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CORNERSHOP
Concerto al Rainbow Club (Milano) (1 febbraio 2002)
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I Cornershop sono evidentemente un gruppo che ama farsi attendere. Succede, infatti, che la band inglese, assente dalle scene da più di quattro anni, inizi il concerto per la presentazione del nuovo disco con quasi due ore di ritardo. Quando salgono sul palco la curiosità è capire come suonino dopo tutto questo tempo le contaminazioni tra musica indiana, indie rock, hip hop e quant'altro aveva reso "When I Was Born for the 7th time" uno dei dischi più colorati e avventurosi ascoltati sul finire degli anni '90.

La sensazione ascoltando i sette musicisti, con chitarre, basso, percussioni e sitar, è che non sia poi cambiato molto.
La miscela di suoni scorre sempre fluida ed eccitante, soprattutto quando il ritmo della musica è così denso come nei tre brani nuovi presentati in apertura.
Forse più rock, come annunciato per il nuovo disco in uscita ad aprile, ma anche ricco di sfumature soul. "Funky days are back again", come diceva un loro vecchio brano.

Certo quello che più colpisce del concerto è il repertorio di "When I Was Born for the 7th time", forse anche solo perché più familiare. Il rock di "Good Shit", vicino a Lou Reed, l'elettronica povera della gioiosa "Sleep on the left side", e tutto quel miscuglio di suoni moderni e tradizionali indiani che rendono il sapore della loro musica inconfondibile. Così scorrono "We're in Yr Corner" e la singolare cover in indiano di "Norvegian Wood" dei Beatles.

Né poteva mancare la canzone che li ha portati addirittura in classifica, quel piccolo gioiellino di canzone pop che è "Brimful Of Asha", contagioso come non mai.
Un'ora di musica gioiosa e coinvolgente fino alla chiusura affidata ad un lungo brano in odore di psichedelia. Con la speranza che il nuovo disco riporti le stesse sensazioni.


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5 febbraio 2002




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