Nove frammenti, nove entità autonome, nove tracks
riunite in questo capitolo iniziale dell’antologia
DFA dedicata ai remixes. Niente di nuovo
per chi aveva già assaggiato la “DFA
compilation #2” (2004), per chi ha già masticato
l’eccezionale esordio di Lcd Soundsystem (2005)
nonché “Less Than Human” (2005) di The Juan Maclean.
Queste nove rielaborazioni non sono altro che
il concentrato della propensione al dancefloor
di James Murphy e Tim Goldsworthy, i produttori
più “lanciati” del nostro secolo. Qualunque sia
la base di partenza, la traccia originale, possiamo
ogni volta avvertire la loro inarrestabile tendenza
a fare proprio il materiale di altri. Battute
robuste, basso e synth costituiscono il
valore aggiunto di quelli che, forse non propriamente,
vengono denominati remixes, ma che sono,
in realtà, creazioni che nascono dalle versioni
originali dei brani per poi brillare di luce propria.
Si parte con “Deceptacon” (Le Tigre), una perla,
già nota ai divoratori di cd-mix, circolante da
tempo e presente su due uscite del 2003: l’EP
“Remix” (Le Tigre) e l’incredibile “Tiga Dj–Kicks”
in cui spiccava come ingrediente di un piatto
raffinatissimo. Poi “Mars, Arizona”, rivisitazione
dei Blues Explosion con buona ispirazione, ipnotica
(acida) ed ossessiva. Una rilassata “The Boxer”
strappata a The Chemical Brothers ci rammenta
la lezione di “Come Together” dei Primal Scream.
Passaggio obbligato anche per i Soulwax con evoluzioni
tech-house costruite sopra lo scheletro di “Another
Excuse”. Da “Dance To The Underground” (Radio
4) esce un traccia che non è altro che la versione
pomeridiana del “Playgroup Remix”. Alla numero
6 troviamo una massiccia dub version di “Emerge”
(Fisherspooner), strutturata e decisa, ma, soprattutto,
inconfondibilmente DFA. Continuando con i pezzi
grossi arriva il momento di “Dare” che non aggiunge
niente di indispensabile né alla raccolta di remixes
né alla versione originale dei Gorillaz; la battuta
iniziale è quella di “Loosing My Edge” (Lcd Soundsystem),
il resto lo avevano già fatto Albarn e compagni,
mentre l’evoluzione finale è forse troppo forzata.
“Orange Alert” dei Metro Area viene resa incredibilmente
coinvolgente fin da subito: parte, si rilassa,
poi riparte. Infine “(Just Like We) Breakdown”
dalla cui rielaborazione scaturisce una sorta
di ridefinizione dell’originale, quasi un ammonimento,
un invito alla sobrietà, mantenendo quell’alone
di malinconia che contraddistingue il brano degli
Hot Chip.
Cos’è, dunque, tutto questo darsi da fare? Cos’è
questa voglia di rivisitare e maneggiare le idee
altrui? Forse è presto (o forse è troppo tardi)
per dirlo, ma dobbiamo cominciare a temere seriamente
di essere lentamente invasi da questa entità conosciuta
come DFA, la quale ci imporrà via via la propria
versione di ogni cosa. Stiamo parlando del primo
capitolo (e soltanto per quello che riguarda la
serie “Remixes”) che già sta piombando sulle nostre
teste il secondo. Andando avanti vedremo se l’incubo
di chi crea musica si avvererà: verranno ricordati
gli originali, o verranno ricordati i “DFA Remixes”?
Stiamo e state molto attenti; ormai sono dappertutto.
collegamenti su MusiKàl!
AA.VV. - DFA
Compilation #2
Lcd Soundsystem - Lcd
Soundsystem
Tiga - Sexor
Tiga - Pleasure
From The Bass (12'')
Chemical Brothers - Push
The Button
Chemical Brothers - Come
With Us
Primal Scream - Riot
Ciy Blues
Primal Scream - Evil
Heat
Gorillaz - Gorillaz