Dite un po', se doveste creare la storia di una
band che dal grigiore di una città industriale
si proietta verso fiori e riflettori del Festival
per antonomasia, cosa scrivereste dopo un sentiero
che si snoda tra i battiti elettronici di tre
album ed una costellazione di date sold-out? Se
la risposta che vi state dando con un gran sorriso
è "Un Greatest Hits!", non avete
capito nulla dei Subsonica.
Già, perché i cinque torinesi coronano
la prima parte della loro storia catturando su
supporto magnetico la testimonianza di ciò
che più ha caratterizzato la loro esistenza
come gruppo e come singole entità viventi:
il live. Quel portare le canzoni sfornate dal
remoto 1997 ad oggi per tutto il Bel Paese, quel
trasformarle in vibrazioni scaricate direttamente
nei nostri timpani e più giù, fino
alle riserve d'adrenalina. Il tutto condensato
in un doppio cd, contenente anche tre inediti,
registrato durante i concerti dello scorso anno.
La scaletta, rimaneggiata qua e là, punta
a ricreare l'atmosfera tutta propria di un concerto,
nel clamore del pubblico per successi quali "Nuvole
rapide" e "Tutti i miei sbagli",
o ancora salendo nei ritmi sincopati di "Disco
Labirinto" e "Nuova Ossessione",
per poi quietarsi sulle melodie di "Strade".
Non mancano le citazioni, ammesse dal vivo molto
più che in studio, e riscontrabili dall'intermezzo
che omaggia Morricone su "Perfezione"
al tepore della cover di "Ain't no sunshine"
di Bill Withers. E sono più che benaccetti,
soprattutto, gli innesti di tracce meno note ad
un pubblico sempre più numeroso ed eterogeneo,
prima fra tutte una "Velociraptor" manifesto
del sottovalutato dinamismo della scena underground
nazionale.
Ovviamente, il tutto con ciò che questo
ambizioso progetto comporta: non aspettatevi di
vivere fino in fondo l'adrenalinica vitalità
di un concerto subsonico. La magia della compartecipazione
diretta in un live, che si rivela in gag improvvisate
o nelle ormai famose incitazioni al pubblico,
sono prerogativa assoluta dell'attimo esecutivo.
Ma, al di là di questo, le "ripuliture"
(peraltro necessarie) eseguite in sede di mixaggio,
quali allineamento dei livelli di microfoni, equalizzazioni
varie, nonché le aggiunte di effetti sbiaditi
durante le registrazioni, rendono certo quest'opera
un po' più opaca alla luce degli occhi
pardon, delle orecchie. Ad un livello esasperato
di pignoleria, si potrebbe parlare di un qualcosa
di più algido od opaco rispetto alla realtà,
o semplicemente allo storico "Coi
piedi sul palco" che sembra essere, nella
sua minore ambizione, specchio più diretto
della realtà.
Tuttavia, questi dettagli non cancellano la resa
immediata delle schitarrate in stile puramente
rock, miscelate con campionature e tastiera a
cui l'acustica dal vivo preclude troppe volte
un buon ascolto e le prove di una sezione ritmica
di tutto rispetto.
E poi ci sono gli inediti. In questo esplodere
di tempi dispari ben venga il dub tutto made in
Italy di "Livido amniotico", conturbante
prova vocale di Samuel e della cantantessa Veronika,
il riecheggiare di certa new wave in "Non
chiedermi niente" e l'orecchiabilità
pulsante de "L'errore", peraltro nuovo
singolo apripista.
Un live sfaccettato, insomma, che riesce a creare
punti di vista diversi e critiche più o
meno costruttive, ma che sicuramente ha il grandissimo
pregio di catturare e portare direttamente nelle
nostre casse la musica nel suo più alto
e prestigioso momento: quello dell'esecuzione
e della partecipazione collettiva all'inarrestabile
onda sonora.
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