BOB DYLAN - MTV Unplugged (Sony Music, 1995)
di Marco Pavan
E' difficile mettere nero su bianco un'emozione. Ma è proprio quella, un'emozione strana e piacevole, il sentimento che ho provato al primo ascolto di questo (a)tipico live di Dylan del 1995.
E' un disco immediato questo Unplugged alla MTV americana, che gode di una scaletta fenomenale, trascinante, che accompagna l'ascoltatore tra rockabilly scatenati smorzati da ballate riflessive, tutto in continua altalena. Proprio questa alchimia nella scelta e disposizione dei pezzi fa dell'Unplugged un live sobrio ma eccezionale, di una semplicità che sconvolge senza annoiare.
Per fare un esempio dei continui cambi di ritmo, basti pensare alla scoppiettante "Tombstone blues" iniziale (ironia della sorte un brano apparso nel pochissimo acustico "Highway 61 revisited"), monca di una strofa, frenata subitaneamente da una struggente versione di "Shooting star". Ma una volta abituatisi alle rarefatte e tranquillizanti atmosfere del pezzo, si passa, quasi senza respiro, ad una bellissima versione di "All along the watchtower", che somiglia più al rifacimento acustico del celeberrimo remake operato da Hendrix, rispetto a quella del menestrello di Duluth.
C'è spazio anche per un inedito, "John
Brown", bellissimo inno quasi surreale a
condanna della guerra e chi ne fa pretesto di
gloria personale; il tutto accompagnato dagli
arpeggi country-blues dei chitarristi (oltre a
Dylan, John Jackson). Il pezzo è preceduto
da una rallentata "The times they're a-changin"
che, pur ben eseguita, risulta paradossalmente
uno dei punti più bassi dell'album.
La voce di Dylan, arrochita da età ed
alcool, raggiunge livelli espressivi eccezionali,
che impreziosiscono anche il vero gioiello del
disco, una "Desolation row",che anche
nella sua fedeltà all'originale, colpisce
per il trasporto enfatico datole dal suo autore
ed interprete. "Rainy day women # 12&35"
senza ottoni può colpire per l'originalità,
specie se l'organo hammond di Brendan O'Brien
ne scandisce all'ossesso l'incedere blueseggiante.
Altro momento toccante "Love minus zero/no
limit" per sole chitarre ed armonica, quasi
sussurrata, sicuro pezzo da pelle d'oca.
Ritmo più sostenuto in "Dignity"
dove il solito organo hammond impreziosisce molti
passaggi strumentali ed un finale teso ed in crescendo.
Una "Knockin' on Heaven's door" pressochè
recitata (e con alcuni pezzi appositamente "steccati"
dal nostro) se può far storcere il naso
ai puristi, sembra dipingere un Dylan mai così
vicino a chi bussa idealmente alle porte del cielo.
"Like a rolling stone" è un classico
che non può mancare e con quel ritornello,
che sembra cantato quasi per forza e controvoglia
(anche a voce più bassa), assomiglia molto
ad un inno alla libertà nei confronti di
tutto e di tutti.
Si conclude con la vecchissima (1963) "With God on our side", una sorta di preghiera conclusiva che ci porta al pensiero un Dio vicino anche se si è "with no direction home, like a complete unknown, like a rolling stone ".
Un grande disco, classico e particolare allo
stesso momento, sicuramente una delle incisioni
dove Dylan mette più sentimento, facendo
scaturire uno dei migliori documenti che provano
la grandezza interpretativa e non solo compositiva
di Bob.
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Bob Dylan - la
Kalporzgrafia
8 maggio 2003
