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PAOLO CONTE
Concerto ai Giardini del Frontone di Perugia (22 luglio 2001)
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di Max Cavassa scrivi un'email

Quest'anno l'onore ed onere di chiudere l'edizione 2001 di Umbria Jazz (edizione di grandissimo successo, calcolate qualcosa come 200.000 presenze nell'arco di 10 giornate) è spettato ad un artista non strettamente jazz, Paolo Conte. E' comunque ormai noto come il musicista astigiano abbia lentamente quanto inesorabilmente impregnato molte sue composizioni nel melting pot della cultura afroamericana, in particolar modo nelle sue espressioni anni '20'30.

Nei suggestivi Giardini del Frontone, in una Perugia bella come poche altre città, poco più di 4000 spettatori stipano l'arena dei concerti per seguire questa ennesima tappa della tournée intitolata "Razmataz" (come l'album ed il musical per sole immagini), iniziata ormai 8 mesi fa al Barbican Theatre di Londra e proseguita attraverso trionfali tappe Oltreoceano e naturalmente in tutta Europa ed Italia. A chi fosse capitato di assistere ad uno di questi "concerti Razmataz" non sarà stato colto di sorpresa dal pezzo iniziale, la stessa "Razmataz" che briosamente introduce lo spettatore dentro un'atmosfera metà Josephine Baker metà Big Easy (New Orleans). Stupisce semmai la presenza di "Dal loggione" (bellissima, comunque) al posto di "Genova per noi", la quale nella scaletta di questa tournée aveva sempre avuto il posto d'onore. Passata la sorpresa, è passata però anche un'idea per la nostra testa, anzi, più che un'idea, una convinzione: Conte avrebbe deciso di tralasciare uno dei suoi pezzi forti a causa degli scottanti temi d'attualità, i quali avrebbero probabilmente spoetizzato le liriche aspre dedicate al capoluogo ligure, per non parlare del sicuro imbarazzo che avrebbe attanagliato il cantautore, da par suo già parecchio discreto e piacevolmente demodé. Dall'assenzapresenza di "Genova per noi" lo spettacolo si è rimesso nel suo consueto e prestigioso alveo, sciorinando vecchi e nuovi standards. Vere e proprie ovazioni sono state attribuite alle sempreverdi "Via con me" (ormai un vero hit internazionale), "Gli impermeabili" (magnifico e dolceamaro terzo capitolo della trilogia del Mocambo), "Max" (dove Gershwin incontra Battiato, eh già!) ed alla fluviale "Diavolo rosso", vero e proprio mantra padano con inserimenti di lontane orchestre ottomane…Memorabili inoltre le esecuzioni di "Sudamerica", "Sotto le stelle del jazz" (con coretti stampo Trio Lescano) e "Come mi vuoi", con introduzione del quartetto classico in gonnella (la Molto Resistibile Leggerezza dell'Essere, parole di Conte…) che per rarefazione e tensione emotiva occhieggia ai mostruosi ed inarrivabili ultimi quartetti di Sua Maestà Ludwig van Beethoven.

Un grande concerto, quindi, ed un pubblico davvero molto caloroso. Durante i bis alcune centinaia di persone si alzano dalle loro sedie proiettandosi davanti al palco, quasi come in un concerto rock. Fenomeno piuttosto raro nelle esibizioni dell'Avvocato, il quale dimostra di gradire questo meritato bagno di folla regalando la solita versione accelerata di "Via con me". Richiamato dall'insistenza del pubblico, Paolo si riaffaccia solo per mimare la sua stanchezza vocale. A quel punto c'è l'arrivederci col pubblico perugino. Ci si vede a Umbria Jazz 02?…



