Sfortuna vuole che Jon Spencer sia diventato
qualcosa di più del solito eroe underground proprio
con il suo lavoro peggiore. Fatta eccezione per
"Sweet’n’sour", brano che faceva muovere
le membra rockettare ai più, “Plastic Fang” era
– scusate il francesismo – una merda. Le chitarre
subivano quel fastidioso effetto mainstream
che le rende finte ed il groove sembrava svanito
nel nulla in brani che subivano un più che impietoso
confronto con dischi del calibro di “Now I got
worry”. Perdonate anche l’ennesima presunzione,
ma per JSBX, perdere il groove, equivale a perdere
praticamente tutto. Signore e signori, in fondo
si tratta di blues.
Probabilmente lo stesso Spencer ha compreso il
totale passo falso del precedente disco e ha applicato
due piccole rivoluzioni. La prima: ha cambiato
la ragione sociale del terzetto optando per un
più democratico – ok, apparentemente democratico
– Blues Explosion. La seconda: chiamare come ospiti
DJ Shadow, Chuck D dei Public Enemy, Marina Topley-Bird
e quel monumento vivente di James Chance. Ha funzionato
tutto questo? Non ci perdiamo in ghirigori pseudo-giornalistici
quindi: sì, ha funzionato, e parecchio. Il disco
gode di quel groove che avevamo dato per disperso
e ha un suono caldo e convincente. Diciamo subito
che “Damage” non raggiunge i fasti del passato
– abbiamo già parlato di “Now I got worry” vero?
– ma è comunque un grandissimo esempio di rock’n’roll
che guarda rispettosamente alla tradizione. Come
del resto Spencer ha sempre fatto, anche quando
i volumi diventavano esagerati – leggasi: Pussy
Galore – e l’ossessione sonora diventava puro
delirio rock – …sapete a che disco mi sto riferendo…
– purtroppo non l’ha fatto sempre al meglio, ma
qui siamo ritornati a livelli più che accettabili.
“Damage” è in definitiva un lavoro accessibile
e di qualità, ha delle belle canzoni come la title-track
dal groove irresistibile (e finalmente!), la quasi
rap Hot gossip (Chuck D), una serie di spari rock’n’roll
molto ispirati come "Mars, Arizona",
la strumentale "Rivals" con il sax di
James Chance e la granitica "Help these blues"
e la controversa e noiseggiante "Fed up and
low down" (produce DJ Shadow e l’ex leader
dei Contortions sostiene a suo modo). Un salto
enorme rispetto a “Plastic Fang” che ci sentiamo
di consigliare a tutti quelli che avevano perso
fiducia nel vecchio lupaccio e anche a chi della
Blues Explosion sa poco o niente.