Poco pubblico per questa data reggiana dei Delta
V, uno dei gruppi di punta di quella scena di
pop elettronico di cui gli Üstmamò
sono stati indiscussi ispiratori quando qualche
anno fa passarono dal punk al trip-hop; chi ha
rinunciato all'ultimo momento al concerto non
si preoccupi: non ha perso niente di eccezionale.
Complice la pessima acustica del Biotunnel (lo
spazio della Sinistra Giovanile, ossia un enorme
tendone e qualche asse di legno a fare da pavimento),
la serata non è mai decollata, e la band
ha fatto davvero fatica a coinvolgere i presenti.
La scaletta pesca a piene mani dall'ultimo album
di studio, il riuscito "Monaco '74",
recuperando per l'occasione alcuni brani del debutto,
completamente riarrangiati per la voce profonda
della nuova vocalist Gi Kalweit.
La band può contare su ottimi singoli,
ma il resto dei pezzi, almeno stasera, si fa dimenticare
davvero molto facilmente: tutto viene affogato
in uno sciapo pop elettronico, spesso sconfinante
in battiti techno, ma nulla più.
Lascia interdetti una stravolta versione di "Army
of me" di Björk: rallentata, privata
di ogni tensione, completamente inadatta alla
voce profonda della vocalist; non piace nemmeno
il modo in cui propongono il loro maggiore successo,
il rifacimento di "Se telefonando" di
Mina, che sostituisce alle ritmiche drum 'n bass
della versione in studio un lento battito trip-hop,
mentre il testo viene cantato ora in italiano,
ora in inglese.
La band rientra per i bis, e, dopo un altro paio
di canzoni su cui il pubblico balla un po' (tra
queste una vigorosa cover di "Are friends
electric?" di Gary Numan), abbandona il paco,
lasciando un discreto senso di delusione.
Molto probabilmente la scarsa riuscita della serata
dipende in gran parte dalla pessima acustica del
locale, ma in generale non sembra che i Delta
V si siano sforzati più di tanto per coinvolgere
un pubblico distratto e annoiato.
Una nota positiva nella serata c'è comunque
stata:il concerto è stato aperto da due
band locali, le Kyuuri (un quartetto di ragazze
che propongono un rock chitarristico non troppo
originale) e i Muddy Fly. Ora, questo gruppo è
decisamente da tenere d'occhio. Suonano un grunge
che ricorda i Pearl
Jam, solido e molto coinvolgente. Gran voce
e ottime chitarre, questi ragazzi sanno davvero
stare sul palco. Spero di sentirne riparlare presto.
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