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25 luglio 2001




I commenti
 
Cristina de Vita c.devita@virgilio.it 11 ottobre 2001
VECCHIE CARTE RITROVATE

Arrivo al Teatroteam (che più che essere un teatro è un enorme palla
di plastica), intorno alle 21.20; il concerto è incominciato da qualche
minuto, entriamo quasi di corsa, sono tre anni che aspetto di sentire Paolo Conte, per cui non vorrei perdere nemmeno un minuto della sua musica; poi si sa che un concerto dal vivo ti regala sensazioni completamente diverse da quelle che si possono provare ascoltando un disco seduti comodamente nella poltrona di casa. La prima canzone che riesco ad ascoltare interamente si intitola "Il treno
va", è una delle canzoni più belle dell'ultimo disco di Paolo Conte,
è molto dolce, potrebbe essere cantata anche senza accompagnamento
musicale... dir che ti penso è un controsenso perche sei sempre qui, si tra le mie dita come la vita..., effettivamente ha proprio ragione il nostro cantautore, pensare ad una persona che si ama è strano, perche fa già parte della nostra esistenza, per cui non è necessario ricorrere ad un meccanismo "esterno" come quello del pensiero o del ricordo per averla vicina, per sentirla addosso. Il teatro è gremito, non è difficile riconoscere gente che vedo quotidianamente, professori, colleghi universitari, giornalisti, compagni del PCI dispersi - come me - dopo il 1989; ci sono tante signore con i capelli biondo platino (pare sia il colore di moda per l'inverno!) e minigonne vertiginose, che corteggiano comici locali, insomma ce n'è per tutti, l'unica cosa che sento di avere in comune con queste persone perse dietro telefonini cellulari è lui, Paolo Conte, musicista eccezionale, capace di entrarti nell'anima e di non uscirne più.E non sai più quello che sei e non sai dove vai non ti ricordi quel che vuoi e pensi sempre e solo a lei, che ti confonde e ti capisce, donna della tua vita..., in questo caso penso all'uomo della mia vita, e mi ricordo che non è più l'uomo della mia vita da un mese ormai, che tutti i progetti fatti assieme sono svaniti, e che mi ha lasciato un forte senso di confusione; ma io sono una ragazza forte e non permetterò a nessuno, tantomeno a lui, di creare disordine nella mia vita, sto impiegando molte energie per costruire il mio
futuro, non ho voglia di stare dietro ad una storia che non convince....
(...) la donna accoglie i suoi ricordi anche i più stupidi e balordic'è
il lei una specie di cielodove giustifica e perdona tutta la vita mascalzona... conservo tutti i particolari, le telefonate alle due di notte, le mie fughe per vedersi solo per un'ora, vorrei dimenticare tutte le cose cattive però! (...) forse tu vuoi che io ci sia e aspetti di avere un lampo di follia..., avrei forse dovuto sedermi ed aspettare questo uomo che non sarebbe più tornato? Crogiolarmi sublimando la sua assenza e il suo comportarsi male? Non sono stata già abbastanza folle nel mettermi in discussione con una persona che non è in grado di capire cosa vuole dalla sua vita a 35 anni? ...c'è sempre un pò di scena di amore e morte è una altalena.., domani andrà senz'altro meglio,
(...) una di queste notti viene a trovarti la tua felicità, da dove
arriva? Quanto rimane?. Certo che questo concerto, oltre a farmi ascoltare dal vivo Paolo Conte mi sta anche aiutando a leggere dentro di me tutta una serie di situazioni che - forse - non avevo voglia di affrontare e comprendere, per cui ne è valsa proprio la pena venirci.
Al concerto non sono sola, sono con persone che amo molto, e con le
quali c'è una forte "affinità elettiva" (per dirla alla maniera di
Goethe); Elio ha la mia età, ci siamo conosciuti in Facoltà due anni fa, quando fortissimo era il desiderio di confrontarsi con le forze di sinistra,
creammo un bel gruppo di compagni e lavorammo per circa sei mesi,
adesso a distanza di più di un anno, con molto dispiacere quel gruppo è
