Brutta cosa, l’apprezzare un disco ma non
riuscire a parlarne bene; ti sembra strano, paradossale.
“Confini”, il debutto degli Alibìa
dopo anni di concorsi vinti in giro per l’Italia,
ha tutto per farsi piacere dagli appassionati
di pop deviato: ci sono due voci sapienti che
creano melodie indelebili (ascoltare il singolo
“L’equilibrio” per credere),
c’è un incrocio di sensualità
e violenza, di fragori chitarristici e gentilezza
gestito con grande capacità (eccezion fatta
per “Realtà artificiale”, inizio
alla Garbage e ritornello con chitarre al limite
del metal); c’è un’elettronica
che si fa spesso struttura portante dei brani
senza mai risultare fine a se stessa; ci sono
parole che cantano di amore, di nevrosi e di sogni
senza mai cadere nel già sentito. Insomma,
un disco che sembra tutto meno che opera di un
gruppo esordiente: gli Alibìa hanno personalità
e doti decisamente superiori.
Cos’è, allora, che mi impedisce
di apprezzarli a fondo?
Per prima cosa, la sensazione paradossale che
il quintetto abbia un’idea precisa della
musica che vuol fare, e nonostante questo dipenda
ancora troppo da un unico modello. Per gran parte
del disco sembra di sentire una versione aggiornata
degli Scisma, i riff di chitarra e gli inserti
di pianoforte che discendono direttamente dai
pezzi più violenti di “Bombardano
Cortina” e di “Rosemary plexiglas”;
a togliersi questa sgradevole sensazione dalla
testa non aiuta nemmeno la voce di Katja Moscato,
davvero simile a quella di Sara Mazo, né
il vedere il nome di Paolo Benvegnù tra
i musicisti impegnati nel disco.
Somiglianze a parte, spesso la teatralità
del canto è troppo poco misurata per farsi
apprezzare davvero: accade nel sfogo rabbioso
di “Alterazioni”, oppure nel dialogo
a due tra schizofrenia e grazia che ascoltiamo
in “Calmo”.
Eccoci qua, dunque. Un bel disco, che non riesco
a gradire per motivi puramente critici. Piuttosto
che elogi incondizionati, preferisco attendere
nuove canzoni: le potenzialità del gruppo
ci sono tutte, e basta ascoltare il trittico centrale
per rendersene conto: “Pagine”, “Lunghissimo
istante”, “Ancora nuda”. Tre
ottime canzoni, punti di partenza per il futuro
di una band che saprà regalarci qualcosa
di grande, a patto di riuscire a staccarsi definitivamente
dai propri modelli.
collegamenti su MusiKàl!
Alibìa - Tra
tutto e niente
Scisma - "The
Last Waltz" Concerto al Flog (FI)
Garbage - beautifulgarbage
Paolo Benvegnù - Suggestionabili
(CDS)
Paolo Benvegnù - Intervista