Il ventunesimo secolo sarà il secolo
del meticcio portato alle estreme conseguenze,
e i Tv On the Radio possono tranquillamente candidarsi
a band simbolo di questa urgenza nel campo musicale.
Per cercare di rendere chiaro il suono che il
terzetto composto da Tunde Adebimpe alla voce,
Kyp Malone ai cori, alla chitarra e ai loops e
David Andrew Sitek alla “music” ricerca
e plasma bisogna immaginarsi un enorme patchwork
sonoro nel quale far confluire il doo-woop, il
soul, il pop, la new wave e l’elettronica.
Il terzetto mostra un fine gusto per la melodia,
che esplode in maniera irrefrenabile nello stupefacente
singolo “Staring at the Sun”, dove
si mescolano le reiterazioni dei Suicide, un falsetto
sensuale, coretti alla Beach Boys; la musica si
dipana in maniera lineare, preferendo la stratificazione
dei suoni agli improvvisi scarti sonori. La prima
metà dell’album si mantiene su livelli
eccellenti, dai fiati che aprono “The Wrong
Way” scontrandosi con una base ritmica ossessiva
e frastornante all’epico crescendo sinfonico
di “Dreams” – una delle migliori
ballate degli ultimi anni, capace di riportare
alla mente il Bowie post-berlinese – dal
doo-woop a cappella di “Ambulance”,
dove l’uso dei cori e del controcanto acquista
un valore inestimabile (e in alcuni fraseggi sembra
addirittura di trovarsi di fronte ad un’operetta
inglese d’inizio novecento) fino al rock
wave di “Poppy”, urticante, decadente
e fortemente chitarristico spiazzato da un intermezzo
vocale divertente che sembra uscire diritto diritto
dagli USA lindi e pinti degli anni ’50,
quelli che non avevano conosciuto ancora congiure
e ribellioni, apparentemente ricoperti di purezza.
Ogni tanto si mostrano segni di ripetitività,
come in “King Eternal”, motivati più
che altro da un assestamento troppo marcato in
determinate zone della musica, ma viene naturale
perdonare questi peccati di inesperienza. C’è
tempo per sperimentare incursioni nel dub (incrociato
in “Don’t Love You” con la spazialità
cosmica dei Tangerine Dream di “Phaedra”),
nel sudaticcio e malato incedere di “Bomb
Yourself” e nel dark a metà tra vaghezze
tribali e marce militari pronto a diventare jazz
per flauto e fiati sul quale si dipana la voce
aulica di Tunde di “Wear You Out”,
ma in fin dei conti ciò che doveva esser
detto era stato ampiamente esplicitato. Bisogna
ancora capir bene quanto questo terzetto può
dare alla musica contemporanea, ciò che
abbiamo avanti adesso è uno splendido sogno,
al quale basterà dare un colpetto di assestamento
per renderlo quasi perfetto.
collegamenti su MusiKàl!
Suicide - Suicide
David Bowie - Reality
David Bowie - Heathen
David Bowie - Low
David Bowie - Diamond
Dogs
David Bowie - The
Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders
from Mars