scomparso, e con esso sono scomparsi anche i legami personali che ci univano; io, Elio e qualche altro compagno, non ci siamo persi, ci incontriamo quotidianamente, abbiamo spazi e tempi comuni, molte volte viviamo non due ma una vita soltanto. Francesco (Cecco per gli amici) ha le sembianze fisiche di un gigante, ma è di una dolcezza incredibile. Si è iscritto a Lettere lo scorso anno, forse la sua scelta universitaria, è dipesa dalla mia influenza, dai miei racconti
sulle lezioni, sui programmi, sugli insegnanti (che non sono delle
divinità irraggiungibili); sono molto orgogliosa di lui, dell'impegno che
investe nello studio, del coraggio e della forza con il quale haabbiamo
affrontato la morte di suo padre (che forse era anche un pò mio padre); da tre anni desideravamo andare al concerto di Paolo Conte, ormai era diventato una costante della nostra vita, quando ho saputo che avrebbe suonato a Bari, non gli ho nemmeno chiesto se avesse voglia di venirci, era implicito. La nostra amicizia è molto particolare, tra di noi si è instaurata una forte complicità, tale da considerarci come fratello e sorella. Le canzoni vanno avanti, sono quasi tutte quelle nuove, spero canti "La donna d'inverno", una delle mie canzoni preferite, che mi ricorda un bellissimo periodo della mia vita, di quando avevo 19 anni e la vita mi sembrava meravigliosa; molte volte "facevo niente" in maniera costruttiva, passeggiavo vicino al mare, guardavo la luna - per ore - e sentivo di essere parte integrante dell'Universo, ... ma quante volte sono lì a guardare rapito ciò che accade in cielo... (...) se hai fatto male chi lo sa sinceramente non lo so e poi ciascuno vive come può e asciuga al sole la faccia stanca...., il sole è stato ed è un vero toccasana per la mia anima, basta una briciola di sole a rischiarare le mie ombre (potrebbe sembrare una affermazione superficiale, ma a mio avviso non lo è, perche il calore che ti regala il sole non te lo dà nemmeno una termocoperta!) (...) chi siamo noi e dove andiamo noi? sprofondati in fondo a una città... molte volte me lo sono domandato, con poche risposte a dire il vero, sono una compagna di 24 anni che desidera, "da grande" fare l'antropologa e - forse anche la mamma-,
(...) se non avessi questo sogno morirei ...Paolo Conte manca da Bari dal 1986, come tutta una serie di artisti, non viene a Bari perchè mancano le strutture, e i soli che ne sono penalizzati, sono coloro che amano la musica o il teatro o la danza; è sempre la solita storia, si fa poco per riqualificare la vita al sud, (...)terrone vuole dire fame vuole dire sonno vuole dire figli vuole dire paese volato via vuole dire nostalgia... (...) non ci resta che l'amore... l'illusione di capire - con l'arte - il vivere o il morire... per avere la forza di cambiare vita, di partire e di non tornare più, per inventarci un lavoro nella nostra terra e non cedere alle lusinghe false di città senza sole e senza mare.
Se non avessi questa vita morirei ogni mattina questo sole non avrei
(...) tutto il mio cielo in questo sonno spenderei e più ci penso e
più mi accorgo che è così. "La donna d'inverno" non l'ha cantata, come non ha cantato un'altra splendida canzone, "Rebus" con la quale termino di scriverti.
Cercando di te/ in un vecchio caffè/ ho visto uno specchio e dentro ho visto il mare/ e dentro al mare una piccola barca per me/ per farmi arrivare a un altro caffè/ con dentro uno specchio che dentro si vede il mare / e dentro al mare una piccola barca pronta per me / ah! che rebus! ma poi questo/ giro
in cerca di te/ è tutto un turistico ahimè e mi accorgo che chi
affitta le barche/ è anche il padrone di tutti i caffè/ e paga di quà e paga di là/ noleggia una barca e prendi un caffè / ah! è meglio star qui a guardare i pianeti nuotare davanti a me/ ah! nell\'oscurità del rebus/ che rebus!.


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