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CROSBY STILLS NASH & YOUNG
Deja Vu (Atlantic, 1970)
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recensione di Antonio Diez scrivi un'email


Crosby Stills Nash & Young - Deja Vu Brutta faccenda, parlare di vacche sacre. Per tutta una generazione, probabilmente anche un paio, "Deja vu" e' un monumento, non si tocca, non si discute.
Byrds, Hollies, Buffalo Springfield. David Crosby, Stephen Stills Graham Nash e Neil Young hanno già un pedigree artistico di tutto rispetto quando decidono di lavorare insieme. Hanno anche, ciascuno, qualche frustrazione da smaltire.

Crosby non ha avuto, nei Byrds, lo spazio creativo che sentiva di meritare: il prepotente talento imitativo di Roger McGuinn lo relega in secondo piano (ma con Lady Friend da' un buon anticipo di quello che verra').

Stills, nei Buffalo Springfield, ha subito avuto la misura della sua forza compositiva: For What it's Worth e' diventato prima un inno generazionale, poi un classico senza tempo. Il più timido Young dà al gruppo un contributo appena meno appariscente.
Dopo i Buffalo Springfield, uno Stills un po' spaesato manca
per un pelo l'esame di ammissione nel gruppo di un certo Jimi Hendrix,
giocherella con gli amici Mike Bloomfield e Al Kooper e abbozza
una carriera solista. Young intraprende decisamente la strada del solista.

Nash, negli Hollies, (immaginate una risposta mancuniana ai Beatles,
peraltro non priva di talento) non gradisce la piega da classifica
che il gruppo prende più o meno a forza nell'ultima parte degli anni '60 e attraversa l'Atlantico.

I quattro si incontrano, si piacciono, suonano a Woodstock e incidono
(senza Young) il loro primo disco. Nel '70 esce "Deja Vu", primo lavoro in studio di Crosby, Stills, Nash & Young.
Possiamo dire che è il migliore disco in studio del migliore gruppo
in circolazione del genere musicale più storicamente rappresentativo della sua epoca? Certo, possiamo dirlo, diciamolo.
Però facciamo un passo indietro: diciamo anche che è l'unico disco
in studio di questa formazione (e qualcuno mi convinca che la presenza di Neil Young, in quel periodo impegnato a fare la storia per conto suo con "After The Gold Rush", può passare inosservata).
Facciamo anche un passo avanti: diciamo che il secondo disco è un'antologia dal vivo: non è lo stesso gioco.
Rimane, senza ragionevole possibilità di paragone, "Deja vu", primo per distacco in uno sport che si chiama "Deja vu".
Nella spaventosa complessità che contraddistingue le carriere soliste
e incrociate di CSNY, nelle varie combinazioni, probabilmente non
è il disco migliore ("CSN" - familiarmente noto come "il divano", è più
organico e solare; "If I Could Only Remember My Name", primo solo
di David Crosby, è una lezione universitaria di psichedelia applicata alla musica).
Se poi proprio vogliamo farne una questione di genere, Joni Mitchell
in quel periodo ha appena partorito "Ladies of the Canyon" e sta
per dare alle stampe "Blue". Tutti e due migliori di "Deja vu".
Ma "Deja vu" rimane "Deja vu", anche per chi scrive. Lo si ricorda a memoria, a distanza di anni, nonostante la scarsità di brani trainanti (a parte forse "Teach Your Children" e "Woodstock". Poi di volta in volta ci si innamora dell'accenno blues di "4+20", della sinfonia psichedelica in quattro minuti di "Deja Vu", dell'impatto armonico di "Carry On", del finale glorioso di "Everybody I Love You", della geremiade west coast di "Helpless", della orgogliosa rivendicazione hippy di "Almost Cut my Hair", perfino di quella maldestra e dolciastra citazione beatlesiana di "Our House".

Ciò che però l'opera non riesce a nascondere è la propria genesi di lavoro sommato di quattro solisti, che sanno già dove vogliono andare a parare appena fuori di lì. "Organico" e "omogeneo" sono due aggettivi che male si attagliano a "Deja vu", pure con tutto l'affetto che gli si può portare.

Perchè, allora, lo si nomina, ancora oggi, con lo stesso sospiro di nostalgia riservato a "Sgt. Pepper" o a "Are You Experienced"? Perchè nelle case della mia generazione e in quelle dei nostri fratelli maggiori ci si può ragionevolmente aspettare di trovarne una copia, conservata come una reliquia? Perchè un disco che, pure bello e godibile, ha le sue evidenti falle diventa una vacca sacra?
Perchè il miracolo di avere tenuto in studio, al picco della loro carriera e della loro creatività, le quattro personalità ingombranti di David Crosby, Stephen Stills, Graham Nash e Neil Young non avverrà più. Il miracolo si ripeterà solo dal vivo, con "4 Way Street", al quale seguirà, quasi immediatamente, la notizia che le quattro strade si sono già separate.


