cut sono concept album...) e anche vero che i due lavori post-Waters sono tuttaltro che "scadenti", "scaduti", "terribili", "bolsi" e "loffi"; la bellezza sarà anche soggettiva ma il cattivo gusto della recensione di Max Canavassa è oggettivo.
Che Waters fosse geniale (anche più di Barrett) non si discute, ma la "pancia gonfia" (sic!) di Gilmour con la sua chitarra ha contribuito a costruire il mito dei PF e ha composto alcuni dei pezzi più belli in assoluto.
Infine: "When the tigers broke free" è tutt'altro che mediocre, è stata esclusa dall'album ma è presente in 2 parti del film "The Wall"


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