Chissà se questo sarà davvero l'ultimo
disco a portare la gloriosa firma dei Giant Sand,
come ha lasciato intuire ultimamente l'uomo che
li ha inventati, Howe Gelb. Certo sarebbe singolare
che proprio nel momento in cui sono usciti da
una condizione pressoché anonima, nell'attimo
in cui il loro nome è diventato finalmente
un punto di riferimento, i Giant Sand decidessero
di sciogliersi. Una mossa a sorpresa. Anche se
sotto non c'è nessuna voglia di scomparire.
Il futuro per Gelb è nei dischi solisti
e per i suoi compagni di strada, Joe Burns e John
Convertino, nei lanciatissimi Calexico. Sarebbe
comunque un peccato perderli, visto anche che
il predecessore di questo "Cover Magazine",
"Chore Of
Enchantment", era un disco che usciva
dritto dall'anima. Ma tant'è.
Se addio sarà comunque sarà stato
in grande stile, perché questo album di
cover che regala ancora una volta piccoli attimi
di poesia. Come l'inquietante ballata assassina
"El Paso" posta in apertura, con la
voce di Gelb appena comprensibile, una chitarra
scarna e qualche nota di piano, che in modo sorprendente
finisce per trasformarsi nella splendida "Out
On The Weekend" di Neil
Young, con quell'armonica che arriva all'improvviso
a rischiarare l'atmosfera. Piccoli tocchi di magia
in cui i Giant Sand dimostrano di riuscire ad
appropriarsi di ogni canzone che suonano.
Così è la spettacolare "Johnny
Hit and Run Pauline", in cui la rabbia e
l'urgenza che stavano nell'originale degli X,
è trattenuta e lasciata esplodere di rado.
E' suonata come una ballata scheletrica senza
alcuna sezione ritmica, con le voci di Gelb e
di P.J. Harvey
che si incrociano come facevano quelle di John
Doe e Exene Cervenka più di vent'anni fa.
Sono questi i momenti migliori, insieme a una
bella sfuriata elettrica composta proprio da Howe
Gelb, "Blue Marble Girl", eseguita dal
vivo con ospiti due membri dei Grandaddy, o alla
versione di "Red Right Hand" di Nick
Cave, trasformata in ballata sporca e acida.
Altrove il disco piega verso un'atmosfera da
jazz scuro e polveroso. E' così che viene
stravolta la sorprendente "Iron man"
dei Black Sabbath, e al medley "Human / Lovely
Heads" di Goldfrapp. E qui i Giant Sand suonano
liberi di divertirsi e improvvisare, finendo magari
per sfilacciare troppo qualche brano, "The
Beat Goes On" di Sonny Bono. Resta da dire
che quando scavano nelle radici della musica country,
omaggiando Johnny Cash, con "Wayfaring Stranger"
e "I'm Leaving Now (Adios)", o l'amico
scomparso Rainer Ptachek, "The Inner Flame",
allora la loro musica brucia davvero. Come ha
sempre fatto.
Recensioni collegate:
Giant Sand - Selection
Circa 1990-2000
Giant Sand - Concerto
a Milano
Giant Sand - Chore
Of Enchantment
Calexico - Hot Rail
Calexico - Concerto
a Nonantola
Johnny Cash - American
III: Solitary Man
Nick Cave - discografia
e recensioni
Goldfrapp - Felt
Mountain
Grandaddy - The
Sophtware Slump
PJ Harvey - discografia
e recensioni
Neil Young - discografia
e recensioni