Il
primo album di De Andrè è già
un classico. Non un granchè, intendiamoci,
lo sforzo creativo. "Volume 1" raccoglie
un po' di singoli degli anni '60, i successi. In
effetti, prepara il terreno. Saggia il pubblico.
Siamo in aria di rivoluzione, la rivoluzione cantautorale
genovese. Che con "Volume 1" ha già
trovato il suo maestro.
De Andrè c'è già tutto. La
lingua dotta, la ballata. Se poi è una raccolta,
un tema comune c'è. L'amore, è il
tema. L'amore lontano molte miglia dalla canzonetta
italiana. Quello romantico de "La stagione
del tuo amore", e quello 'infedele' di "Barbara".
E naturalmente quello famosissimo di "Bocca
di Rosa". "Bocca di Rosa" trasmessa
e diffusa e sostenuta nientemeno che da Radio Vaticana.
In quegli anni di frontiera, mica oggi. Non è
tutto. "Volume 1" si misura anche con
l'amore 'inumano' del più grande rivoluzionario
di sempre. Era questo il rispetto che De Andrè
tributava a Gesù. Da celebrare come grande
uomo, e non come dio presunto. L'amore per la donna,
dunque, e l'amore del dio. Manca l'amore fraterno
per l'amico. "Preghiera in gennaio" fu
scritta in una notte, alla notizia del suicidio
di Tenco. In realtà della dedica si seppe
solo molti anni dopo. In sè, resta la canzone
dell'amore (e della pietà) per l'uomo. Ancora,
l'amore per i genitori, che è anche il primo
tributo a Brassens. Del grande chansonnier francese
tradurrà ed interpreterà altre canzoni.
In quest'album figura anche "La morte".
Ma la "Marcia nuziale" è persino
un clandestino a bordo del "Volume 1".
Così tenera, così "pastello",
come De Andrè sarà solo fra qualche
anno. "La morte", non proprio memorabile,
è importante per un'altra ragione. Ci segnala
un'altro tributo alla cultura francese, ci fa fare
la conoscenza di Villon. A tanto poeta De Andrè
dovrà un altro pezzo da maestro, "Il
testamento". E altri gliene deve, per l'ispirazione
e per il coraggio. Parlo del De Andrè di
questi anni, combattuto tra la poesia pura e la
canzonetta. Lo spirito e la carne fermati per sempre,
insieme, nel picco di quest'album. "Via del
campo" è l'audacia e la forza, prima
ancora della poesia. E' il luogo dove fiorisce l'immediatezza
di quei primi passi. Dove la prostituzione, e i
sentimenti umani tutti, sfilano disincantanti. Nudi,
non per essere castigati, ma per esaltarsi di amore,
delusione e speranza.
C'è già dio in quest'album. "La
buona novella", tra anni dopo, svilupperà
il tema. C'è la morte farcita di invidia
di "Non al denaro, non all'amore, nè
al cielo". C'è l'umanità incompresa
e derelitta di cui De Andrè vorrà
farsi inteprete. C'è tutto questo, con uno
stile ben presto accantonato. Va bene la ballata,
va bene la povertà strumentale, e rimarrà
il gusto per la lingua poetica. Ma "Tutti
morimmo a stento" chiuderà il piglio
didascalico del primo De Andrè. Che maturerà,
pagando in qualche maniera la freschezza degli inizi.
La purezza dell'ispirazione e il canto come missione.
Per esprimersi, per sentirsi grande, apprezzato,
seguito. Comunque, la maturità chiede pegno
già qui nel "Volume 1". "Spiritual"
è un riempitivo, messo là per fare
minuti. Non guasta l'album, ma ci dà il primo
De Andrè nel business della musica. Un artista,
non un guru nè un profeta. Un viaggiatore
da seguire sicuramente.
-
Preghiera in gennaio
- Marcia nuziale
- Spritual
- Si chiamava Gesů
- Barbara
- Via del Campo
- La stagione del tuo amore
- Bocca di Rosa
- La Morte
- Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers
I
commenti
Bingo 22 dicembre 2001
Bocca
di rosa è il primo capolavoro insieme
a Via del campo di questo De Andrè
giovane, fresco, spontaneo, vero come lo è
sempre stato anche in seguito. Con queste
canzoni eleva la canzone italiana, le da nuova
dignità, la dignità che ha la
grande musica quella che predica l'amore vero,
e soprattutto la tolleranza. Ma ricordiamoci
anche quel capolavoro di ironia che è
Carlo Martello, che ci fa comprendere raccontando
una storiella apparentemente stupida, la decadenza
e l'ipocrisia che hanno pervaso la vita dell'uomo
gia da secoli.
MARICA 18 dicembre 2001
L'ULTIMA
FRASE....DAL LETAME NASCONO I FIOR...è
IL RIASSUNTO DEL PENSIERO POETICO DI FABRIZIO:
IL MONDO è SEMPRE STATO DEGLI ULTIMI,
DEI SOFFERENTI, DEI VINTI, E CONTINUANO A
FAR PAURA, A FAR RIFLETTERE, E A ESSERE SCARTATI
DAL CONFORMISMO IPOCRITA..... FABRIZIO LI
HAI FATTI VINCERE TU, SEMPRE E SOLO TU....
LE TUE POESIE MI ACCOMPAGNANO SEMPRE. SEI
GRANDE. MARICA DALLA SARDEGNA, LA TUA SECONDA
TERRA, DOPO ZENA.
Alessandrociarlocaucia@tin.it
6 settembre 2001
Quante
parole perse,
nei lunghi silenzi,
e quante belle frasi taciute
sostituite da frasi fatte, logore, sterili.
Ora ascoltiamo i silenzi dei pensieri nascosti
all'insegna della mancata discussione.
L'uomo: unico essere parlante.
Non a caso l'uomo parla del proprio pensiero,
ed elargisce ricchezza a chi ne è povero,
ci riempie i giorni di fiato e suoni.
Mentre le bestie tacciono,
l'uomo è tale poiché parla.
Chi oscura le parole con un velo silenzioso
nasconde se stesso alla vita.
Nelle galere dei silenzi
scontano le pene i pensieri innocenti,
ma a nulla serve rinchiuderli
perché essi, dal corpo che ne è
prigione
usciranno in ogni forma, intaccando le sbarre
a colpi di malessere.
Nel frastuono del silenzio si perde la vita,
e dai pensieri che giudicano,
saremo giudicati.
Alessandro Ciarlo
06/09/2001
Un saluto poco silenzioso a tutti! Grazie
Fabrizio, Ti porto con me, per sempre.