Tra
i laminatoi in disuso dell'Italsider, quasi sotto
al gigantesco ponte autostradale che collega Sampierdarena
e la Genova (ex) operaia e proletaria a quella più
bourgeois, si è inserito per qualche giorno
il Goa Boa Festival, evento estivo davvero importante
nella scena underground (e non) della città
della Lanterna. Questa edizione ha presentato parecchi
nomi di richiamo, fra i quali spiccava quello di
Manu Chao, a cui
è spettato il compito di aprire le danze
lo scorso 26 giugno. La giornata del 29 vedeva in
cartellone solo gruppi italiani (Stag, Laghisecchi,
Ustmamò e Marlene
Kuntz, questi ultimi i più attesi dal
nutrito pubblico), ad eccezione dei Divine
Comedy, alla loro prima esibizione al di qua
delle Alpi (se si eccettua una sporadica apparizione
come spalla dei Rem un
paio di anni fa). L'ammirazione per la band di Neil
Hannon e la curiosità di vederli davanti
al pubblico italiano ci ha spinto ad essere presenti
al loro debutto.
La scaletta della serata prevedeva i Divine dopo
gli Ustmamò e prima del finale a cura dei
Marlene Kuntz. Ora, fare da opening act ai Rem
può essere un onore, ma suonare fra la
totale indifferenza e spesso tra il dileggio del
popolo che aspetta i Marlene non mi sembra una
grande soddisfazione (con tutto il rispetto per
il bravo gruppo italiano). Nei 45 (quarantacinque!)
minuti on stage, Hannon & Co. hanno provato
a presentare il nuovo "Regeneration",
scegliendo qualche chicca come "Bad Ambassador"
e "Love What You Do". Timidi applausi
e spaventoso brusio di sottofondo Andando
a ritroso nella sua carriera, Hannon ha sottoposto
all'audience "Tonight We Fly", meravigliosa
ballata in continua accelerazione: encefalogramma
piatto, leggermente mossosi causa una tempestosa
versione di "Sweden", che come direbbe
Mick Jagger " would make a dead man
come ". A proposito di "Sweden",
vista la vicinanza del palco all'Ikea, Neil ha
presentato la canzone così: "This
is dedicated to Ikea". Dopo avere chiesto
al pubblico con fine ironia "Do you know
who we are? " e non avere ottenuto alcuna
risposta, il cantante nordirlandese ha chiuso
l'act con una grande versione del pezzo che dà
il titolo all'ultimo album, "Regeneration"
e ha salutato gentilmente un pubblico che non
lo voleva più vedere lì da almeno
20 minuti. Che sia questo il destino del Genio?