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FRANCESCO DE GREGORI - Concerto alla Festa dell'Unità di Reggio Emilia (20 settembre 2001)

di Federico Olmi

È un grande conservatore Francesco De Gregori, in ambito musicale naturalmente. Non si può certo dire che il suo modo di fare musica abbia subito nel tempo forti mutamenti: si parla di minimi aggiustamenti. Uno sperimentatore poi non lo è mai stato. Le virate, le sorprese che un Battiato o un De André hanno quasi sempre offerto, al cantautore romano non sono mai interessate. Intrapresa una via, uno stile sicuro, non lo ha più mollato: ispirandosi a Bob Dylan, grazie anche ad una voce di somiglianza impressionante, si è dedicato alla prosecuzione di un identico linguaggio musicale, a lui preesistente di parecchi anni: dieci tondi, se si vogliono considerare i rispettivi esordi discografici, dell'italiano e dello statunitense. Dunque un linguaggio di successo internazionale. Un recupero come quello di "Canzone per l'estate", scritta nel 1973 insieme a Fabrizio De André, è emblematico: l'ultimo album, "Amore nel pomeriggio", si riallaccia direttamente agli esordi, senza soluzione di continuità, offrendo le repliche, curate fin che si vuole, dello stesso solito modello. Ma la formula ha successo, ed è rassicurante come tutte le tradizioni. Un grande manierismo, un grande mestiere.
Nella dimensione live tutto ciò risulta amplificato. L'uniformità di strumentazione e di arrangiamenti favorisce l'ammassarsi delle canzoni. Molta, troppa chitarra elettrica, spesso ridondante negli assoli di Paolo Giovenchi tanto banali (e di facile effetto) quanto ripetitivi e raramente in sintonia con il contesto. Lo stesso dicasi per gli attacchi e le chiuse di numerosi brani. I momenti migliori sono forse quelli con lo strumentale ridotto: "La donna cannone", pianoforte (elettrico), chitarra acustica e un leggero sfondo di tastiere; "Generale", solo chitarra elettrica. Nel complesso lo spettacolo è ovviamente piacevole, ma con una cert'aria di raffinata routine. "Bambini venite parvulos", "Un guanto", "Canzone per l'estate", "Il cuoco di Salò", "Buona notte fiorellino", "L'aggettivo 'mitico'", "Povero me", "Alice", "Vecchi amici", "La donna cannone", "Un condannato a morte", "Compagni di viaggio", "Cercando un altro Egitto", "I muscoli del capitano", "Sangue su sangue", "La valigia dell'attore", "Bufalo Bill", quattro bis fra cui "Generale", "La casa di Hilde" e "Chi ruba nei supermercati": due ore per una equilibrata rassegna di vecchi successi e ultimissime realizzazioni.
La band che ha accompagnato il cantautore romano in questo tour estivo (quella reggiana era l'ultima data) è la medesima (con qualche riduzione) che ha inciso "Amore nel pomeriggio": il già citato Paolo Giovenchi alle chitarre elettriche, Alessandro Svampa alla batteria, Guido Guglielminetti al basso (e alla chitarra acustica), Marco Rosini al mandolino elettrico (che fa tanta scena ma emerge assai di rado), il giovane Alessandro Arienti alle tastiere, affiancato da Toto Torquati (prevalentemente all'organo Hammond).



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