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BOB DYLAN
Concerto al Ravenna Festival (RA) (19 aprile 2002)
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di Elisa Bianchini scrivi un'email

E' un grande concerto quello che Bob Dylan offre all'apertura del "Ravenna Festival", dedicato quest'anno alla memoria degli attentati che hanno colpito gli Stati Uniti e il mondo l'11 settembre 2001. Per la prima volta in questa città, in una tournée che ha visto come uniche date europee Monaco, Milano e Ravenna, Dylan appare più in forma che mai. Sale sul palco puntualissimo, alle 21.00, l'enorme stetson bianco calato sugli occhi, pantaloni neri aderenti e chitarra a tracolla. Nessuna concessione al pubblico, che si aspetterebbe una parola, una frase di saluto, o di commento al tema impegnativo scelto dal "Ravenna Festival" quest'anno…nulla: solo musica, ottima musica, per quasi due ore e mezza.

Nel tempo di una canzone, l'atmosfera è già calda e coinvolgente, e l'emozione che la band trasmette non lascia indifferenti le 3.500 persone che riempiono il PalaDeAndré. E' divertente osservare il pubblico di questo concerto, eterogeneo come mai: tantissimi ragazzi, accalcati sotto il palco, che acclamano ogni brano, ballano e alzano striscioni; molti signori che hanno conosciuto il Dylan delle ballate anni '60, spesso accompagnati dai figli, ai quali sembrano voler mostrare un mito del loro passato; e tanti curiosi: curiosi di capire chi è diventato il Bob Dylan del 2002, dove è arrivato quello scontroso ragazzo del Minnesota dopo 43 album incisi e quarant'anni di concerti.

Dylan non delude nessuno: "emana allo stesso tempo la consapevolezza di un veterano e l'energia avventurosa di un esordiente" (Edna Gundersen, "USA Today"). Il gruppo composto di grandi solisti (Thony Garnier al basso, George Recile alla batteria, Charles Saxton alla chitarra e Larry Campbell alle tastiere) segue con perfetta armonia l'alternarsi dei brani in scaletta, passando con disinvoltura dall'acustico all'elettrico.

Il concerto, infatti, prevede brani appartenenti a momenti diversi della storia musicale ed artistica di Dylan, dalle prime ballate a voce, chitarra acustica ed armonica, agli influssi del rock elettrico, ai suoni "root" dell'ultimo "Love And Theft". Ma le canzoni sono spesso rese irriconoscibili, e non solo dall'arrangiamento, ma dalla stessa pronuncia delle parole, dall'intonazione, in una ricerca costante per allontanarsi dal senso scontato delle parole e per fare di esse un vero e proprio "materiale musicale…che può e deve essere trasformato a seconda delle circostanze" (Alessandro Carrera).

Solo alla fine di una lunga serie di bis, è concesso risentire le parole che più di tutte sono e rimangono il simbolo dell'intera storia musicale di Bob Dylan: "How many death will it take till he knows that too many people have died? The answer, my friend, is blowin' in the wind".

Ecco la set list completa della serata:

I Am The Man, Thomas
The Times They Are A-Changin'
It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
Forever Young
Tweedle Dee & Tweedle Dum
I Threw It All Away
Subterranean Homesick Blues
Moonlight
It Ain't Me, Babe
Tangled Up In Blue
Tomorrow Is A Long Time
Summer Days
Just Like A Woman
All Along The Watchtower
Rainy Day Women #12 & 35

Bis:
Love Sick
Like A Rolling Stone
I Shall Be Released
Honest With Me
Blowin' In The Wind


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30 aprile 2002




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