Quest'anno
l'onore ed onere di chiudere l'edizione 2001 di
Umbria Jazz (edizione di grandissimo successo, calcolate
qualcosa come 200.000 presenze nell'arco di 10 giornate)
è spettato ad un artista non strettamente
jazz, Paolo
Conte. E' comunque ormai noto come il musicista
astigiano abbia lentamente quanto inesorabilmente
impregnato molte sue composizioni nel melting pot
della cultura afroamericana, in particolar modo
nelle sue espressioni anni '20'30.
Nei suggestivi Giardini del Frontone, in una
Perugia bella come poche altre città, poco
più di 4000 spettatori stipano l'arena
dei concerti per seguire questa ennesima tappa
della tournée intitolata "Razmataz"
(come l'album ed il musical per sole immagini),
iniziata ormai 8 mesi fa al Barbican Theatre di
Londra e proseguita attraverso trionfali tappe
Oltreoceano e naturalmente in tutta Europa ed
Italia. A chi fosse capitato di assistere ad uno
di questi "concerti Razmataz" non sarà
stato colto di sorpresa dal pezzo iniziale, la
stessa "Razmataz" che briosamente introduce
lo spettatore dentro un'atmosfera metà
Josephine Baker metà Big Easy (New Orleans).
Stupisce semmai la presenza di "Dal loggione"
(bellissima, comunque) al posto di "Genova
per noi", la quale nella scaletta di questa
tournée aveva sempre avuto il posto d'onore.
Passata la sorpresa, è passata però
anche un'idea per la nostra testa, anzi, più
che un'idea, una convinzione: Conte avrebbe deciso
di tralasciare uno dei suoi pezzi forti a causa
degli scottanti temi d'attualità, i quali
avrebbero probabilmente spoetizzato le liriche
aspre dedicate al capoluogo ligure, per non parlare
del sicuro imbarazzo che avrebbe attanagliato
il cantautore, da par suo già parecchio
discreto e piacevolmente demodé. Dall'assenzapresenza
di "Genova per noi" lo spettacolo si
è rimesso nel suo consueto e prestigioso
alveo, sciorinando vecchi e nuovi standards. Vere
e proprie ovazioni sono state attribuite alle
sempreverdi "Via con me" (ormai un vero
hit internazionale), "Gli impermeabili"
(magnifico e dolceamaro terzo capitolo della trilogia
del Mocambo), "Max" (dove Gershwin incontra
Battiato, eh già!)
ed alla fluviale "Diavolo rosso", vero
e proprio mantra padano con inserimenti di lontane
orchestre ottomane Memorabili inoltre le
esecuzioni di "Sudamerica", "Sotto
le stelle del jazz" (con coretti stampo Trio
Lescano) e "Come mi vuoi", con introduzione
del quartetto classico in gonnella (la Molto Resistibile
Leggerezza dell'Essere, parole di Conte )
che per rarefazione e tensione emotiva occhieggia
ai mostruosi ed inarrivabili ultimi quartetti
di Sua Maestà Ludwig van Beethoven.
Un grande concerto, quindi, ed un pubblico davvero
molto caloroso. Durante i bis alcune centinaia
di persone si alzano dalle loro sedie proiettandosi
davanti al palco, quasi come in un concerto rock.
Fenomeno piuttosto raro nelle esibizioni dell'Avvocato,
il quale dimostra di gradire questo meritato bagno
di folla regalando la solita versione accelerata
di "Via con me". Richiamato dall'insistenza
del pubblico, Paolo si riaffaccia solo per mimare
la sua stanchezza vocale. A quel punto c'è
l'arrivederci col pubblico perugino. Ci si vede
a Umbria Jazz 02?
