Un
luogo comune duro a morire vuole che i gruppi
che fanno musica elettronica sul palco siano delle
vere ciofeche.
I luoghi comuni non sono solo duraturi, ma anche
molto stupidi.
La serata ospita i DRM, autori di uno dei dischi
italiani più importanti dell'anno, quell'"Haiku"
di cui tutti hanno detto un gran bene: un modo
nuovo di fare musica, almeno dalle nostre parti,
una "intelligent dance music" di cui
avevamo avuto solo vaghi sentori. Bene, stando
ai luoghi comuni di cui sopra, molti aspettavano
il trio pisano al varco, e quella del live è
una prova che i DRM superano solo in parte.
La loro esibizione è stata ottima dal
punto di vista dei suoni, in massima parte simili
a quelli del disco se non per le chitarre appena
più corpose; il problema, semmai, è
stato coinvolgere il pubblico presente. Si parte
alla grande con "Barcelona" e la fluidità
martellante di "Voodoo", ma da lì
in poi i brani sembrano tutti troppo omogenei,
e suonati senza la carica necessaria. Solo un
problema di scaletta, o la rinuncia ad impegnarsi
per catturare l'attenzione di un pubblico un po'
disinteressato?
Paradossalmente è stato il gruppo spalla,
i reggiani Judah, a ricevere un'attenzione maggiore,
nonostante la loro proposta tutt'altro che accomodante
o fruibile. Il duo migliora di concerto in concerto,
limando le palesi influenze dei Suicide e di tutta
la scena no wave, a favore di un suono più
personale e convincente. I due hanno un album
in uscita per la Snowdonia a gennaio, ed è
senz'altro un piccolo traguardo meritato, dopo
gli apprezzamenti ricevuti anche da Manuel Agnelli.
Insomma, per una sera sul palco del "Calamita"
non si sono visti né bassi né batterie,
ma la qualità della musica non è
certo stata inferiore. Non sarebbe ora di smetterla
con i luoghi comuni?
collegamenti su MusiKàl!
DRM - Haiku
Suicide - Suicide
Afterhours - la
Kalporzgrafia