È
un grande conservatore Francesco
De Gregori, in ambito musicale naturalmente.
Non si può certo dire che il suo modo di
fare musica abbia subito nel tempo forti mutamenti:
si parla di minimi aggiustamenti. Uno sperimentatore
poi non lo è mai stato. Le virate, le sorprese
che un Battiato o
un De André hanno
quasi sempre offerto, al cantautore romano non sono
mai interessate. Intrapresa una via, uno stile sicuro,
non lo ha più mollato: ispirandosi a Bob
Dylan, grazie anche ad una voce di somiglianza
impressionante, si è dedicato alla prosecuzione
di un identico linguaggio musicale, a lui preesistente
di parecchi anni: dieci tondi, se si vogliono considerare
i rispettivi esordi discografici, dell'italiano
e dello statunitense. Dunque un linguaggio di successo
internazionale. Un recupero come quello di "Canzone
per l'estate", scritta nel 1973 insieme a Fabrizio
De André, è emblematico: l'ultimo
album, "Amore nel pomeriggio", si riallaccia
direttamente agli esordi, senza soluzione di continuità,
offrendo le repliche, curate fin che si vuole, dello
stesso solito modello. Ma la formula ha successo,
ed è rassicurante come tutte le tradizioni.
Un grande manierismo, un grande mestiere.
Nella dimensione live tutto ciò risulta amplificato.
L'uniformità di strumentazione e di arrangiamenti
favorisce l'ammassarsi delle canzoni. Molta, troppa
chitarra elettrica, spesso ridondante negli assoli
di Paolo Giovenchi tanto banali (e di facile effetto)
quanto ripetitivi e raramente in sintonia con il
contesto. Lo stesso dicasi per gli attacchi e le
chiuse di numerosi brani. I momenti migliori sono
forse quelli con lo strumentale ridotto: "La
donna cannone", pianoforte (elettrico), chitarra
acustica e un leggero sfondo di tastiere; "Generale",
solo chitarra elettrica. Nel complesso lo spettacolo
è ovviamente piacevole, ma con una cert'aria
di raffinata routine. "Bambini venite parvulos",
"Un guanto", "Canzone per l'estate",
"Il cuoco di Salò", "Buona
notte fiorellino", "L'aggettivo 'mitico'",
"Povero me", "Alice", "Vecchi
amici", "La donna cannone", "Un
condannato a morte", "Compagni di viaggio",
"Cercando un altro Egitto", "I muscoli
del capitano", "Sangue su sangue",
"La valigia dell'attore", "Bufalo
Bill", quattro bis fra cui "Generale",
"La casa di Hilde" e "Chi ruba nei
supermercati": due ore per una equilibrata
rassegna di vecchi successi e ultimissime realizzazioni.
La band che ha accompagnato il cantautore romano
in questo tour estivo (quella reggiana era l'ultima
data) è la medesima (con qualche riduzione)
che ha inciso "Amore nel pomeriggio":
il già citato Paolo Giovenchi alle chitarre
elettriche, Alessandro Svampa alla batteria, Guido
Guglielminetti al basso (e alla chitarra acustica),
Marco Rosini al mandolino elettrico (che fa tanta
scena ma emerge assai di rado), il giovane Alessandro
Arienti alle tastiere, affiancato da Toto Torquati
(prevalentemente all'organo Hammond).
Adriano
24 aprile 2002
eravamo
da soli io e de gregori, anche se atorno a
noi c\'erano
circa 600 persone (questi i paganti..poi chissà
quanti altri..) e devo dire
che sulla frase de \"La donna cannone\"
(..\" e un applauso del pubblico
pagante lo sottolineerà..\") dove
tutto il pubblico ha applaudito mi è
venuto il magone..in più ho avuto l\'onore
di poter parlarecirca mezz\'ora
con il mitico bassista di De Gregori,Guido
Guglielminetti, rivelatosi
persona simpaticissima e disponibile.
Saluti
Adriano