Quale commiato più degno dello stile-Sonic
Youth si poteva mai avere con la Geffen, l’etichetta
che ha portato alla ribalta, ormai vent’anni
orson, una delle rare band gloriosamente coerenti
e anti-commerciali degli ultimi tempi? Niente
greatest hits. Niente remix. Niente album dal
vivo. Strumenti (ed espedienti) sempre ripudiati
dallo storico collettivo newyorkese. Si sceglie
quindi l’ostica via di riunire sotto un
unico tetto b-sides, bonus track, rarità,
tracce precedentemente incluse in raccolte esterne
al gruppo. Un disco per i seguaci più integralisti,
insomma, non certamente un punto di partenza attendibile
per chi ha, colpevolmente o distrattamente, trascurato
le produzioni di una delle band più influenti
e significative dell’ultimo ventennio.
Raccolta che copre il periodo che va dal 1994
al 2003, gli anni della graduale deviazione verso
suoni più accessibili e limati, dal primo
vero incidente di percorso, “Experimental
Jet Set, Trash & No Star”, che seguiva
un’incredibile sequenza di dischi tra il
fondamentale e il sublime, al penultimo lavoro
in studio, il controverso “Sonic
nurse”. E verrebbe da riflettere su
quanto ci avrebbe guadagnato in qualità
quest’album con le tre bonus track giapponesi
strumentali incluse in questo “The destroyed
room (B-Sides & Rarities)”. La dilatata
“Fire engine dream”, perversa quanto
un brano di “Confusion
is sex” depurato con equalizzazioni
più care alle sonorità degli ultimi
Sonic Youth o la più “melodica”
“Kim’s chords”, più che
alle strizzatine d’occhio pop-rock 70’s
dell’ultimo “Rather
ripped” si pensi alla propensione “melodica”
dell’ottimo “Murray
street” che ondeggia, vellutata quanto
spigolosa, con le chitarre dei maestri Thurston
Moore e Lee Ranaldo che si aggrovigliano leggiadre
e contorte fino a una sferzata ritmica simil-wave
che lascia un po’ straniti. Fatta da chi,
come dimostrano le fugaci dissonanze dell’altro
out-take dell’album sopra citato, “Beautiful
plateau”, ha aperto la strada a quel filone
di reazione alla new wave, la cosiddetta
no-wave, che darà vita al noise,
allo shoegaze della seconda metà degli
anni 80 contribuendo in maniera consistente, se
non decisiva, all’ondata indie e grunge
di qualche anno dopo.
Sorprendono poco le fasi inconfondibilmente soniche,
dall’acida “Fauxhemians”, sospinta
dal tuonante basso della Gordon incalzata saggiamente
dalla secca batteria di Steve Shelley, alle avanguardistiche
“Queen Anne chair” e “Three
part sectional love”, esercizi di stile
quanto ulteriori prove dell’incredibile
classe del quintetto. E’ bene sottolineare
quintetto, perché nella maggior parte di
questi brani figurava ancora il quinto Sonic Youth,
il poliedrico Jim O’Rourke, attualmente
fuori dal gruppo, impegnato in side-project.
Sorprendono, e non poco, invece il perverso folk
tra Led
Zeppelin e Velvet Underground, biascicato
da una Gordon che fa la Nico, del minuto e poco
di più di “Razor blade” (b-side
del classico “Bull in the heather”),
l’electro-glitch, con tanto di loop e blips,
di “Campfire” (estratto di una compilation
del 2000) e l’ambizioso ambient di una “Loop
cat” (da un’altra compilation, “You
can never go fast enough”) in cui si avverte
più che mai la mano di O’Rourke.
Chiude infine nel migliore dei modi uno dei
classici più suggestivi di oltre venticinque
anni di carriera, la meravigliosa “The diamond
sea”, nella versione con tanto di finale
esteso (dura quasi sei minuti in più dei
diciannove della versione di “Washing machine”)
tra accelerazioni, rallentamenti, feedback, alienanti
intermezzi cupi e claustrofobici, rigogliose reprise.
E soprattutto atmosfere e melodie da lasciar senza
fiato. Quasi a ribadire, idealmente, una volta
per tutte, che credere che i Sonic Youth siano
stati solo rumore sia una delle bestemmie più
imperdonabili della recente storia del rock.
collegamenti su MusiKàl!
Sonic Youth - la Kalporzgrafia
Jim O'Rourke - I'm
Happy, And I'm Singing, And A 1,2,3,4
Jim O'Rourke - Insignificance
Led Zeppelin - la Kalporzgrafia
Velvet Underground - White
Light/White Heat
Velvet Underground - Velvet
Underground & Nico
Nico - Desertshore