31 ottobre 2000


Track list:


1. Carry On
2. Teach Your Children
3. Almost Cut My Hair
4. Helpless
5. Woodstock
6. Deja Vu
7. Our House
8. 4 + 20
9. Country Girl
10. Everybody I Love You



I commenti
 
lunedì
10 novembre 2003
Un disco epocale. Già la copertina che sembra in pelle, la fotografia old style dei musicisti e i caratteri d'oro del titolo conferiscono al disco un sapore del tutto particolare. Chiudi gli occhi, fai partire il CD e ti ritrovi nel (vecchio) west, lande desolate, lunghe strade polverose, porte di saloon che si agitano sotto i colpi del "pisotolero" di turno. Poi la trasgressione "ragionata" di "Almost cut my hair", la trasognante "Helpless" e la gentile "Our house", l'atipica "4+20" fanno il resto. E vorresti non svegliarti più. Carry on...


nanni58
15 agosto 2002
Inizio 1971: L'amico americano Nick, studente di medicina a Roma porta in casa e appoggia sul piatto del Thorens un LP e dice solo: "ascolta chi sta facendo impazzire gli states.. dopo 31 anni quando ascolto il vocalizzo iniziale mi viene la pelle d'oca.. Sarò per caso malato? Per ogni pezzo un frammento di storia vissuta. Esorto tutti quelli che oggi hanno 13-14 anni a immergersi in questa avventura e a descrivere le sensazioni.


Domenico
28 maggio 2002
il disco e' stato registrato davvero bene e poi e' del tutto
originale,basta ascoltare la musica che usciva fuori dalla california dal 68
al 73.quasi tutti i gruppi appartenevono alla "Menson Family".


wooden ships
21 maggio 2002
Capolavoro d'altri tempi...si incontrano a woodstock e suonano per
la prima volta insieme!!...quanti oggi sarebbero capaci di fare lo
stesso?(red hot chili peppers?????merylin manson???Metallica???scusate
l'ironia...attendo con ansia che uno dei "mostri" del rock moderno sfoderi
un capolavoro simile!Sono sicurissimo di attendere in vano...


dp79
8 aprile 2002
non esiste un supergruppo geniale e elegante come questo. Lo
dimostra il disco in questione,che affiora psichedelia e country-rock come
germogli in primavera.Un capolavoro inegualiabile!


campi di grano
9 aprile 2002
E' musica 'suonata', con anima e passione. Voci e strumenti creano
un disco di grande forza espressiva, assolutamente capace di sopravvivere a
distanza di trent'anni. I singoli pezzi sono 'specchi' di un momento storico
carico di pulsioni; e, ancora oggi, mi basta infilare il dischetto di 'Deja
Vù' per provare emozioni che durano una vita.

JJONA
4 aprile 2002
...ho appena finito di sentire sia il LIVE al LOS ANGELES FORUM
del 70 sia il LIVE a BIG SUR..erano veramente eccezionali...citerei anche la
versione allungata di ALMOST CUT MY HAIR che è di 8 minuti e passa inclusa
nel cofanetto di CS&N...su un giornale oggi ho letto che potevano essere i
nuovi Beatles..io credo siano stati un altra cosa,,,adesso vado ad
ascoltarmi il LIVE al FILLMORE del 70...ah!..x fortuna esistono i bootleg
che ci dissetano!!!.......Ciao


gilles 18 dicembre 2001
L'attacco di 'Carry On' e la maestosità di 'Country Girl' fanno parte del Dna di tanti quarantenni. "Sono le cose durature a far girare il mondo", ha detto Neil Young...


lopy carlo.cozzi@libero.it 5 agosto 2001
Certo,è vero che io sono un patito oltremisura del genere,ma è altrettanto vero che la summa di artisti di un certo calibro non è cosa di tutti i giorni.
Penso che sia difficile per loro trovare il momento adatto per rinunciare a parte del loro"IO"in favore di una collaborazione:ad esempio "looking forward"giunto a noi dopo lungo silenzio dei 4,dimostra chiaramente la difficoltà dei singoli allo scrollarsi di dosso la propria personalità,ed ascoltando un pezzo dopo l'altro diventa inevitabile attribuirlo al singolo artista.
Malgrado ciò ritengo che C.S.N.&Y.rimarranno per sempre per noi tutti i veri maestri di un certo genere musicale,maestri nelle voci e nelle tessiture strumentali.
Have a good trip!!



Enrico terredelnord@yahoo.it 7 maggio 2001
Chitarre dotate di magia ti fanno assaporare la magica west-coast.
Quella vera musica, che sa riempirti in ogni momento della giornata e della vita.
Miscela di voci soffuse e aspre rendono il tutto caldo ,soffice,e vivace.
Ascoltabile in qualunque momento, dal viaggio in macchina al relax in poltrona davanti al camino rimembrando ritmi musicali ormai persi.
Enrico.



sergio 31 marzo 2001
una pietra miliare. uno dei classici della cultura rock

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