Invecchiare è una brutta cosa. C'è
chi cade dalle palme credendo di essere ancora
giovane e chi invece cresce troppo in fretta,
diventando secolare, una leggenda, un pallido
bue dagli occhi gonfi e dai lunghi capelli grigi.
Joseph Mascis ha poco più di quarant'anni,
ne dimostra forse mille. Tra i numerosi spettatori
paganti del Teatro della Concordia di Venaria,
qualche chilometro di distanza da Torino, c'è
chi scommette sul colore delle striscie dell'immancabile
tuta Adidas che avrà addosso. Nostalgici.
Tuta blu, striscie rosse. Murph ha perso tutti
i capelli e si è irrobustito; Louis Knox
Barlow è lo stesso ragazzino di vent'anni
fa. Non il frontman dei Sebadoh, nemmeno il folksinger
pacato di "Emoh":
è il dinosauro che suona il basso come
fosse una chitarra, con un'energia che compensa
la poco credibile staticità di un guitar
hero capace di re-inventare il virtuosismo seppellendolo
sotto strati di distorsione che potremmo più
semplicemente definire rumore. Poco importa
quindi che la reunion dei primi Dinosaur jr. possa
avere fini economici. Perchè quando attaccano
"Gargoyle" capisci che il rock è
ancora vivo, ed è più credibile
l'ingombrante sagoma di J. Mascis che si staglia
su uno sfondo di sei Marshall impilati uno sull'altro
rispetto alla faccia tossica di un Pete Doherty
sulla prima pagina dei giornali.
Scaletta forse non perfetta, ma quando hai tra
le mani tre dischi come "Dinosaur",
You're Living All Over Me"e "Bug",
difficile scegliere una dozzina di canzoni. E
poi la sorpresa, una splendida e inaspettata "The
Wagon" da "Green Mind", album scritto
senza il compagno Barlow e con la presenza saltuaria
di Murph. La differenza, comunque, la fanno i
brani da "You're Living All Over Me",
all'unanimità il capolavoro della band
americana: perchè con "The Lung"
le urla del pubblico si fanno rabbiose e il pogo
si scalda quando J. preme il suo wah e attacca
la lo-fi "Little Fury Things". Si torna
indietro di un paio d'anni al pezzo più
rappresentativo del loro acido e psichedelico
debutto: con l'interminabile assolo finale di
"Forget The Swan" J. Mascis conquista
lo sguardo estatico del pubblico. Il resto è
ancora tutto da "You're Living": i pochi
secondi di quiete prima che "Raisans"
esploda ti ridestano ricordandoti che la sordità
è vicina, e l'effetto "caffettiera"
della chitarra di "Kracked" è
quantomeno liberatorio.
Il bis ci regala l'attesa cover dei Cure,
"Just Like Heaven", e una tiratissima
"Freak Scene"; niente voce scazzata
che mormora "What a mess..."
sotto la coltre di feedback della chitarra urlante.
Ma il casino c'è stato eccome. Un gran
casino che fa brillare gli occhi, figlio tanto
dell'hardcore quanto di Neil
Young, un casino che fa rimpiangere il sound
granitico e storto dell'undeground americano anni
'80: la furia devastante degli Hüsker Dü,
il rumore dei Sonic
Youth, il country-punk dei Meat Puppets. I
Dinosaur Jr. sono tra questi; e se c'è
stata una cosa chiamata grunge, è
anche merito loro. A noi non resta che ammirare
con stupore la loro potenza, andare a dormire
e risvegliarci nel 2006.
Scaletta:
1. Gargoyle
2. Bulbs of passion
3. The Wagon
4. The Lung
5. Little Fury Things
6. No Bones
7. Forget the Swan
8. In a Jar
9. Lose
10.Raisans
11.Kracked
------------------
12.Just Like Heaven
13.Freak Scene
14.Mountain Man
collegamenti su MusiKàl!
Lou Barlow - Emoh
Cure - la Kalporzgrafia
Neil Young - le
recensioni
Sonic Youth - la Kalporzgrafia
Husker Du - Zen Arcade
News > Rolling
Stones a Milano l'11 luglio