Arrivo al Teatroteam (che più che essere
un teatro è un enorme palla
di plastica), intorno alle 21.20; il concerto
è incominciato da qualche
minuto, entriamo quasi di corsa, sono tre
anni che aspetto di sentire Paolo Conte, per
cui non vorrei perdere nemmeno un minuto della
sua musica; poi si sa che un concerto dal
vivo ti regala sensazioni completamente diverse
da quelle che si possono provare ascoltando
un disco seduti comodamente nella poltrona
di casa. La prima canzone che riesco ad ascoltare
interamente si intitola "Il treno
va", è una delle canzoni più
belle dell'ultimo disco di Paolo Conte,
è molto dolce, potrebbe essere cantata
anche senza accompagnamento
musicale... dir che ti penso è un controsenso
perche sei sempre qui, si tra le mie dita
come la vita..., effettivamente ha proprio
ragione il nostro cantautore, pensare ad una
persona che si ama è strano, perche
fa già parte della nostra esistenza,
per cui non è necessario ricorrere
ad un meccanismo "esterno" come
quello del pensiero o del ricordo per averla
vicina, per sentirla addosso. Il teatro è
gremito, non è difficile riconoscere
gente che vedo quotidianamente, professori,
colleghi universitari, giornalisti, compagni
del PCI dispersi - come me - dopo il 1989;
ci sono tante signore con i capelli biondo
platino (pare sia il colore di moda per l'inverno!)
e minigonne vertiginose, che corteggiano comici
locali, insomma ce n'è per tutti, l'unica
cosa che sento di avere in comune con queste
persone perse dietro telefonini cellulari
è lui, Paolo Conte, musicista eccezionale,
capace di entrarti nell'anima e di non uscirne
più.E non sai più quello che
sei e non sai dove vai non ti ricordi quel
che vuoi e pensi sempre e solo a lei, che
ti confonde e ti capisce, donna della tua
vita..., in questo caso penso all'uomo della
mia vita, e mi ricordo che non è più
l'uomo della mia vita da un mese ormai, che
tutti i progetti fatti assieme sono svaniti,
e che mi ha lasciato un forte senso di confusione;
ma io sono una ragazza forte e non permetterò
a nessuno, tantomeno a lui, di creare disordine
nella mia vita, sto impiegando molte energie
per costruire il mio
futuro, non ho voglia di stare dietro ad una
storia che non convince....
(...) la donna accoglie i suoi ricordi anche
i più stupidi e balordic'è
il lei una specie di cielodove giustifica
e perdona tutta la vita mascalzona... conservo
tutti i particolari, le telefonate alle due
di notte, le mie fughe per vedersi solo per
un'ora, vorrei dimenticare tutte le cose cattive
però! (...) forse tu vuoi che io ci
sia e aspetti di avere un lampo di follia...,
avrei forse dovuto sedermi ed aspettare questo
uomo che non sarebbe più tornato? Crogiolarmi
sublimando la sua assenza e il suo comportarsi
male? Non sono stata già abbastanza
folle nel mettermi in discussione con una
persona che non è in grado di capire
cosa vuole dalla sua vita a 35 anni? ...c'è
sempre un pò di scena di amore e morte
è una altalena.., domani andrà
senz'altro meglio,
(...) una di queste notti viene a trovarti
la tua felicità, da dove
arriva? Quanto rimane?. Certo che questo concerto,
oltre a farmi ascoltare dal vivo Paolo Conte
mi sta anche aiutando a leggere dentro di
me tutta una serie di situazioni che - forse
- non avevo voglia di affrontare e comprendere,
per cui ne è valsa proprio la pena
venirci.
