Che l’eccentricità sia una caratteristica di
base dei British Sea Power lo si intuisce già
dal titolo di quello che è l’esordio ufficiale
di una delle bands più all’avanguardia
della cosiddetta scena di Brighton. La storia
è presto fatta: passioni per il birdwatching,
le camminate nella natura e la letteratura cecoslovacca
si mescolano durante le loro serate Club Sea Power
in un locale della cosiddetta Londra sul mare.
Qui il quintetto mette a punto le proprie canzoni
durante esibizioni live tanto bizzarre (il gruppo
si presenta vestito di uniformi della marina britannica
degli anni ’20) quanto esplosive che attraggono
un numero sempre più vasto di estimatori.
Passa la voce, esauriscono i primi singoli, gavetta
a supporto di Flaming Lips (fans dichiarati così
come REM e Lou
Reed) e Clinic. L’esordio sotto Rough Trade,
messo assieme con pezzi ri-registrati delle prime
uscite e nuove composizioni, tutto sotto la preziosa
assistenza di Mads Bjerke (già collaboratore con
i Primal Scream), sarà col botto.
Si parte in quarta dopo i trenta secondi di cori
gregoriani di “Men Together Today”: “Apologies
to Insect Life” e “Favours in the Beetroot Fields”
sono veri e propri pugni nello stomaco. Attitudine
punk da una parte, chitarrismo agli eccessi dei
Pixies più
feroci dall’altra. Una miscela esplosiva da restare
senza fiato. La bellissima melodia di “Something
Wicked”, dove trova un consistente spazio l’organo
e Yan sembra cantare col naso chiuso, riporta
le cose in una dimensione più quieta di pop raffinato
e sognante. Ci pensa “Remember Me”, singolo dal
riff di chitarra tanto catchy quanto maestoso,
a mettere in chiaro le cose: i British Sea Power
puntano in alto a forza di ritornelli brillanti
e di un songwriting ispirato. “Carrion” è
semplicemente di cristallina bellezza così
come la marittima “Fear of Drowning”, celebrazione
della “little England” che i nostri portano
dichiaratamente nelle loro composizioni. Anche
“Blackout”, dove la voce passa invece al fratello
Hamilton, è un pezzo pop dolce e incantevole.
Si chiude alla grande con tredici di minuti di
“Lately”, un vero e proprio cult in concerto:
temi portati agli estremi, abbandonati e ripresi
vigorosamente. Il tutto condito da uno spiccato
senso per gli arrangiamenti in toni epici che
non possono non catturare ed ammaliare. Gli ultimi
minuti danno la misura di quanto accade dal vivo:
delirio di rumori e chitarre a strati dove ci
si può solo immaginare la follia che sembra
possedere il gruppo sul palco. Conclusione al
piano con “A Wooden Horse”, per calmare le acque
e far arrivare l’ascoltatore alla fine con più
di un’idea da chiarire.
Si sono sprecati i paragoni con Echo & the Bunnymen,
Psychedelic Furs e altri illustri nomi del pop
psichedelico anni ’80 di marca inglese. Restano
invece undici tracce ambiziose e un futuro tutto
da scrivere. Un album di debutto da sviscerare
e da cui farsi conquistare ascolto dopo ascolto.
L’inghilterra, in quel periodo ai piedi dei Libertines,
si è scoperta invece affascinante e più
che mai conquistatrice.
collegamenti su MusiKàl!
British Sea Power - Open
Season
Flaming Lips - At
War With The Mystics
Flaming Lips - The
Day They Shot a Hole in the Jesus Egg
Flaming Lips - Yoshimi
Battles The Pink Robots
REM - Around
The Sun
REM - Reveal
Lou Reed - le
recensioni
Pixies - la Kalporzgrafia
Clinic - Winchester
Cathedral
Primal Scream - Riot
Ciy Blues
Primal Scream - Evil
Heat
Libertines - Up
The Bracket