I
Cornershop sono evidentemente un gruppo che ama
farsi attendere. Succede, infatti, che la band inglese,
assente dalle scene da più di quattro anni,
inizi il concerto per la presentazione del nuovo
disco con quasi due ore di ritardo. Quando salgono
sul palco la curiosità è capire come
suonino dopo tutto questo tempo le contaminazioni
tra musica indiana, indie rock, hip hop e quant'altro
aveva reso "When I Was Born for the 7th time"
uno dei dischi più colorati e avventurosi
ascoltati sul finire degli anni '90.
La sensazione ascoltando i sette musicisti, con
chitarre, basso, percussioni e sitar, è che
non sia poi cambiato molto.
La miscela di suoni scorre sempre fluida ed eccitante,
soprattutto quando il ritmo della musica è
così denso come nei tre brani nuovi presentati
in apertura.
Forse più rock, come annunciato per il nuovo
disco in uscita ad aprile, ma anche ricco di sfumature
soul. "Funky days are back again", come
diceva un loro vecchio brano.
Certo quello che più colpisce del concerto
è il repertorio di "When I Was Born
for the 7th time", forse anche solo perché
più familiare. Il rock di "Good Shit",
vicino a Lou Reed, l'elettronica povera della gioiosa
"Sleep on the left side", e tutto quel
miscuglio di suoni moderni e tradizionali indiani
che rendono il sapore della loro musica inconfondibile.
Così scorrono "We're in Yr Corner"
e la singolare cover in indiano di "Norvegian
Wood" dei Beatles.
Né poteva mancare la canzone che li ha portati
addirittura in classifica, quel piccolo gioiellino
di canzone pop che è "Brimful Of Asha",
contagioso come non mai.
Un'ora di musica gioiosa e coinvolgente fino alla
chiusura affidata ad un lungo brano in odore di
psichedelia. Con la speranza che il nuovo disco
riporti le stesse sensazioni.