Al concerto non sono sola, sono con persone
che amo molto, e con le
quali c'è una forte "affinità
elettiva" (per dirla alla maniera di
Goethe); Elio ha la mia età, ci siamo
conosciuti in Facoltà due anni fa,
quando fortissimo era il desiderio di confrontarsi
con le forze di sinistra,
creammo un bel gruppo di compagni e lavorammo
per circa sei mesi,
adesso a distanza di più di un anno,
con molto dispiacere quel gruppo è
scomparso, e con esso sono scomparsi anche
i legami personali che ci univano; io, Elio
e qualche altro compagno, non ci siamo persi,
ci incontriamo quotidianamente, abbiamo spazi
e tempi comuni, molte volte viviamo non due
ma una vita soltanto. Francesco (Cecco per
gli amici) ha le sembianze fisiche di un gigante,
ma è di una dolcezza incredibile. Si
è iscritto a Lettere lo scorso anno,
forse la sua scelta universitaria, è
dipesa dalla mia influenza, dai miei racconti
sulle lezioni, sui programmi, sugli insegnanti
(che non sono delle
divinità irraggiungibili); sono molto
orgogliosa di lui, dell'impegno che
investe nello studio, del coraggio e della
forza con il quale haabbiamo
affrontato la morte di suo padre (che forse
era anche un pò mio padre); da tre
anni desideravamo andare al concerto di Paolo
Conte, ormai era diventato una costante della
nostra vita, quando ho saputo che avrebbe
suonato a Bari, non gli ho nemmeno chiesto
se avesse voglia di venirci, era implicito.
La nostra amicizia è molto particolare,
tra di noi si è instaurata una forte
complicità, tale da considerarci come
fratello e sorella. Le canzoni vanno avanti,
sono quasi tutte quelle nuove, spero canti
"La donna d'inverno", una delle
mie canzoni preferite, che mi ricorda un bellissimo
periodo della mia vita, di quando avevo 19
anni e la vita mi sembrava meravigliosa; molte
volte "facevo niente" in maniera
costruttiva, passeggiavo vicino al mare, guardavo
la luna - per ore - e sentivo di essere parte
integrante dell'Universo, ... ma quante volte
sono lì a guardare rapito ciò
che accade in cielo... (...) se hai fatto
male chi lo sa sinceramente non lo so e poi
ciascuno vive come può e asciuga al
sole la faccia stanca...., il sole è
stato ed è un vero toccasana per la
mia anima, basta una briciola di sole a rischiarare
le mie ombre (potrebbe sembrare una affermazione
superficiale, ma a mio avviso non lo è,
perche il calore che ti regala il sole non
te lo dà nemmeno una termocoperta!)
(...) chi siamo noi e dove andiamo noi? sprofondati
in fondo a una città... molte volte
me lo sono domandato, con poche risposte a
dire il vero, sono una compagna di 24 anni
che desidera, "da grande" fare l'antropologa
e - forse anche la mamma-,
(...) se non avessi questo sogno morirei ...Paolo
Conte manca da Bari dal 1986, come tutta una
serie di artisti, non viene a Bari perchè
mancano le strutture, e i soli che ne sono
penalizzati, sono coloro che amano la musica
o il teatro o la danza; è sempre la
solita storia, si fa poco per riqualificare
la vita al sud, (...)terrone vuole dire fame
vuole dire sonno vuole dire figli vuole dire
paese volato via vuole dire nostalgia... (...)
non ci resta che l'amore... l'illusione di
capire - con l'arte - il vivere o il morire...
per avere la forza di cambiare vita, di partire
e di non tornare più, per inventarci
un lavoro nella nostra terra e non cedere
alle lusinghe false di città senza
sole e senza mare.
Se non avessi questa vita morirei ogni mattina
questo sole non avrei
(...) tutto il mio cielo in questo sonno spenderei
e più ci penso e
più mi accorgo che è così.
"La donna d'inverno" non l'ha cantata,
come non ha cantato un'altra splendida canzone,
"Rebus" con la quale termino di
scriverti.
Cercando
di te/ in un vecchio caffè/ ho visto
uno specchio e dentro ho visto il mare/ e
dentro al mare una piccola barca per me/ per
farmi arrivare a un altro caffè/ con
dentro uno specchio che dentro si vede il
mare / e dentro al mare una piccola barca
pronta per me / ah! che rebus! ma poi questo/
giro
in cerca di te/ è tutto un turistico
ahimè e mi accorgo che chi
affitta le barche/ è anche il padrone
di tutti i caffè/ e paga di quà
e paga di là/ noleggia una barca e
prendi un caffè / ah! è meglio
star qui a guardare i pianeti nuotare davanti
a me/ ah! nell\'oscurità del rebus/
che rebus!.