Sold out per il concerto dei Divine Comedy al
Forum, costretti a replicare la sera successiva
per le troppe richieste. La serata viene aperta
dagli I Am Kloot, interessante trio di Manchester
formato da batteria, basso elettrico e chitarra
acustica, il quale propone un'ottima miscela
di blues intimista, sulla falsariga dell'imponente
new acoustic movement che sta caratterizzando
molti nuovi gruppi britannici. Fra le nove tracce
proposte, si sono segnalate pedr bellezza e sottile
originalita' "to you" (con backing
vocal in eccitante falsetto) e la finale "stop",
decisamente il pezzo più aggressivo e coinvolgente
fra quelli proposti.
Archiviata la piacevolissima pratica I Am Kloot,
ecco apparire dopo una breve attesa la figura
quasi ieratica di Neil Hannon, alla guida di questi
"nuovi" Divine Comedy, mai come oggi
meritevoli di essere definiti una vera band. Senza
alcuna presentazione formale, il gruppo parte
con "Dumb it down", estratta dal recentissimo
"Regeneration",
il quale verrà eseguito in tutta la sua
interezza, ad eccezione di "Timestretched".
La Nymaniana "Tonight we fly" ci riporta
immediatamente verso le vecchie atmosfere, in
un turbinio di emozioni accelerate dalla grande
prova corale del complesso, in grado di sostenere
un ritmo via via più tambureggiante e circolare
senza perdere un colpo. Hannon è fermo,
impalato davanti al microfono, parco di parole
tra una canzone e l'altra, dotato di un self-control
vocale assolutamente entusiasmante. La mimica
facciale è minima, le note alte vengono
affrontate come un semplice respiro, senza uno
sforzo apparente, bocca semichiusa e diaframma
in azione.
Dopo ottime e coinvolgenti versioni di "Bad
ambassador" e "Lucy", il concerto
soffre come di una pausa emotiva, dovuta principalmente
ad una certa perdita di concentrazione del leader,
il quale sembra distrarsi o essere semplicemente
irritato da una pessima acustica che appiattisce
e banalizza gli arrangiamenti e le finezze stilistiche.
Da ciò nascono diverse imperfezioni e dimenticanze
che contagiano anche l'unitarietà del sound.
I componenti della band sembrano quasi intimoriti
dalla personalità imperscrutabile di Hannon
ed il suono ne risente slegandosi in imprecisioni
evidenti. Il figlio del Bishop di Londonderry
non dà l'impressione di essere molto a
suo agio nei panni di rock band leader, e questa
sensazione è suffragata nel momento in
cui Neil rimane solo con la sua chitarra acustica,
il suo smisurato ego al centro di tutto; in questo
momento egli regala all'audience in visibilio
due magnifiche versioni unplugged di "Pop
singer's fear of the pollen count" e "National
Express". Ristabilito l'amore per sé
stesso ai soliti livelli da K2, Hannon riaccoglie
piacevolmente i suoi "poveri" compagni
d'avventura, avviandosi in gloria verso la
fine dell'esibizione, chiusa con un'emozionante,
stupenda versione di "The beauty regime".
La frase finale, "Slook again in the mirror
and see how perfect you are" è il
miglior viatico per tutti noi, timidi indagatori
di quel genio sarcastico, sfuggente ed inquietante
chiamato Neil Hannon.