"Ho riempito d'oro il giardino/ perché tu vedessi/
chiaramente dov'è il cammino/ e/ quanti sono i
passi": è così che Cristina
Donà sussurra all'ascoltatore l'elegante invito
ad entrare nel suo mondo, e a scoprire le sue
nuove creature.
Ammaliati, è impossibile resistere, ma il primo
impatto con "Dove sei tu" disorienta, stordisce,
quasi come se fossimo entrati veramente in un
giardino pieno di fiori così belli e diversi tra
loro, da non sapere quale ammirare per primo;
ma é solo un istante, e perdersi tra le canzoni
di questo disco diventa un piacere irrinunciabile.
"Nel mio giardino" ci culla con i suoni morbidi
di un quartetto d'archi e di una tromba, mentre
"Invisibile" ci scuote con i saliscendi continui
dell'elettrica, degli archi e di una voce che
su disco non è mai stata così potente, così ricca
di fremiti e vibrazioni, mentre le parole disegnano
immagini nette di non-azioni, di una persona bloccata
nel suo silenzio.
"In fondo al mare" è uno stupendo momento di
contemplazione, di serenità: "in fondo al mare
nuotano i miei sogni, pronti per risalire. Si
aprono nell'acqua come fiori e in un istante vanno
verso il cielo". Tre grandi canzoni, ma le sorprese
vere iniziano solo ora: "Triathlon" è poco più
di un esperimento, che inizia ricordando le destrutturazioni
dei Radiohead
di "Amnesiac" e finisce per somigliare a un techno-rock
di marca Subsonica (che, non a caso, remixano
il pezzo aggiungendo la voce di Samuel); "The
Truman show" riannoda nuovamente i fili con un
certo rock diretto e abrasivo molto pjharveyiano,
mentre l'incantevole title- track lambisce il
jazz, e regala nuovi brividi.
Le sorprese non sono ancora finite, però: "Il
mondo" è un imprevedibile intreccio di voci raddoppiate,
di una fisarmonica e di percussioni lasciate libere
di vagare; "L'uomo che non parla" contrappone
un testo serioso all'autoironia del coro che la
conclude; "Give it back (to me)", il primo esperimento
con l'inglese, ed è un blues energico, accorato,
dilagante in un finale esplosivo che coincide
col miglior momento di tutto il disco; "Salti
nell'aria" è la tenerissima dedica a Milly, la
figlia di Davey Ray Moor dei Cousteau (qui produttore
artistico), con la voce di Cristina a danzare
intorno alla culla lieve come mille farfalle,
su note che sembrano prese da un musical scritto
dagli Sugarcubes; "Un giorno perfetto" è la chiusura
pacificata e rasserenante di un disco vario ma
non dispersivo, dominato da una voce mai così
duttile e al contempo reso prezioso dall'apporto
di musicisti bravissimi, finalmente aperto alla
melodia pur lasciando sempre più spazio alle chitarre.
In altre parole, un disco splendido. E imperdibile.
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