C’è tutto David Sylvian nel concerto di questa
sera: nel bene e nel male. Dodicesimo appuntamento
del frenetico “The World Is Everything Tour” (32
date in un mese e mezzo), quello reggiano si è
caratterizzato come una autentica chicca
nell’ambito del festival Reggio Emilia
Contemporanea (REC); l’occasione imperdibile per
gustare l’arte di un cantautore schivo,
impalpabilmente sospeso fra i generi: non ultimo –
sebbene talvolta messo in secondo piano dalla
critica - il jazz, così importante nell’economia
della manifestazione reggiana. Assoluta
corrispondenza di sentimento musicale dunque fra
artista e luogo di esibizione. Una conformità che,
come nel caso di Vinicio
Capossela al Teatro Bibiena di Mantova qualche
anno fa, genera ulteriore stimolo ed eccitazione
nell’ascoltatore. Musicista da camera, da teatro e
da museo, anche quando sfoggia sonorità più
imponenti o campionature più evidenti, Sylvian è
perfettamente assecondato dal Teatro Valli, che ne
restituisce senza incertezze le morbidezze della
voce. Anche l’impianto audio si rivela pressoché
impeccabile: la batteria di Steve Jansen (al
secolo Steve Batt, fratello di David e cofondatore
nel 1974 dei Japan), il basso e il contrabbasso
elettrico di Keith Lowe e il piano di Takuma
Watanabe non si confondono mai: niente code o
riverberi fastidiosi, così frequenti nel rock
amplificato in ambienti chiusi.
Una quindicina di pezzi in tutto (prima quelli
più nuovi poi i classici), quasi due ore di musica
a ripercorrere antologicamente una carriera di
rigorosa coerenza creativa. Sempre seduto,
imbracciando la chitarra, Sylvian ricorda
indubitabilmente il nostro De Andrè; un De
Andrè più etereo e asettico, “sterilizzato”. Forse
è questo l’unico limite del musicista londinese,
una carenza di calore che fa capolino dietro il
fascino delle liriche e di una voce dal timbro e
dalla profondità inimitabili. Un’eleganza algida
ed impeccabile, priva di un reale sviluppo
armonico, immobile e brillante come una
aristotelica stella fissa, sempre uguale a se
stessa: brani spesso troppo lunghi e reiterativi.
Se non fosse per il pianoforte ci sarebbe il
rischio concreto di annoiarsi e le differenze fra
le canzoni sono spesso infinitesime. Critica in
eccesso? Forse, ma in certi momenti l’impressione
di trovarci di fronte a musica solipsistica è
decisamente concreta. L’insieme è di gran classe,
ma alto professionismo non è sempre e
necessariamente sinonimo di grande arte. Una
sofisticata installazione che, dato per scontato
l’indiscutibile valore complessivo dell’artista,
presta comunque il fianco alle critiche di chi
voglia spingersi oltre le secche di una scontata e
acritica incensazione di prammatica.
Detto questo, la rarità delle esibizioni dal
vivo del cantante dei Japan (l’ultimo tour risale
a quattro anni fa) e soprattutto il fatto che
quelle di quest’anno potrebbero essere le ultime
(così in una recente intervista), giustificano
ampiamente l’entusiamo generale legato
all’evento.
collegamenti su
MusiKàl!
David Sylvian - Blemish
David
Sylvian - Brilliant Trees
Fabrizio De Andrè - le recensioni
Vinicio Capossela - le
recensioni
News > Mouse
On Mars, Monade, Nils Petter Molvær nel programma
del REC 2007