E' un grande concerto quello che Bob
Dylan offre all'apertura del "Ravenna
Festival", dedicato quest'anno alla memoria
degli attentati che hanno colpito gli Stati Uniti
e il mondo l'11 settembre 2001. Per la prima volta
in questa città, in una tournée
che ha visto come uniche date europee Monaco,
Milano e Ravenna, Dylan appare più in forma
che mai. Sale sul palco puntualissimo, alle 21.00,
l'enorme stetson bianco calato sugli occhi, pantaloni
neri aderenti e chitarra a tracolla. Nessuna concessione
al pubblico, che si aspetterebbe una parola, una
frase di saluto, o di commento al tema impegnativo
scelto dal "Ravenna Festival" quest'anno
nulla:
solo musica, ottima musica, per quasi due ore
e mezza.
Nel tempo di una canzone, l'atmosfera è
già calda e coinvolgente, e l'emozione
che la band trasmette non lascia indifferenti
le 3.500 persone che riempiono il PalaDeAndré.
E' divertente osservare il pubblico di questo
concerto, eterogeneo come mai: tantissimi ragazzi,
accalcati sotto il palco, che acclamano ogni brano,
ballano e alzano striscioni; molti signori che
hanno conosciuto il Dylan delle ballate anni '60,
spesso accompagnati dai figli, ai quali sembrano
voler mostrare un mito del loro passato; e tanti
curiosi: curiosi di capire chi è diventato
il Bob Dylan del 2002, dove è arrivato
quello scontroso ragazzo del Minnesota dopo 43
album incisi e quarant'anni di concerti.
Dylan non delude nessuno: "emana allo stesso
tempo la consapevolezza di un veterano e l'energia
avventurosa di un esordiente" (Edna Gundersen,
"USA Today"). Il gruppo composto di
grandi solisti (Thony Garnier al basso, George
Recile alla batteria, Charles Saxton alla chitarra
e Larry Campbell alle tastiere) segue con perfetta
armonia l'alternarsi dei brani in scaletta, passando
con disinvoltura dall'acustico all'elettrico.
Il concerto, infatti, prevede brani appartenenti
a momenti diversi della storia musicale ed artistica
di Dylan, dalle prime ballate a voce, chitarra
acustica ed armonica, agli influssi del rock elettrico,
ai suoni "root" dell'ultimo "Love
And Theft". Ma le canzoni sono spesso
rese irriconoscibili, e non solo dall'arrangiamento,
ma dalla stessa pronuncia delle parole, dall'intonazione,
in una ricerca costante per allontanarsi dal senso
scontato delle parole e per fare di esse un vero
e proprio "materiale musicale
che può
e deve essere trasformato a seconda delle circostanze"
(Alessandro Carrera).
Solo alla fine di una lunga serie di bis, è
concesso risentire le parole che più di
tutte sono e rimangono il simbolo dell'intera
storia musicale di Bob Dylan: "How many death
will it take till he knows that too many people
have died? The answer, my friend, is blowin' in
the wind".
Ecco la set list completa della serata:
I Am The Man, Thomas
The Times They Are A-Changin'
It's Alright, Ma (I'm Only Bleeding)
Forever Young
Tweedle Dee & Tweedle Dum
I Threw It All Away
Subterranean Homesick Blues
Moonlight
It Ain't Me, Babe
Tangled Up In Blue
Tomorrow Is A Long Time
Summer Days
Just Like A Woman
All Along The Watchtower
Rainy Day Women #12 & 35
Bis:
Love Sick
Like A Rolling Stone
I Shall Be Released
Honest With Me
Blowin' In The Wind
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