Da quanto tempo il vecchio Macca non era così
in forma? Bisogna tornare al 1989, anno di "Flowers
in the dirt" e della corroborante collaborazione
con Declan Mac Manus - alias Elvis Costello -
il quale fungeva un po’ da John Lennon della situazione
con i suoi testi stimolanti e corrosivi e le sue
melodie mai troppo lineari.
Fin dai primi album dopo Beatles,
Uncle Paul si è sovente lasciato andare
a certe sdolcinature musicali, finalmente libere
di uscire impudicamente allo scoperto senza passare
dalla censura/cesura messa in atto da John, George
e Ringo. Ora però non si tratta di parlare
della straordinaria chimica esistente tra i Fab
Four, ma di un artista che conduce una carriera
più o meno solista da oltre 30 anni e che
ha portato avanti, quasi sempre con successo,
la sua visione di un pop-rock melodico di gran
classe, ovviamente figlio di quei dieci anni di
Beatles, ma anche sempre più maccartiano,
riconoscibile nel bene e nel male. Paul non ha
più avuto lo stimolo di scrivere canzoni
come "Helter skelter", "Why don't we do it in
the road?" o "I've got a feeling", la competizione
intestina con altre grandi personalità
si è chiusa nel 1970. Da quel momento in
poi, il celebre bassista non ha incontrato più
filtri e resistenze, se non quelle con sé
stesso. E' così che sono nati dischi qualitativamente
differenti, belli come "Band on the run", incompleti
quanto affascinanti come "Ram", gracili come "Press
to play".
"Driving rain" si staglia nella discografia (e
soprattutto nella vita) di McCartney come una
grande montagna. E' il primo lavoro del dopo Linda
(a pensarci bene, quanti "dopo" ci sono già
stati per Paul!), l'amatissima moglie deceduta
due anni orsono. In questo lasso di tempo, l'artista
è passato dal dolore lacerante della perdita
all'inaspettato (?) nuovo amore per la molto più
giovane Heather Mills. "Driving rain" fotografa
una nuova urgenza di raccontare ed una rinnovata
vena compositiva, sicuramente stimolata da avvenimenti
tanto diversi quanto sconvolgenti. Si nota una
tremenda urgenza di raccontarsi e di sperimentare
nuove strade, ancora una volta. "Spinning on an
axis" e "Rinse the raindrops" descrivono il nuovo
McCartney, raramente così dilatato oltre
gli usuali schemi pop dei 3/4 minuti, sfiorando
addirittura atmosfere prog-soul nella saltellante
e nervosa "Spinning…", scritta assieme al figlio
James.
Anche il singolo "From a lover to a friend" (la
richiesta a Linda di poter amare ancora) risulta
limpido nella prima parte, per poi screziarsi
e diluirsi in un'onirica preghiera di grande effetto.
Il nuovo amore è celebrato nella solare
"Heather", mentre la title track è semplicemente
memorabile, una silly song à la "Hello
Goodbye" con l'incisività cattiva di un
altro Zio Paul, Weller.
E ancora, "Tiny bubble", una gemma che potrebbe
risiedere tra le eleganze scontrose Xtc
(quelli di "Nonsuch") e che fa volare la fantasia
su ipotetiche meraviglie scaturite da un triangolo
con la premiata ditta Partridge & Moulding.
Il masterpiece dell'album si nasconde dietro il
titolo di "Your loving flame", ballata toccata
dal genio musicale, romantica ed emozionante,
ma mai sguaiata e sopra le righe, un vero nuovo
classico nello sterminato repertorio dell'ex Beatle.
E sembra proprio che con "Driving rain" McCartney
abbia voluto ricordare a tutti (in primis a sè
stesso) che la leggenda dei 4 non è ancora
stata raccontata interamente e che un nuovo capitolo
si è aperto. Sgt.Pepper è sempre
tra noi: finché sarà così,
non ci sentiremo mai dei Cuori Solitari.
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